L'arca olearia
Frantoiani, duemila anni di storia e non sentirli
Figura antica nel panorama professionale e artigianale del bacino del Mediterraneo ora è tempo di innovazione e cambiamento. Lo shock più grande resta ancora il passaggio dal sistema tradizionale al continuo
18 settembre 2010 | Alberto Grimelli
Come è cambiata e come sta cambiando la figura del frantoiano?
La domanda è solo apparentemente banale perchè ha in sé anche il senso del cambiamento o dell'immobilismo dell'intero comparto oleario.
L'occasione per incontrare un folto gruppo di frantoiani è stata la giornata seminariale che Alfa Laval annualmente organizza per i clienti. Un momento di formazione e di confronto, in cui si percepiscono e si misurano le necessità dei vecchi e dei nuovi frantoiani.
Gli impianti sono cambiati e cambiano di continuo ma lo shock più grande, per i vecchi frantoiani, resta il passaggio dal sistema tradizionale a quello continuo, come ci ricorda Alessandro Tognoni (MS), âdopo più di quarant'anni di macine e presse il passaggio al decanter è qualcosa che può intimorire ma è stato un passo obbligato, frutto della necessità â. A confermarlo anche Ciccolini Rosato (VT) che conferma che âancora occorre spiegare a qualche vecchio agricoltore come l'olio si possa ottenere per centrifugazione e non solo per pressione.â
Minor comun denominatore del cambiamento il miglioramento della qualità e l'aumento della capacità produttiva.
Ma vi è qualcosa che accomuna, oltre a una sana passione, i frantoiani storici e quelli che iniziano l'attività per la prima volta? Tutti pensano alla qualità , come esigenza imprescindibile del mercato e tutti ormai sono convinti che la semplice trasformazione non sia più sufficiente a garantire una reddittività d'impresa adeguata.
Guerrino Renzi (RM), dopo anni di attività in banca, inizierà a fare il frantoiani da questa campagna olearia, con la collaborazione del figlio, ma ha già le idee chiare. âMontegridolfi è circondato da olivi, guardiamo alla nostra storia ma anche al turismo. Non abbiamo artigianato, quello che possiamo offrire di tipico è il Sangiovese e l'olio extra vergine d'oliva.â
Ma cosa spinge a ingenti investimenti, in un momento congiunturale difficile e con i prezzi dell'extra vergine ai minimi storici? La risposta più inusuale, anche se molto sensata, viene da Giuseppe Brunetti (CE) âoccorre restituire patrimonialità alle imprese, occorre tornare a investire in agricoltura e innovare. Oggi l'agricoltura europea non può competere con quella di altri paesi per via dei differenti costi della manodopera ma quando la ricchezza in quelle nazioni crescerà e si ristabilirà una competizione più equilibrata solo se avremo proiettato il settore rurale nel futuro potremo avere qualche chance.â
Il profilo del frantoiano è cambiato molto dal passato, sia per l'ingresso di forze fresche e nuove nella categoria, sia per l'evoluzione e il ricambio generazionale che ha favorito un nuovo approccio.
âOggi per fare il frantoiano â ricorda Cioccolini Rosato â occorre sapere di chimica, avere nozioni di assaggio e degustazione ma soprattutto una propensione al commerciale. L'attività molitoria, da sola, non è più remonerativa. Il frantoiano deve lavorare tutto l'anno se vuole ricavare reddito dalla propria attività . Durante la campagna alle macchine e il resto dell'anno nella vendita dell'olio prodotto e/o conferito.â
âSpesso è proprio il frantoiano oggi â spiega Alessandro Tognoni â a dover far da tramite tra innovazione, olivicoltori e consumatori. Questo significa dedicare tempo ed energie all'aggiornamento professionale ma anche al dialogo con i clienti.â
Tutti convinti, infine, che l'innovazione e l'automazione siano il futuro sia per il miglioramento della qualità , per perseguire le esigenze della clientela e del mercato ma anche per prevenire errori perchè per rovinare il lavoro di un anno in campagna è sufficiente una disattenzione durante la trasformazione.
Come non esiste una sola olivicoltura in Italia oggi non esiste neanche più un solo tipo di frantoiano.
La suddivisione tra chi lavora conto proprio e conto terzi è anch'essa più sfumata di quanto parrebbe in quanto anche chi compra un piccolo impianto aziendale, poi, si trova a lavorare per i vicini.
Dimensioni diverse, problemi diversi e culture diverse.
La categoria dei frantoiani non sta a guardare il tempo scorrere anche se i contorni e i limiti di questa professione artigiana si fanno sempre più sfumati e meno precisi, in divenire.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Effetti della temperatura sullo sviluppo e la sopravvivenza della margaronia dell’olivo
Ecco gli strumenti essenziali per prevedere le dinamiche di popolazione della margaronia dell'olivo e pianificare strategie di difesa sostenibile in un contesto di cambiamento climatico: soglia termica inferiore di 7,1 gradi e costante termica di 583 gradi giorno
26 maggio 2026 | 14:00
L'arca olearia
L’olivicoltura spagnola e il punto ottimale della produzione: tra 1,2 e 1,4 milioni di tonnellate
Uno studio di Juan Vilar sull’olivicoltura spagnola individua un intervallo produttivo in cui si massimizza la redditività del settore. Al di sotto si perde scala, al di sopra crollano i prezzi: il valore ottimale si collocherebbe tra 1,2 e 1,4 milioni di tonnellate di olio d’oliva per campagna
26 maggio 2026 | 13:35
L'arca olearia
L'importanza dell'impollinazione incrociata e del boro nella coltivazione dell'olivo
L'olivo è una coltura parzialmente autoincompatibile, il che significa che per ottenere produzioni soddisfacenti è spesso necessaria l'impollinazione incrociata. Anche l'applicazione fogliare di boro può migliorare significativamente la resa e la qualità delle olive
26 maggio 2026 | 13:00
L'arca olearia
Come intervenire per migliorare la resa: ecco come l'olivo sceglie tra olio e flavonoidi
Una mappa senza interruzioni del DNA della cultivar Leccino mostra come la pianta decide se produrre acidi grassi o molecole antiossidanti. La scoperta apre nuove prospettive per la selezione di varietà ad alta resa oleicola e per pratiche agronomiche mirate
25 maggio 2026 | 15:00
L'arca olearia
Le foglie di olivo come attivatori della fertilità del suolo
La decomposizione delle foglie di olivo nel terreno attiva specifiche comunità microbiche in grado di trasformare l’azoto e il carbonio. Nel ciclo del carbonio si osserva una successione microbica: dopo un anno, i batteri cellulolitici lasciano il posto ai funghi, favorendo la degradazione dei polimeri complessi
25 maggio 2026 | 13:00
L'arca olearia
Ecco come l'inerbimento dell'olivo rigenera la fertilità del suolo in aree aride
Un confronto a lungo termine tra oliveto con e senza inerbimento rivela che l’introduzione di colture di copertura ripristina la fertilità azotata, migliora la sostanza organica e l’attività enzimatica del suolo, invertendo il declino osservato nelle monocolture
24 maggio 2026 | 11:00