Mondo Enoico

Quando la bottiglia ha un'anima, solo allora è davvero un vino artigianale

Accade che il vignaiolo accompagni il prodotto dal campo alla tavola e allora succede una magia. “Noi non siamo l'industria vitivinicola – ci spiega Matilde Poggi, presidente della Federazione italiana dei vignaioli indipendenti – non andiamo incontro alle mode. Il nostro prodotto è un'interpretazione personale, con una forte caratterizzazione territoriale”

13 dicembre 2013 | Alberto Grimelli

Sono centinaia di piccoli vitivinicoltori, dall'alta Val d'Aosta fino alla soleggiata Sicilia. Si tratta di piccole e medie imprese, a conduzione familiare, dove le strategie aziendali spesso si discutono a tavola, tra una pastasciutta e un pezzo di formaggio.
Si definiscono artigiani del vino e hanno persino dato vita a una mostra mercato del vino artigianale che si è chiusa da pochi giorni a Piacenza. Sono gli aderenti alla Federazione italiana vignaioli indipendenti (Fivi), associazione nata in Italia solo nel 2008 ma con le idee ben chiare e tanta voglia di proporre e di proporsi come modello alternativo alla vitivinicoltura industriale. “Sia ben chiaro però – afferma Matilde Poggi, presidente della Fivi – che sul mercato c'è spazio e posto per tutti.”

Ma allora che differenza c'è tra un vino industriale e un vino artigianale?
“Noi non abbiamo strutture aziendali – ci dice Matilde Poggi – non abbiamo direttori commerciali e marketing. Noi ci occupiamo della vigna, della cantina e della commercializzazione. Mi piace dire che siamo imprenditori che ci mettono la faccia e le mani. Ne nascono vini che sono un'interpretazione del produttore, che hanno un loro perchè, una loro storia.”
Questa è filosofia...
“L'acquirente dei nostri vini, infatti, sposa anche la nostra filosofia aziendale. Non siamo parchi di parole quando spieghiamo la nostra azienda, il nostro modo di lavorare, il nostro prodotto. C'è chi comprende e, al di là di prezzo o indicazioni in etichetta, sceglie di acquistarci.”

Una forte personalizzazione aziendale non rischia di affossare brand e azienda, magari a danno del ricambio generazionale?
“Effettivamente si tratta di un rischio che corriamo. Spesso i nostri acquirenti quasi dimenticano il nome dell'azienda o dell'etichetta. La personalizzazione ha vantaggi e svantaggi. Occorre che la nuova generazione segua e sposi la filosofia aziendale fin da piccola, che affianchi, che segua, che coltivi anch'essa i rapporti col consumatore.”
Mi sembra di capire che il rapporto diretto col consumatore sia molto importante per voi
“Fondamentale – spiega Matilde Poggi – è per questo che è nata la mostra mercato dei vini artigianali. Vuole essere una sorta di mercato di borgata, durante il quale si instaura un feeling tra il consumatore e il produttore.”

Parola d'ordine identità, insomma. Ma l'Europa aiuta in questo percorso?
“Purtroppo no. Il mercato comune ha dato regole molto rigide che hanno teso a salvaguardare tutti e hanno portato a una certa omologazione. Si è così creata una forte burocratizzazione con elevati oneri per i piccoli produttori. E' tempo di cominciare a snellire, venendo incontro agli artigiani.”
Un esempio delle vostre richieste a Bruxelles?
“Le vendite di vino ai privati. Di fatto è impossibile spedire vino all'interno dell'Ue, senza un intermediario. Si tratta di un semplice passacarte che si occupa di riempire alcuni moduli relativi alle accise ma spesso ha costi proibitivi, rendendo di fatto impraticabile questo canale di vendita. Abbiamo proposto che nei singoli Stati vengano create della camere di compensazione fiscale. Io potrò quindi pagare l'accisa nel mio Paese e poi ci penseranno i singoli Stati a regolare i conti. Una proposta semplice e facilmente applicabile che però sta incontrando qualche ostacolo nel nord Europa, dove le accise sono più alte.”
In bocca al lupo. Ma mi sembra un controsenso la vendita su internet o per corrispondenza per chi chiede un rapporto diretto col consumatore
“Nient'affatto. Spesso si tratta di persone che ci hanno conosciuto, che sono venuti nei nostri territori per turismo. Hanno visitato la nostra cantina e vogliono mantenere il rapporto anche a distanza, continuando a bere i nostri vini.”

Artigiani del vino. E il territorio dove lo mettiamo?
“Abbiamo un rapporto molto forte col territorio. C'è chi confonde territorio con vitigni autoctoni. Territorio è molto di più. Spesso siamo portabandiera della nostra denominazione. Aziende di riferimento perchè lo viviamo quotidianamente.”

Anche il mondo del vino ha i suoi artigiani. Chi l'avrebbe detto? Quello vitivinicolo è un settore molto specialistico e, a volte autoreferenziale, a partire dal lessico. Non c'è la raccolta dell'uva c'è la vendemmia. Non c'è l'assaggiatore di vino, c'è il sommelier.
Definirsi artigiani del vino, andare oltre la definizione di vitivinicoltori, è un segnale di evidente rottura col passato, con un certo modo di intendere il vino. Basta con Robert Parker e uno stile uguale a sé stesso. Viva la diversità. Viva la viticoltura familiare, protagonista nel 2014.

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