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BIRRA CONTRO VINO. PER IL NETTARE DI BACCO NIENTE ACCISE MA UNA BRUTTA OCM. L’UNIONE EUROPEA INVECE DICHIARA GUERRA ALLA BEVANDA ALCOLICA PREFERITA NEL NORD EUROPA

Armonizzare tutte le tasse sulle bevande alcoliche, ovviamente al rialzo. E’ più di un’ipotesi, visto che la commissaria Mariann Fischer Boel e la Presidenza finladense convergono sulla proposta. Nel contempo si conferma l’idea di un aiuto all’estirpazione per quattrocentomila ettari vitati. Contro le cattive abitudini alimentari rincari d’imposta e tagli produttivi sono armi davvero efficaci?

09 dicembre 2006 | Mena Aloia

Una ricerca pubblicata sul British Medical Journal evidenzia le differenze fra chi beve birra e chi beve vino in Danimarca. In sintesi, secondo l’Istituto Nazionale della Salute di Copenhagen, chi acquista regolarmente vino mangia più prodotti salutari, frutta, olio, vegetali, formaggi magri, ed in genere consuma meno alcool di chi, invece, compra abitualmente birra. Questi ultimi tenderebbero a nutrirsi di più zucchero, bevande gassate, burro e margarina.
Difficile verificare se questa ricerca fotografi bene la società danese, certo è che il consumo di birra deve preoccupare molto i Paesi del Nord Europa se l’Ue, a Presidenza finlandese, e la commissaria europea all’Agricoltura, Mariann Fischer Boel, danese, hanno dichiarato guerra a questa bevanda.
L’arma con la quale vogliono combattere questa guerra sono le accise. Già esistono delle imposte applicate sulla birra in base ad una direttiva comunitaria del 1993, non uguali, però, in tutti i Paesi dell’Unione.
Ora quello che si vorrebbe fare è di armonizzarle tutte al rialzo.
La direttiva del 1993, in verità, stabiliva una tassa sulla produzione di tutte le bevande alcoliche, il vino però fu salvato perché non gli vennero mai applicate accise, per la birra, invece, le cose andarono in modo diverso.
Fu fissato un limite minimo lasciando agli stati membri la possibilità di ulteriori interventi.
Naturalmente i paesi produttori lasciarono al minimo la tassazione, fra questi la Germania, la Repubblica Ceca, la Spagna e la Lituania, mentre altri, tra cui l’Italia, decisero un rialzo.
Ora che l’Ue vorrebbe armonizzare tutte le accise al rialzo, forte è l’opposizione dei grandi paesi produttori, con a capo la Repubblica Ceca, che non vogliono creare un ulteriore svantaggio alla birra rispetto al vino.
Anche il vino, d’altra parte, potrebbe subire un attacco dannoso se la bozza di riforma dell’Ocm del settore vino venisse approvata così come è stata presentata nei giorni scorsi.
Secondo Mariann Fischer Boel si dovrebbero distruggere il 12% dei 3,4 milioni di ettari coltivati a vigna nei Paesi comunitari.
Certo, nelle intenzioni, l’estirpazione dovrebbe riguardare solo le produzioni di basso livello qualitativo, ma è comunque legittimo preoccuparsi per le migliaia di posti di lavoro messi a rischio.
È guerra, dunque, contro birra e vino, ma più che il loro uso non si dovrebbe ostacolare il loro abuso?
Rincari d’imposta e tagli produttivi sono armi davvero efficaci per combattere delle cattive e dannose abitudini?
Non si rischia, ad esempio, di spostare il consumo dalla birra ad altre bevande alcoliche, qualora il costo di un bicchiere di birra dovesse aumentare troppo improvvisamente?
Intanto in America si può acquistare, per soli 85 dollari, una macchina per fare la birra in casa, in pochi giorni e senza particolari ingredienti. Basta riempire la macchina con dell’acqua, versare il contenuto della miscela inclusa nella confezione, attendere dai 7 ai 10 giorni ed il gioco è fatto.
In Inghilterra hanno anche dato un nome a questo nuovo hobby di produrre in modo casereccio la birra in casa: “homebrewing”.

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