L'arca olearia

Raccolta in continuo delle olive, prove in campo tra Toscana e Umbria

Abbattere i costi di produzione con macchine scavallatrici ma utilizzando cultivar autoctone. Non solo superintensivo: trend e tendenze anche sull’evoluzione delle tradizionali macchine di raccolta, dagli agevolatori ai vibratori

28 novembre 2009 | Alberto Grimelli

Settimane di prove in campo tra la fine di ottobre e i primi di dicembre fra Toscana e Umbria.

A Riotorto (LI) si è tenuta la prima giornata di raccolta in continuo nell’oliveto sperimentale ad alta densità ospitato dall’azienda agricola San Frediano, 1,5 ettari, contro i 40 destinati a olivicoltura dell’impresa che produce olio di alta qualità.
Il progetto di ricerca coordinato dall’Università degli Studi di Pisa, in collaborazione con alcuni sponsor privati (Azienda agricola San Frediano, Haifa Chemicals, Netafim, Società Pesciatina Orticultura e Terre dell’Etruria).cerca di fornire indicazioni sulla possibilità di produrre olio extra vergine d’oliva toscano con un modello colturale superintensivo.



Giovedì 12 novembre la prova sperimentale, condotta con macchina scavallatrice Pellenc, ha mostrato le elevate potenzialità di questo sistema colturale che permette di ridurre drasticamente i costi di raccolta delle olive. Basti pensare che è possibile raccogliere un ettaro di oliveto in poche ore. Pochissime le olive che sono restate sulle piante dopo la prova, sinonimo di elevata efficienza di questo sistema. Poco rilevanti anche i danni subiti dalle piante, limitati a qualche sola sbucciatura, “curabile” con un trattamento rameico dopo il passaggio della macchina scavallatrice. Ancora ben lungi dal poter consigliare tale sistema colturale, è infatti necessario comprendere la sostenibilità del modello nel lungo periodo, dalla prova sono emerse le prime utili indicazioni e qualche speranza di poter utilizzare alcune cultivar toscane anche nel superintensivo. Il test si è svolto con la sola partecipazione di alcuni specialisti e i partner del progetto ma, per i prossimi anni, sono già in programma prove aperte al pubblico affinché anche tecnici e olivicoltori possano vedere e valutare sul campo macchinari e metodo colturale.

Pochi giorni prima, il 30 ottobre, presso l’azienda agraria della Fondazione per l’Istruzione Agraria in Perugia è stato condotto analogo test in un oliveto superintensivo di 3 anni, con 1600 piante/ha, utilizzando però una scavallatrice New Holland.
Gli olivi a tre anni dall’impianto hanno espresso un differente accrescimento, da quello più elevato del Frantoio a quello medio di Leccino, Moraiolo e Maurino, a quello ridotto di Arbequina. Tutte le varietà sono già in produzione, ma la maggiore efficienza produttiva è stata mostrata da Arbequina, Maurino e Leccino, seguite dal Moraiolo e dal Frantoio.
Le varietà hanno presentato un diverso comportamento vegetato-produttivo in relazione alla distribuzione della produzione nelle diverse zone della chioma. Con la potatura è necessario mantenere la vegetazione al di sopra dei 50 cm dal suolo, al fine di garantire una buona rimozione ed intercettazione dei frutti da parte della vendemmiatrice. La New Holland ha operato in maniera molto soddisfacente con rese elevate di raccolta e con l’assenza di perdite di prodotto a terra. La velocità di avanzamento è stata di circa 1,5 km/ora senza il verificarsi di particolari difficoltà.

Ricordiamo tuttavi che le incognite relativamente alla gestione di impianti superintensivi in età adulta. Un impianto ad alta densità, rispetto a uno tradizionale, richiede però molta più competenza e perizia, in quanto la corretta gestione dell’irrigazione, della potatura e della difesa fitosanitaria risultano indispensabili. Il microclima che si crea all’interno dell’oliveto è infatti molto più umido, così favorendo infezioni fungine e batteriche. Il contenimento della chioma delle piante diventa strategico perché le macchine scavallatrici possano operare. Fornire apporti idrici adeguati è fondamentale per garantire la minore competizione possibile fra gli apparati radicali delle piante, a scapito della produttività.

Non solo vendemmiatrici
La quarta giornata nazionale sulla raccolta meccanizzata delle olive, organizzata presso l’ azienda agraria F.lli Palombaro a Magione (PG), ha fornito molte utili indicazioni circa lo sviluppo delle macchine raccoglitrici.
La Manifestazione, organizzata dall’ARUSIA dell’Umbria, dal Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università di Perugia e dal Gruppo Sole 24 ore Business Media, con il patrocinio della Società di Ortoflorofrutticoltura Italiana (SOI), dell’Accademia Nazionale dell’Olivo e dell’Olio e della Camera di Commercio di Perugia e il contributo dell’Unioncamere Umbria, dell’AlfaLaval, della Pieralisi e della Comunità Montana Monti del Trasimeno e Medio Tevere si è tenuta il 30 ottobre.

Le macchine che hanno partecipato alle prove in campo appartengono alla categoria degli agevolatori (elettrici, pneumatici e con motori endotermici) e alla categoria dei vibratori di tronco.



