L'arca olearia
Per quanto conservare le olive prima della frangitura?
Ore? Giorni? La risposta è apparentemente semplice: il meno possibile. Alcuni fattori possono influire sulla senescenza dei frutti
25 ottobre 2008 | Alberto Grimelli
Lâolivicoltura sta divenendo sempre più unâattività part time.
Trovare raccoglitori, per via dei controlli sempre più severi. della scarsa remunerazione e dellâanzianità di quelli in servizio, diventa sempre più complicato.
La meccanizzazione e il contoterzismo nel comparto sono ancora agli albori.
Si sono diffusi gli abbacchiatori ma la produttività giornaliera, per piccoli cantieri di raccolta, è spesso insufficiente per garantire la partita minima frangibile. Le olive vengono così stoccate, per qualche tempo.
Anche nelle aziende di medio grandi dimensioni le olive vengono conservate, cosicché perdano un poâ di umidità e si risparmi sui costi di molitura.
Per quanto tempo? In quali condizioni?
Si tratta di domande a cui la ricerca ha dato una risposta già anni fa e la raccomandazione che ne è scaturita è conservare le olive in cassette forate, della capacità di 20 Kg circa ciascuna per il minor tempo possibile, non più di 2 giorni.
Un consiglio ancor oggi assolutamente valido ma che, per le ragioni più disparate, viene sempre più disatteso, dilatando i tempi di trasporto al frantoio e di molitura.
Giova allora ricapitolare brevemente i dati e i risultati del mondo scientifico su questo tema.
Quando il frutto viene staccato dalla pianta iniziano fenomeni biochimici, mediati da diversi complessi enzimatici, che portano a un progressivo rammollimento del frutto, a una perdita dâacqua, alla rottura dei vacuoli e al successivo insediamento di vari generi di batteri e funghi, le cui popolazioni crescono esponenzialmente proprio nei primi due giorni di stoccaggio, dando così luogo a processi fermentativi che a loro volta originano sapori e odori sgradevoli (difetti organolettici).
A titolo di esempio, citando un lavoro del Prof. Di Giovacchino, dopo solo due giorni di stoccaggio il contenuto di etanolo si quadruplica (da 30 a 125 ppm) stabilizzandosi poi su tali valori, mentre lâacido acetico triplica soltanto a distanza di quattro giorni dalla raccolta (da 0,2 a 0,6 ppm). Lâacido proprionico risulta invece misurabile solo a partire dal sesto giorno di conservazione (0,9 ppm).
Ma è su altri valori chimici che meglio possiamo misurare lo scadimento qualitativo conseguente alla conservazione delle olive, in particolare, acidità , numero di perossidi e sprettrofotometria.
Concentrando lâattenzione in particolare sui primi due valori, più facilmente intelleggibili possiamo affermare che lâacidità sale oltre lo 0,8 (limite per cui il prodotto è definibile extra vergine dâoliva) dopo circa una settimana di conservazione delle olive (in cassette areate a una temperatura ambiente di circa 20 gradi), mentre il numero di perossidi, seppur salendo bruscamente (+30% in una settimana), in presenza di olive sane e di un corretto lavoro di frangitura dovrebbe rimanere comunque al di sotto di 20.
Eâ quindi lâacidità il valore più sensibile a uno stoccaggio prolungato, ma non è il solo. Anche i polifenoli calano esponenzialmente dimezzando il loro contenuto dopo una settimana di stoccaggio e arrivando a un terzo del quantitativo originale dopo due settimane.
Eâ necessario aggiungere che la temperatura di conservazione delle olive ha una grande influenza sullâincidenza dei marciumi. A temperature prossime a 5 gradi non si rilevano marciumi a distanza di 7 giorni dalla raccolta né si rilevano effetti sulla consistenza dei frutti. Unâuguale esperienza a temperature di 12 gradi porta a risultati completamente diversi, raggiungendo la lâincidenza dei marciumi il 70% e la consistenza dei frutti riducendosi del 30%.
Alcuni ricercatori hanno altresì notato che differenti cultivar presentano diverse reazioni allo stoccaggio. A esempio il Prof. Montedoro ha rilevato che la Leccino reagisce meglio della Moraiolo e il Prof. Di Giovacchino che la stessa Leccino reagisce meglio di Dritta e Nebbio.
Ovviamente più il frutto è maturo, quindi meno consistente, più saranno evidenti gli effetti di un prolungato stoccaggio.
In conclusione possiamo affermare che la raccomandazione di portare le olive entro il secondo giorno dalla raccolta è assolutamente ragionevole e andrebbe seguita.
In caso non fosse possibile è comunque assolutamente sconsigliabile oltrepassare il quarto giorno.
La temperatura ha una decisa influenza sullo stato di conservazione. Eâ quindi raccomandabile stoccare le olive in un luogo fresco che non sia comunque una cantina poco areata con presenza di muffe che, inevitabilmente, altererebbero il profilo chimico e organolettico dellâolio.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Influenza di filtrazione ed esposizione alla luce sulla stabilità fenolica dell’olio extravergine di oliva
L’esposizione alla luce rappresenta il principale fattore di degradazione dei fenoli durante lo stoccaggio, mentre la filtrazione svolge un ruolo secondario ma comunque rilevante. Ecco i meccanismi chimici coinvolti e i dati quantitativi di degradazione
24 aprile 2026 | 16:00
L'arca olearia
Implicazioni fisiologiche e nutrizionali per l'olivo della carenza di boro nei suoli sabbiosi
Le interazioni tra pH, disponibilità nutrizionale e risposta fisiologica delle piante. Interventi agronomici non calibrati possano compromettere significativamente la produttività dell'olivo
24 aprile 2026 | 15:00
L'arca olearia
Cambiamenti compositivi di extravergini ottenuti da estrazione con foglie di olivo: l'effetto sullo stoccaggio
Nonostante i benefici compositivi, l’impiego intenzionale di foglie nella produzione di olio extravergine solleva questioni normative, in quanto la legislazione europea definisce tale prodotto come ottenuto esclusivamente da olive
24 aprile 2026 | 14:00
L'arca olearia
Controllo biologico del marciume radicale dell’olivo
Pythium schmitthenneri può provocare sintomi quali clorosi fogliare, defogliazione e necrosi radicale. Il biocontrollo mediante microrganismi antagonisti si configura come un approccio promettente.
24 aprile 2026 | 13:00
L'arca olearia
Infezione da Xylella fastidiosa su olivo: il modello eco-epidemiologico
Un nuovo modello del CNR simula accuratamente la progressione della malattia negli agroecosistemi olivicoli. I fattori climatici e ambientali influiscono, così come le preferenze del vettore. La gestione sostenibile di Xylella fastidiosa
24 aprile 2026 | 12:30
L'arca olearia
L'effetto della concimazione sull'olivo: efficienza e stabilità produttiva
Una comparazione tra fertilizzanti minerali, organico-minerali e organici sulla produttività dell'olivo. Differenze significative tra i diversi fertilizzanti nel breve periodo, a causa soprattutto della lenta mineralizzazione dell’azoto. Il giusto mix è fondamentale
23 aprile 2026 | 15:00