Mondo Enoico

Se la vite non è dormiente il freddo siberiano può comprometterne la vitalità

L'ultima grande gelata ricordata è del 1985 dove si raggiunsero anche i -25 gradi. Il freddo non dovrebbe essere tanto estremo quest'anno ma comunque occorre un buon monitoraggio, in particolare al risveglio vegetativo

04 febbraio 2012 | Ernesto Vania

Le temperature gelide di questi giorni possono compromettere la vitalità dei ceppi di vite? E' una domanda a cui non è facile rispondere.

Dal solo punto di vista teorico questa possibilità è esclusa in quanto solo a partire dai -17/18 gradi centigradi i tessuti legnosi possono venire compromessi. Ad eccezione di qualche territorio estremo, laddove di pratica la viticoltura eroica di montagna, certe temperature non dovrebbero essere raggiunte e quindi le viti sarebbero salve.

Vi sono però altri fattori che possono incidere sulla sensibilità delle viti alle basse temperature.

Innanzitutto il fattore varietale.

Il Trebbiano Toscano, il Barbera, il Montepulciano, il Merlot, il Sangiovese, la Malvasia di Candia e l'Albana sono considerate tra i vitigni più suscettibili, al contrario del Cabernet Sauvignon e Franc, del Lambrusco, Pinot Bianco, Riesling Renano e Italico che sono maggiormente tolleranti al freddo tanto da aver resistito nel 1985 a temperature anche fino a -20 gradi.

E' anche noto che alcuni portinnesti abbiano e accentuino la resistenza al freddo anche del nesto. In particolare le viti americane (riparia, belrandieri e rupestris) sono meno suscettibili di quelle europee (sativa e silvestris) anche se la maggior resistenza al freddo è appannaggio della Vitis amurensis, originaria dell'Asia orientale.

La localizzazione ed esposizione del vigneto può accentuare o ridurre i danni.

Si parte, evidentemente dalla regione geografica. Nelle aree viticole del nord la dormienza è, di solito, precoce e determina una maggiore resistenza al freddo rispetto al sud, una differenza quantificabile anche in 5-10 gradi.

Non è solo questione di latitudine però. Un'esposizione a sud, con migliore irraggiamento solare può mantenere la temperatura di qualche grado superiore rispetto a vigneti esposti a nord. Lo stesso vale per la differenza tra collina e pianura. Per il ben noto fenomeno dell'inversione termica, la collina ha il vantaggio di avere una temperatura di qualche grado superiore rispetto alla pianura. Altro fattore che può influire sulla resistenza al freddo, soprattutto delle gemme, è la forma di allevamento della vite. Più vicina a terra sono i tralci e le gemme e maggiore mortalità si avrà. E' stato riscontrato che la differenza di temperatura tra il terreno e i 2 metri di altezza può raggiungere i 5-10 gradi, valori certamente decisivi per la sopravvivenza.

Naturalmente anche il periodo di potatura delle viti può risultare determinante. In zone fredde si tende a ritardare il più possibile la potatura proprio perchè questa, oltre a lasciare delle ferite aperte, può provocare un risveglio anticipato dalla dormienza, rendendo la vite più sensibile al freddo. Ricordiamo inoltre che le viti vecchie o malate, unitamente a quelle più giovani, sono le più sensibili alla disidratazione da gelo. Impianti giovani o molto vecchi andrebbero quindi potati per ultimi.

Ma cosa fare in caso di danno da freddo?

E' prioritario operare, al risveglio vegetativo, una ricognizione, effettuano tagli longitudinali su gemme e tralci per valutarne la vitalità. Gli imbrunimenti dei tessuti sono sintomo di estrema sofferenza. Se il danno è limitato al 15-20 % si può supporre che i grappoli forniti dalle gemme rimaste, recuperino in parte la produzione. Solo nelle zone più colpite, in fase di potatura si può lasciare una carica di gemme maggiore.

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Gasparino Marino

10 febbraio 2012 ore 15:28

E perché le viti non dovrebbero essere dormienti in questo periodo? Non vi sono flussi xilematici che rischiano di congelare e compromettere i vasi conduttori, ma ovviamente i protoplasmi cellulari, nonostante l'abbassamento crioscopico causato dagli "osmoliti", potrebbero essere compromessi e soprattutto le gemme ibernanti, con il loro contenuto embrionale, potrebbero subire qualche danno. Speriamo di no.