L'arca olearia
La sacralità degli olivi secolari
Raccontano il tempo e danno valore aggiunto al nostro territorio, il vero e solo patrimonio da salvaguardare e spendere se si vuole assicurare un domani alle nuove generazioni. A Portocannone, nel Molise, i “patriarchi” di oltre 700 anni nel racconto di Pasquale Di Lena
29 maggio 2010 | Pasquale Di Lena

Anche una pianta verdeggiante è vita, come il pesce nellâacqua, lâuccello nellâaria o lâanimale che vive nella steppa o nella foresta, o, come lâuomo che anima le campagne e le città . E lo è tanto più quando essa è in grado di accumulare anni e anni, per molte anche secoli e, per alcune, addirittura millenni.
Pensiamo alla maestosità di una quercia secolare o al fascino di un olivo che ha nel tronco i segni del tempo, come rughe che solcano il volto di un anziano e danno ai suoi occhi una luce particolare, quella che riesce a illuminare il passato e a raccontarlo con la saggezza acquisita dallâesperienza.
Basta andare in giro nel Molise per gli oliveti di Larino o di Colletorto, di Venafro o di Rotello per incontrare quelli che a noi piace chiamare âi grandi vecchiâ, ma per capire il miracolo del tempo e la forza della pianta sacra agli dei, simbolo di pace e di vita, bisogna andare, come ha fatto, anni fa, il Prof. Giuseppe Battista, che li ha salvati dalla stupidità degli uomini, e di recente, Pasquale Gianquitto, che li ha fotografati e posti alla nostra attenzione, a Portocannone.
Proprio mentre raccoglievamo le notizie, che ci davano i nostri amici sopra citati, e raccontavamo questi âgrandi vecchiâ, scrivendo articoli, riportati da Teatro Naturale, e il libro âLà dove la terra donaâ, presentato a Trieste, in occasione della manifestazione fieristica âOlio capitaleâ, ci è giunta la notizia che nel Comune di Campomarino le ruspe stavano distruggendo decine di querce e olivi secolari.
Quando siamo giunti lo scempio era già stato perpetrato senza nessun grido di dolore o di vergogna da parte del sindaco di una âCittà del Vinoâ e degli attuali amministratori.
Vogliamo credere che il sindaco, e, con lui, quanti hanno fatto passare lo scempio come un fatto normale, si sia reso conto della gravità di quanto accaduto e che la mancata risposta ad una lettera aperta, è da attribuire a un naturale, quanto mai sperato, senso di colpa che prova.
Perché sarebbe davvero strano che si sentisse anche offeso dal richiamo fatto.
Grazie al nostro articolo prima citato ed alla iniziativa di una associazione culturale, Larino viva, oggi, il âgrande vecchioâ, il padre degli olivi di Portocannone, lâolivo che ha oltre 700 anni, è diventato méta di visite da parte di scolaresche e di gente curiosa di vedere questo gigante della natura, che onora gli olivicoltori di Portocannone, di origine albanese come quelli di Campomarino.
Quando i loro progenitori, profughi, sono arrivati in questi luoghi, i âgrandi vecchiâ di cui parliamo già câerano.
Li hanno trovati pieni di secoli e di saggezza, pronti a riceverli ed a assicurare loro il prodotto più caro agli uomini del Mediterraneo, lâolio, del quale conoscevano sicuramente la bontà e lâuso. Non solo alimento, ma luce, bellezza, rito e altro ancora, con la pianta sempreverde a rendere meno pesante la nostalgia e a dare un senso alla loro identità con il territorio appena trovato, speranza di continuare a vivere anche lontani dalla propria terra di origine dalla quale erano stati costretti a scappare.
Sta qui, nella passione di questa gente e nella loro riconoscenza, la ragione di trovare a Portocannone, non lontano dagli antichi tratturi, ancora olivi secolari.
Centinaia di anni che la cultura del consumismo e quella della cementificazione - ormai dentro ognuno di noi - lâaltro giorno, a Campomarino, in un attimo, sono spariti decine di esemplari di olivi e querce secolari, travolti da una ruspa chiamata per uno sbancamento e la costruzione di nuovi palazzi.
