Legislazione
82,9 MILIONI DI EURO ALL'ITALIA PER LA CREAZIONE DI UNA RETE RURALE NAZIONALE
Lo scorso 20 giugno, il comitato di sviluppo rurale dell’Unione Europea ha votato a favore del progamma italiano con cui si istituisce una “Rete Rurale Nazionale” per il periodo 2007-2013. Una ragnatela di ministeri, enti ed organizzazioni che rischiano di far svanire nel nulla i contributi dell'Ue
23 giugno 2007 | Mena Aloia
Lo scorso 20 giugno, il comitato di sviluppo rurale dell’Unione Europea ha votato a favore del progamma italiano con cui si istituisce una “Rete Rurale Nazionale” per il periodo 2007-2013, secondo quanto previsto dal Regolamento (CE) 1698/05.
Tale Rete Nazionale ha lo scopo di assicurare il necessario collegamento all'analoga struttura istituita a livello comunitario (rete europea), con l'obiettivo di individuare e trasferire buone pratiche, organizzare scambi di esperienze, preparare programmi di formazione e, in linea più generale, conoscere e diffondere i risultati delle nuove politiche di sviluppo rurale.
Si tratta –ha dichiarato il Ministro De Castro- del primo programma in assoluto su tutta l’UE con cui si istituisce la rete rurale.
La creazione della Rete Rurale Nazionale risponde all’esigenza posta a livello comunitario di prevedere strumenti a sostegno della governance ed in generale dell’attuazione delle politiche di sviluppo rurale, al fine di garantire la coerenza interna dei programmi nazionali e la massima sinergia con le altre strategie attuate a livello di Unione Europea.
Per questo anche gli altri 27 membri dell’Ue dovranno dotarsi di una loro rete rurale nazionale che riunisce le organizzazioni e amministrazioni impegnate nello sviluppo rurale, così come prevede, peraltro, l’articolo 68 (1) del regolamento (CE) 1698/05.
La dotazione finanziaria concessa all’Italia ammonta a 82,9 milioni di euro, di cui il 50% a carico dell’Ue e per l’altra metà a carico del governo italiano.
Come si legge nelle 115 dello schema di programma presentato dall’Italia, la Rete stabilirà rapporti di collaborazione con tutti quei soggetti che, a vario titolo e con funzioni diverse, operano nel campo dello sviluppo rurale con finalità di carattere generale (Organizzazioni professionali; Associazioni dei GAL, rete dei CARREFOUR, rete ecologica nazionale, Associazioni ambientaliste, Associazioni no-profit, Associazioni dei parchi e riserve naturali, Organizzazioni degli enti locali, ecc.).
Tra le Amministrazioni nazionali, ferma rimanendo la responsabilità del MiPAAF in quanto autorità di gestione e beneficiario finale del Programma, sarà previsto il coinvolgimento del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio.
Proseguendo nella lettura dell’architettura della RRN risulta difficile capire chi realmente farà da cabina di regia, qual’ è sarà il ruolo dell’Unità Nazionale di Animazione (questa sconosciuta), quale il ruolo delle postazioni regionali e quali saranno nel concreto le attività che i diversi soggetti interessati dovranno svolgere.
Tutto ciò risulta particolarmente complesso non perché non sia stato formalizzato correttamente, ma perché l’impressione che si ha è di una grande e complessa ragnatela nella quale difficilmente ci si potrà muovere agevolmente.
Il solito vecchio problema dell’eccessiva burocrazia.
Ed ecco, allora, come improvvisamente quei 82,9 milioni di euro che sembravano tanti, iniziano ad apparire poca cosa se si pensa a tutti i soggetti legittimati dalla legge alla loro gestione.
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