L'arca olearia

Contro la mosca delle olive. Dalla prevenzione alla cura

E’ possibile affamare le giovani larve ma anche tollerare un attacco, magari tardivo, fino a un grado di infestazione tra il 10 e il 20% ma a determinate condizioni

05 giugno 2010 | Alberto Grimelli

La mosca delle olive rappresenta un problema particolarmente sentito per gli olivicoltori, tanto più con i cambiamenti climatici in atto che rendono meno prevedibile i picchi generazionali e gli attacchi.
Sempre più frequenti sono infatti le infestazioni precoci, a inizio luglio, e quelle tardive, a fine novembre.

Per fornire suggerimenti e nuove strategie di contrasto ai danni da mosca delle olive, il progetto Sidio dell’Arsia Toscana, i cui risultati sono stati presentati nel corso di Medoliva ad Arezzo.

E’ purtroppo confermato, ma vi erano pochi dubbi al riguardo, che l’infestazione dacica influisce sulle caratteristiche chimiche dell’olio, prime tra tutte acidità e numero di perossidi.
Le sperimentazioni condotte nel corso di tre anni dall’Università di Pisa hanno però evidenziato che laddove la trasformazione delle olive avvenga entro le 24 ore dalla raccolta sono tollerabili livelli d’infestazioni tra il 10 e il 20%. L’olio così ottenuto, tuttavia, è più sensibile all’ossidazione e la sua conservazione deve essere ottimale.
A una temperatura costante di 14 gradi e al buio acidità e perossidi riescono a mantenersi stabili e bassi (anche 0,2% acidità e 6 di perossidi) per 6 mesi, ovvero di poco superiori a quelli misurati alla raccolta. Tuttavia se alziamo la temperatura di conservazione fino a condizioni di “casa” (23 gradi) ancorché al buio, si ha un innalzamento significativo del numero di perossidi. Nel caso di conservazione a temperatura di 23 gradi ed esposto alla luce il numero di perossidi si eleva rapidamente fino al superamento, nel giro di pochi giorni, del numero di perossidi richiesto per la categoria dell’extra vergine.
In assenza, o comunque, con fattori ossidativi (luce e calore) assai limitati, l’olio ottenuto da olive infestate riesce a mantenere caratteristiche qualitative elevate a lungo, ma, in presenza di stress ossidativi l’olio tenderà rapidamente a degradare.

Prevenire è dunque meglio che curare. Ma come prevenire senza utilizzare presidi fitosanitari pericolosi?

Un’alternativa potrebbe essere l’uso di antibatterici e sebbene sia proibito utilizzare antibiotici in agricoltura, altri prodotti hanno un effetto antibatterico e possono essere usati in campo: rame e propoli.
Come dimostrato dall’Università di Firenze, Bactrocera oleae vive in simbiosi con numerose categorie di batteri che sono determinanti allo sviluppo delle giovani larve, specie nelle prime fasi di sviluppo dell’oliva.
Abbattendo significativamente la carica batterica che vive in simbiosi con la mosca si ha l’effetto di affamarla, ovvero di renderla incapace di nutrirsi efficacemente.
La sperimentazione ha messo a confronto l’efficacia di tre formulati commerciali: pasta caffaro , poltiglia caffaro e propoli serbios. I risultati hanno mostrato un buon effetto di inibizione dell’ovodeposizione della pasta caffaro che ha limitato le olive colpite al 16%, contro il 20% della propoli, il 36% della poltiglia e il 41% del testimone non trattato. La poltiglia si è invece dimostrato il formulato più efficace nell’azione omicida, con una mortalità delle uova di mosca delle olive del 59%, contro il 45% della propoli, il 41% della pasta caffaro e il 21% del testimone non trattato. Sulle larve il prodotto che ha dimostrato la maggiore efficacia è stata la pasta caffaro (71% di mortalità) contro il 43% del testimone. L’azione dei prodotti antibatterici è quindi di due tipi: riduce l’ovodeposizione da parte delle femmine di Bactrocera oleae ed, eliminando il batterio simbionte, aumenta la mortalità embrionale e larvale.

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