Per bloccare lâeliminazione dei rimanenti âpatriarchiâ a Campomarino, come a Portocannone, nel Molise, non possiamo fare altro che rinnovare, perché lo scempio non si ripeta, il nostro appello alle autorità predisposte alla salvaguardia di un patrimonio storico-culturale, paesaggistico-ambientale; informare i cittadini; coinvolgere le Città dellâOlio e le associazioni ambientali e culturali.
Servono, però, nel Molise, come in tutte le regioni olivicole del nostro Paese, iniziative mirate alla salvaguardia di questo patrimonio ed alla sua promozione, ben sapendo che, da esso e dal territorio, dipende il domani stesso della nostra olivicoltura e dellâagricoltura più in generale, dei territori più vocati alla qualità dellâolio e dellâambiente ed alla bellezza paesaggistica.
Territori che, giorno dopo giorno, sempre più, si stanno regalando, qui nel Molise e in tutto il Sud, a speculatori di turbogas, pale eoliche, campi solari, biomasse e centrali nucleari, senza ricevere nulla in cambio.
Bisogna non lasciare spazio a questi speculatori, capaci solo di rubare il vero e unico patrimonio che abbiamo, il territorio, per ricevere in cambio cemento, offese allâambiente, al paesaggio ed alla nostra identità .
Torna alla memoria il tempo, non lontano, in cui hanno portato via i nostri padri ed hanno utilizzato le loro braccia e la loro intelligenza a sostegno dello sviluppo delle Regioni del triangolo industriale e dei paesi del nord Europa e delle Americhe.
Oggi, i nuovi padroni, con la schiera dei servi al seguito, vengono con i soldi, regalati dal pubblico, per portarsi via anche, con i nostri giovani, la terra, il solo bene che ci resta, e lo fanno con la complicità di una classe dirigente troppo interessata, con amministratori che, quasi sempre, hanno gli occhi chiusi per non vedere e le orecchie tappate per non sentire.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Cattura massale e monitoraggio della mosca dell’olivo: la differenza tra i diversi modelli di trappole
Un’indagine in tre oliveti in una regione arida ha valutato l’efficacia di diverse trappole e attrattivi nel controllo di Bactrocera oleae, confermando il potenziale della cattura massale come strategia sostenibile contro uno dei fitofagi più dannosi per l’olivicoltura mondiale
14 maggio 2026 | 16:00
L'arca olearia
Gli effetti del cambiamento climatico sui tratti biochimici e fisiologici dell’olivo
Gli effetti dello stress termico e idrico sulla fisiologia e sulla biochimica dell’olivo: le alterazioni della fotosintesi, della riproduzione floreale, della composizione dei frutti e della qualità dell’olio
14 maggio 2026 | 12:30
L'arca olearia
Sviluppo e ottimizzazione di metodi off-line per l’analisi di MOSH e MOAH nell’olio d’oliva
Un confronto tra tre metodi analitici off-line per la determinazione di MOSH e MOAH nell’olio d’oliva. Occorre una procedura semplice, rapida e compatibile con le dotazioni strumentali di un laboratorio di routine, in vista di una futura regolamentazione in ambito UE
14 maggio 2026 | 09:00
L'arca olearia
Un nuovo atomizzatore per l'oliveto che riduce deriva e consumi energetici
Secondo i risultati delle prove in campo effettuate dai ricercatori delle Scuole Politecniche Superiori di Jaén e Linares, il dispositivo è in grado di diminuire la deriva del 65% e la deposizione del prodotto sul terreno del 70%
13 maggio 2026 | 16:00
L'arca olearia
Amaro e sano: l’olio extravergine ad alto contenuto di polifenoli tra qualità nutrizionale e gradimento del consumatore
L’olio extravergine di oliva ricco di polifenoli è un alleato della salute, ma il suo gusto amaro e piccante può ridurre l’accettazione da parte dei consumatori. Ecco come attributi sensoriali come fruttato, dolce e amaro influenzano le preferenze, evidenziando differenze di genere
13 maggio 2026 | 13:00
L'arca olearia
Monitoraggio della tignola dell’olivo: picchi di popolazione e strategie di difesa integrata
Monitorate le fluttuazioni di Prays oleae, la tignola dell’olivo: il picco massimo di popolazione si verifica nella terza settimana di settembre, mentre le precipitazioni abbondanti e i trattamenti insetticidi riducono drasticamente la presenza dell’insetto
13 maggio 2026 | 12:00