Legislazione
Made in Italy, questo sconosciuto, almeno alla legge e giurisprudenza italiana
La Divisione Sicurezza Agroambientale e Agroalimentare del Corpo Forestale dello Stato ha un nuovo comandante. In esclusiva per Teatro Naturale le linee d'azione del Colonnello Amedeo De Franceschi. Più controlli in arrivo? Sarà ancora “guerra” con la Repressione Frodi?
04 luglio 2014 | Alberto Grimelli
Il settore agricolo e agroalimentare vive col fiato sospeso, tra una notizia di sequestri, con conseguente scandalo mediatico, e la promessa di semplificazioni nel decreto Campolibero.
Il settore agricolo e agroalimentare è anche disorientato. I controlli sono sufficienti, come sembra emergere dalle dichiarazioni di autorevoli esponenti politici, oppure ci dobbiamo attendere un inasprimento di verifiche e sanzioni, chiesti a gran voce dopo ogni sequestro dagli stessi politici?
Una gran confusione.
Cerchiamo di chiarirci le idee almeno con chi opera sul campo, esegue i controlli e i sequestri, intervistando in esclusiva il neo Comandante della Divisione Sicurezza Agroambientale e Agroalimentare del Corpo Forestale dello Stato, Colonnello Amedeo De Franceschi.
- il suo insediamento come comandante della Divisione Sicurezza Agroambientale e Agroalimentare del Corpo Forestale dello Stato (NAF) è avvenuto a pochi giorni dal gossip su un presunto accorpamento del Corpo con altra forza di polizia. Come ha vissuto la vicenda?
Con molta tranquillità. Che si sia trattato di un'ipotesi reale o solo di una fantasiosa ricostruzione giornalistica, credo che il Corpo Forestale ne sia uscito rafforzato. Personalmente ne ho tratto ulteriori stimoli per rilanciare le ambizioni della Divisione che mi onoro di dirigere.
- il NAF però è stato più volte al centro di polemiche negli ultimi anni, reo di eccessivo protagonismo...
Abbiamo operato a 360 gradi in campo agricolo e soprattutto sul settore agroalimentare. Abbiamo attenzionato alcuni comparti, come quello dell'olio di oliva e ne sono particolarmente orgoglioso. Ricordo che fu il Corpo Forestale dello Stato a porre, per primo nell'ambito degli organi di controllo e polizia, la questione del deodorato che ha portato al tracollo dell'olivicoltura italiana. Questo per me non è protagonismo ma spirito di servizio. Credo che questo attivismo abbia fatto bene a tutto il Ministero delle politiche agricole.
- quindi nulla cambierà? Continuerà a essere “guerra” con la Repressione frodi (ICQRF)?
Non ho detto questo, anzi le aggiungo che stiamo lavorando proprio con l'ICQRF per arrivare a un'efficace sinergia, nel pieno rispetto dei ruoli, proprio nel settore dei controlli a partire ad esempio dal settore oleario dove l’ultimo regolamento 299 del 2013 impone ad ogni stato membro 1 controllo per ogni 1000 tonnellate di olio commercializzato
- questo è politichese?
Nient'affatto. Gli agricoltori e gli operatori agroalimentari sono stufi, e posso capirli, della duplicazione di verifiche e controlli. Si sentono vessati. Tutto questo per la semplice mancanza di coordinamento. Dal 2003 esiste un Comitato tecnico che dovrebbe proprio coordinare gli organi di controllo e le forze di polizia che operano nel settore. Si è riunito poche volte, per operazioni straordinarie, e ha funzionato bene. L'eccezione deve diventare la regola, con una guida politica forte.
- il decreto Campolibero istituisce già il registro dei controlli, venendo incontro alle richieste degli operatori. Perchè anche un Comitato?
Le rispondo con una domanda. I controlli sono sufficienti in Italia?
- comunicati stampa e dichiarazioni dicono di sì, ma aumentano i sequestri...
Questo è il tema. Il sistema funziona bene per quanto riguarda la sicurezza alimentare e la tutela della salute pubblica ma non posso purtroppo dire altrettanto della contraffazione, che ha ormai raggiunto livelli drammatici. In questo campo un coordinamento diventa indispensabile, anche per un efficace contrasto alla criminalità internazionale.
- in tema di contraffazione e frodi ci sono molti sequestri ma non altrettante condanne. E' inadeguato il quadro giuridico, la competenza delle forze di polizia o la sensibilità dei magistrati?
Sarebbe bello poter dire che le colpe stanno tutte da una parte. Vi è una serie di concause. Le faccio un esempio. In Emilia Romagna sequestrammo una grande partita di caffè, proveniente dalla Colombia, e venduto come colombiano, ma privo di qualsiasi certificazione. Il giudice revocò il provvedimento di sequestro poiché rilevò che, pur in assenza di certificazione, l'azienda aveva detto il vero. E se quel caffè fosse di provenienza diversa e avesse solo transitato dalla Colombia? La materia è molto complessa e la normativa, specie in campo penale, è carente. E' carente anche la giurisprudenza. E' anche per questo che il nostro paese è sotto procedura di infrazione a Bruxelles per il Made in Italy.
- una nuova procedura di infrazione?
Dobbiamo chiarire cos'è Made in Italy una volta per tutte ma oggi lo stabilisce, di volta in volta, la magistratura. Abbiamo ottenuto una condanna con decreto penale a Frosinone per dei prosciutti importati ma etichettati come Made in Italy. La Commissione europea ha chiesto di vederci chiaro, acquisendo la relativa documentazione. Così non si può andare avanti. Occorre un piano organico che permetta di definire in maniera inequivocabile cos'è realmente Made in Italy, dando ai controllori e alle forze di polizia gli strumenti per poter contrastare i malfattori. Nel settore oleario sono stati fatti grandi passi in avanti.
- l'olio extra vergine d'oliva. Un prodotto a lei caro, ma un comparto dove le truffe ci sono...
Sono stati inseriti molti anticorpi. Col registro telematico Sian è stato istituito un principio di chiarezza e trasparenza della filiera. Le legge Mongiello ci ha permesso di utilizzare lo strumento delle intercettazioni telefoniche. Sono state sperimentate sinergie importanti, tra l'Agenzia delle Dogane e il Corpo Forestale, per esempio. Grazie a questa sinergia è stato dato impulso al nuovo metodo degli isotopi per stabilire l'origine dell'olio. Stanno anche nascendo magistrati, come il pubblico ministero Aldo Natalini, che ha alta sensibilità e competenza in materia.
- i tempi rischiano di essere troppo lunghi. I tempi della pubblica amministrazione e quelli dell'economia non sempre vanno d'accordo...
Nessuno ha la bacchetta magica ma se vogliamo far presto esiste una sola parola d'ordine: coordinamento.
- che si tradurrà in più burocrazia e più controlli
Controlli là dove servono. E' inutile controllare a ripetizione la stessa azienda, facendosi magari sfuggire container o cisterne. Semplificare adempimenti e burocrazie è doveroso, ma garantendo la legalità. Il registro Sian per l'olio d'oliva serve soprattutto alle aziende oneste contro quelle che fanno loro concorrenza sleale truffando e falsificando.
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