Nella prima categoria le novità riguardano l’adozione di sistemi sferzanti o vibranti di differente
conformazione, dai pettini a dispositivi con assicelle, dotati di movimenti ruotanti o alternativi, ad aste con movimenti laterali od elicoidali. In particolare, sono stati migliorati i dispositivi di movimento degli organi abbacchiatori, impiegando materiali leggeri e resistenti. Le peculiarità presentate dalle diverse macchine subordinano la scelta delle stesse alla densità e alla regolarità della chioma. Altre interessanti innovazioni sono l’introduzione di sistemi elettronici di controllo della potenza e delle vibrazioni in relazione alla resistenza incontrata nella chioma, l’alleggerimento delle apparecchiature e la distribuzione ergonomica dei pesi in modo da ridurre l’affaticamento degli operatori e le soluzioni per ridurre i danni ai frutti e alla pianta. Le Ditte costruttrici garantiscono lunghe garanzie di funzionamento e per le macchine dotate di batterie portatili di una sufficiente autonomia di lavoro.



Nel settore dei vibratori di tronco le proposte riguardano l’ottimizzazione della vibrazione; in
particolare, vi è la tendenza ad adottare vibrazioni ad alta frequenza, superiori a 30 Hz. Per quanto riguarda le sospensioni delle testate vengono sempre più impiegati gli ammortizzatori in gomma con agganci terminali. Essi permettono una maggiore stabilità della testata sia nella fase di aggancio sia in quella di spostamento da un albero all’altro. Interessante è l’applicazione delle testate vibranti su veicoli specializzati a 3 o a 4 ruote motrici, con baricentro basso, dotate di ombrello rovescio e con elevate capacità operative. Di interesse è anche l’applicazione su carrelli trainati e con movimentazione della testata mediante bracci snodati, fino ad altezze di 3 - 4 metri, con spostamenti laterali ad ampio raggio, il tutto tramite l’ausilio di comandi radio.
Altre applicazioni riguardano la sospensione sull’attacco a 3 punti della trattrice e con sedile e comandi reversibili per una facile gestione dei movimenti, oppure l’applicazione frontale su trattrici di serie con o senza apparato di intercettazione del prodotto.
L’applicazione delle testate vibranti su trattrici industriali escavatori e piccole ruspe, anche noleggiabili, consente di usufruire del loro sistema idraulico (serbatoio, pompe e distributori dell’olio) per alimentare la testata vibrante. Esse sono spesso dotate di un buon posizionamento e, attraverso la mobilità dei bracci, sono capaci di esplorare ampie zone.
L’accorpamento dell’ombrello rovescio al vibratore è sempre più richiesto e accanto ai perfezionamenti per rendere l’operazione più veloce e sicura, vi sono importanti aggiornamenti riguardanti la possibilità di regolare l’inclinazione delle pareti ricettrici e di mantenerle sotto tensione, eliminando eventuali trazioni temporanee responsabili di rotture.

Ringraziamenti:
Proff. Agostino Tombesi e Primo Proietti del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università di Perugia
Prof. Riccardo Gucci del Dipartimento di Coltivazione e Difesa delle Specie Legnose dell'Università di Pisa.

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

Biochar e agrivoltaico in oliveto, al via la nuova via per la decarbonizzazione

Dalla gestione dei residui olivicoli alla produzione energetica. L'olivo può contribuire ancor più alla sostenibilità del pianeta offrendo i seguenti benefici: mitigazione climatica, adattamento, produttività energetica e conservazione del suolo

04 aprile 2026 | 12:00

L'arca olearia

Nuove proteine vegetali per alimenti funzionali anche dalle foglie di olivo

Obiettivo trasformare materiali finora considerati residui di lavorazione, come le foglie di olivo, in ingredienti innovativi per l’alimentazione del futuro, con un duplice obiettivo: ridurre gli sprechi e sviluppare nuove soluzioni proteiche sostenibili

04 aprile 2026 | 09:00

L'arca olearia

Dormienza o quiescenza? L’approccio agronomico alla gestione della fioritura dell'olivo

Occorre sapere che le gemme dell'olivo non sono mai completamente spente ma regolate da fenomeni climatici e ormonali. Il freddo svolge soprattutto una funzione di regolazione dell’induzione fiorale

03 aprile 2026 | 16:00

L'arca olearia

Nutrizione fogliare e fertilizzanti organominerali nell’olivo: effetti sulla qualità del polline e sulla capacità di allegagione

Notevoli effetti sulla vitalità pollinica, cioè la quota di polline funzionalmente attivo. Tutti i trattamenti fertilizzanti hanno mostrato un effetto migliorativo, ma con differenze significative tra le formulazioni. La gestione della nutrizione deve essere letta anche come gestione della fertilità del fiore

03 aprile 2026 | 15:00

L'arca olearia

Verso una irrigazione di precisione dell’olivo sulla base di dendrometri, clima e architettura della pianta

Lo stato idrico dell'olivo in tempo reale non basta più.  I dendrometri registrano le fluttuazioni micrometriche del diametro del tronco, restituendo informazioni dinamiche sull’equilibrio idrico e sulla crescita. Ma occorre integrare più strumenti e dati

03 aprile 2026 | 14:00

L'arca olearia

Sottoprodotti dell’olivo: da scarto a risorsa strategica per bioeconomia, agricoltura ed energia

Potature, foglie, sanse, acque di vegetazione e nocciolino rappresentano una filiera parallela ad alto valore aggiunto. Dalla valorizzazione agronomica ai bioprodotti, fino all’energia e ai composti bioattivi, i sottoprodotti dell’olivo stanno ridefinendo il concetto stesso di sostenibilità olivicola

03 aprile 2026 | 13:00