Mondo Enoico

Oltre la peronospora c'è di più. Quanto è stato sottovalutato il mal dell'esca nel 2013?

Tutta l'attenzione in campo, negli ultimi mesi, si è concentrata su oidio e soprattutto su Plasmopara viticola. I segni dell'infezione da mal dell'esca non mancano e si faranno vedere soprattutto nella prossima annata

07 settembre 2013 | Ernesto Vania

Spesso si considera, a torto, che i trattamenti eseguiti contro peronospora e oidio abbiano anche un effetto contro il mal dell'esca della vite.

Si tratta di una semplificazione dovuta al fatto che tutti gli agenti di queste malattie sono funghi ma la loro natura, specie e meccanismo d'azione sono molto diversi.

Il mal dell'esca, poi, ha ulteriori connotati specifici essendo costituita da almeno due patologie che possono susseguirsi o coesistere nella pianta colpita: una tracheomicosi, causata dagli ifomiceti Phaeomoniella chlamydospora e Phaeoacremonium aleophilum, e una carie bianca, causata invece dal basidiomicete Fomitiporia mediterranea.

Vero è che tutte queste patologie fungine hanno però in comune una facilità di diffusione in presenza di determinate condizioni climatiche e meteorologiche favorevoli, come temperature calde, anche se non eccessive e forti tassi di umidità. Praticamente le condizioni che si sono avute per gran parte della primavera e dell'inizio dell'estate in Italia.

Purtroppo in questo periodo tutta l'attenzione dei vignaioli si è concentrata quasi esclusivamente sul salvataggio della produzione dell'anno, messo a rischio dai ripetuti attacchi di Plasmopara viticola già a partire da maggio. Il numero di trattamenti è raddoppiato, in molti casi, rispetto al 2012.

E' passato quindi assolutamente inosservato il problema del mal dell'esca ma, già dai primi di agosto, si nota nei vigneti, specie in quelli più vecchi, una recrudescenza della malattia.

Si tratta di chiari sintomi di come il problema sia stato sottovalutato e non siano state prese misure preventive atte a difendere la pianta dalle condizioni meteo particolarmente favorevoli.

Tra l'altro, nel 2013, i viticoltori avrebbero avuto anche un'arma in più, ovvero un formulato commerciale, che aveva ricevuto l'autorizzazione temporanea fino al 29 maggio a base di Trichoderma asperellum (=harzianum) e Trichoderma gamsii (=viride) ad azione fungicida antagonista per la prevenzione di marciumi radicali e del colletto.

Le potenzialità di questo agrofarmaco (nome commerciale Remedier) erano state presentate il 26 febbraio nel corso di una convegno a Bagno a Ripoli dove sono state illustrati i risultati di prove condotte nell'Emilia Romagna e seguite dal Servizio fitosanitario regionale di Bologna.

Uno strumento ad azione preventiva, oggi l'unica vera strategia di difesa contro il mal dell'esca, con la creazione di una barriera attorno alle radici e/o la colonizzazione delle ferite da potatura.

I sintomi di un'infezione cronica da mal dell'esca

Sulle foglie, fra le nervature principali, compaiono aree di colore più chiaro, dapprima piccole e isolate, poi più grandi e confluenti fino a formare vaste chiazze giallastre che virano al rosso-bruno prima di seccare.

I tralci delle viti ammalate possono presentare un ritardo della lignificazione, per dita di turgore e, più raramente, un lento disseccamento.

Parte delle gemme possono germogliare in ritardo.

Nel legno sano dapprima compaiono venature nere longitudinali (che in sezione trasversale appaiono come punteggiature), isolate o riunite in piccoli gruppi. A queste si accompagna la formazione di legno bruno-rosso o rosato, spesso presente al centro del tronco e lungo il midollo. . Successivamente compare il sintomo più noto, la carie bianca del legno. Il tessuto assume una consistenza spugnosa, friabile e un colore bianco giallastro.

I sintomi di un'infezione acuta da mal dell'esca

I sintomi compaiono improvvisamente nel mezzo dell'estate quando una intera pianta o singole branche avvizziscono completamente: le foglie acquistano un color e meno verde, poi grigiastro e infine, in pochi giorni, si disseccano. Generalmente sono colpite da apoplessia piante che avevano manifestato, nello stesso anno o in anni precedenti, tutti i sintomi della forma cronica.

 

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