Mondo Enoico
Nella lotta alla peronospora della vite torna prepotentemente il rame
Il controllo della peronospora viticola sta diventando progressivamente più complicato a causa di un clima sempre più umido e piovoso all'inizio dell'estate e di fenomeni di resistenza sempre più accentuati ai fungicidi sistemici. Con il ritorno al rame occorre controllare costi e sostenibilità
20 giugno 2014 | Graziano Alderighi
Dopo un'annata straordinariamente difficile, come il 2013, nel controllo della peronospora viticola le continue piogge di queste settimane stanno facendo tornare l'incubo di una stagione complicata anche quest'anno.
Già nell'estate scorsa, infatti, sono stati osservati fenomeni di resistenza, anche abbastanza accentuati, nei confronti di molti composti e principi attivi sistemici. Osservazioni empiriche che fanno il paio con quanto sperimentato dai ricercatori francesi, che hanno rilevato fallimenti nella gestione fitopatologica tradizionale. Questi fenomeni sono dovuti alla formazione di resistenza, per esempio, a metalaxil e ofurace da parte di Plasmopara viticola. I ceppi più resistenti si starebbero propagando molto velocemente.
Non è quindi un caso se i viticoltori stiano tornando a sistemi di lotta alla peronospora della vite che prevedono un utilizzo più intenso e frequente del rame, per il quale non sono mai stati evidenziati fenomeni di tolleranza o resistenza.
Il ritorno al rame, però, pone problemi non solo in ordine a una maggiorazione dei costi ma anche per quanto riguarda la sostenibilità ambientale. Già l'Ue ha limitato l'uso del rame in agricoltura, anche biologica.
Sono infatti sempre di più gli studi che ne evidenziano l'impatto ambientale. In agricoltura biologica attualmente non ci sono sostituti del rame disponibili e, quindi, è necessario comprendere la profondità del danno che il rame sta infliggendo sulle comunità microbiche del suolo nel lungo termine.
Uno studio tedesco, laddove il consumo di rame per ettaro è molto alto per le condizioni meteo, evidenzia una serie di ricadute negative per l'accumulo del metallo nel terreno. Le frazioni di rame prontamente disponibili e scambiabili erano più alte sui filari che tra i filari.
La quantità totale totale nel terreno variava da 43 mg/kg a 142 mg/kg, ovvero al di sopra dei livelli di guardia fissati dalle autorità tedesche.
Laddove è stata registrata la più alta concentrazione di rame è stato verificato esserci un effetto negativo sul carbonio totale, sull'ergosterolo, così come sulle attività enzimatiche fosfatasi e invertasi.
E' quindi necessario non solo controllare le quantità totali di rame per ettaro ma anche le modalità di trattamento, onde ridurre al minimo il gocciolamento al suolo.
Non solo. Nell'ottica della sostenibilità obbligatoria sarebbe anche utile tenere conto delle recenti esperienze che indicano differenti soglie di tolleranza delle foglie di vite alla peronospora.
E' già stato dimostrato che la solfato laminarina (PS3) induce resistenza nelle foglie contro gli oomiceti della peronospora viticola. Il livello di resistenza indotta PS3 (PS3-IR) è però maggiore nella foglia adulta (in posizione P3) rispetto a quella più giovane, ovvero la foglia non completamente espansa (in posizione P1, situata sopra P3).
Studiando le reazioni di difesa della vite in seguito al trattamento, i ricercatori hanno scoperto che la produzione di acqua ossigenata, di fitoalessine, e la deposizione di composti fenolici sono stati più abbondanti nelle foglie in P3 che in P1, riducendo significativamente la colonizzazione stomatica da zoospore solo nelle foglie P3.
E' quindi stato dimostrato, e occorrerebbe tenerne conto nell'eseguire i trattamenti, che una foglia adulta ha una più alta resistenza indotta rispetto alle foglie giovani.
Leggi anche: Difficile il controllo della peronospora viticola in regime biologico, o forse no
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