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Distillazione di crisi per i vini di Piemonte, Calabria, Lazio, Sardegna, Marche e Puglia

Da una prima stima, ammontano a circa 114 mila ettolitri i volumi di vini a Denominazione di origine e a Indicazione geografica. Per i vini comuni, il quantitativo massimo ipotizzabile si attesta a circa 135 mila ettolitri, in massima parte in Puglia

05 marzo 2011 | C. S.

“Il limitato ricorso delle Regioni alla distillazione di crisi dimostra che il comparto vitivinicolo nazionale gode, nel suo complesso, di buona salute.”
Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan, commenta i dati relativi alle richieste fatte pervenire dalle diverse Regioni per l’avvio della misura della distillazione di crisi (che consiste sostanzialmente nella possibilità per i produttori di distillare le eccedenze di produzione) ultimamente modificata estendendone l’ambito anche ai vini a denominazione di origine e ad indicazione geografica.

“Oltre al Piemonte ed alla Calabria, che avevano caldeggiato l’adozione della misura, hanno comunicato il ricorso alla distillazione di crisi - prosegue Galan - per le produzioni a denominazione di origine e ad indicazione geografica anche il Lazio e la Sardegna, mentre le Marche e la Puglia ne limiteranno l’utilizzo ai soli vini comuni.”

Da una prima stima, ammontano a circa 114.000 Hl i volumi di vini a DO e IG che saranno sottoposti a distillazione di crisi, concentrati per lo più in particolari aree che hanno manifestato una certa sofferenza di mercato. Per i vini comuni, il quantitativo massimo ipotizzabile si attesta a circa 135.000 Hl, in massima parte riferibili alla Regione Puglia.

A fronte di tali quantitativi, la spesa prevista è stimabile intorno ai 7 milioni di euro per i vini a DO e IG e a 2,9 milioni di euro per quelli comuni, per un costo complessivo di gran lunga inferiore al limite massimo utilizzabile pari al 10% dello stanziamento assegnato al Programma nazionale di sostegno del settore vitivinicolo (23.239.000 euro).



Fonte: Pirrotta et al.

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