L'arca olearia
Un tuffo nell’euforia dei festeggiamenti per l’olio made in Italy
Tutti, ma proprio tutti festosi e raggianti, ma c’è davvero da esserne contenti? Ecco le posizioni fin qui espresse dalle parti in causa
20 settembre 2008 | T N
Sembrano come morsi dalla taranta. Sotto l'effetto dell'euforia che spruzza ottimismo da ogni poro. Si va dalle dichiarazioni del ministro Zaia a quelle delle associazioni di settore. Al che, noi di Teatro Naturale, esprimiamo un certo disagio. Ma come - ci chiediamo - siamo proprio così lontani dal resto del mondo? Tutti i giornali (ma sappiamo bene come funziona la stampa in Italia) parlano di un grande successo, addirittura dai toni raggianti e perfino esaltati.
La stampa ha fatto da amplificatore di una notizia che - badate: è solo un annuncio, ma la questione in realtà è ben lontana dall'essere risolta a vantaggio di produttori e consumatori.
Non c'è da stupirsi, del resto, per tali toni enfatici. I nostri principali quotidiani hanno sempre pubblicato veline, e mai hanno inteso affrontare (tranne rare eccezioni) le vere questioni dell'agricoltura in maniera libera e critica.
Ma veniamo a noi, ecco il resoconto delle principali posizioni espresse dalle varie parti in causa. Tutti manifestano gioia, ma sulla questione non è ancora scritta l'ultima parola. Resta intanto l'amaro in bocca per le aziende agricole, con il carico di burocrazia che oltre a disorientarle, le schiaccia ancora più di prima. Sull'argomento si legga anche il seguente articolo: Lâorigine dellâolio dâoliva in etichetta. Fatta la legge, trovato lâinganno link esterno
MINISTRO ZAIA: Etichette trasparenti, per lââEuropa il nostro made in Italy è simbolo di sicurezza
"à una vittoria importante per il nostro made in Italy, simbolo della sicurezza alimentare. Finalmente la Commissione europea ha capito che la nostra battaglia per la difesa delle denominazioni non solo è giusta ma è anche la strada principale per difendere lâidentità della nostra agricoltura".
La nuova regolamentazione, che dovrebbe entrare in vigore il primo luglio 2009, farebbe cadere anche il richiamo ufficiale della Commissione europea nei confronti dellâItalia, a cui ha fatto seguito una procedura di messa in mora, che da anni sostiene la richiesta dellâobbligatorietà dellâorigine in etichetta.
"Fino a questo momento scrivere che un determinato tipo di olio è made in Italy significava commettere unâinfrazione comunitaria â continua Zaia -. Con questa iniziativa, lâEuropa ci riconosce il primato a livello comunitario nella qualità e sicurezza dei prodotti agroalimentari e un ruolo fondamentale nelle politiche rivolte alla trasparenza e alla garanzia di salute per i consumatori".
La proposta, che ha già ricevuto un primo via libera dal Comitato tecnico di gestione rappresentato dai 27 Paesi, dovrà essere esaminato dallâOrganizzazione mondiale per il commercio (Wto). Lâapprovazione definitiva è prevista entro la fine del 2008, mentre le nuove regole dovrebbero entrare in vigore dal prossimo anno.
CIA: Lâetichetta dâorigine? Una vittoria per lâItalia
Per la Cia sarebbe giunta una piena conferma della validità della scelta effettuata dal nostro Paese ad inizio 2008.
La Cia ricorda che si è sempre battuta per lâindicazione dâorigine sullâetichetta dellâolio dâoliva, poiché tutela i produttori italiani e i consumatori. Si tratta di un elemento fondamentale per dare trasparenza dal campo alla tavola e per difendere e valorizzare il prodotto dalle contraffazioni e dallâassalto dellâagropirateria. Rappresenta la risposta ferma allâ esigenza di chiarezza e di qualità che viene dai consumatori.
La proposta della Commissione Ue -sostiene la Cia- recepisce pienamente, dunque, le nostre richieste e la misura adottata dallâItalia rappresenta una garanzia per i produttori e, nello stesso tempo. è un passo importante in difesa dellâolivicoltura nazionale che tanto ha investito in qualità e che è stata costretta a fare i conti con produzioni che vengono spacciate come italiane e, invece, sono solo di olio ricavato da miscugli diversi e soprattutto da olive provenienti da altri paesi. Un fenomeno, questo, molto diffuso e che ogni anno provoca gravi danni al settore.
La Cia auspica che la proposta degli esperti Ue venga definitivamente adottata dal Consiglio dei ministri europei.
CONFAGRICOLTURA: Sì a una norma europea e non nazionale su obbligo origine in etichetta
Confagricoltura apprezza gli esiti del Comitato di gestione âoli e materie grasseâ nei corso dei lavori che si sono svolti a Bruxelles, discutendo positivamente, anche se non si è votato sul piano formale, la tanto attesa proposta di modifica del reg. 1019/02 della Commissione europea che introduce lâobbligo di indicazione dell'origine della materia prima, per gli oli vergini ed extra vergine.
Il testo non soddisfa però appieno le attese, in quanto prevede la pericolosa e piena liberalizzazione della produzione e commercializzazione delle miscele di oli di oliva e altri vegetali, che pone non pochi problemi di controllo rispetto alle possibili frodi e la facoltà di scegliere tra una menzione che indichi il singolo Stato membro ed unâaltra che contempli la possibilità di indicare lâintera Ue.
Sullâambiguità del testo hanno pesato le diverse esigenze dei Paesi produttori. Proprio per questo Confagricoltura richiama il governo ad esercitare una costante opera di vigilanza nei molteplici passaggi che il testo dovrà ancora superare, per evitare che il riferimento al singolo Stato membro possa essere cancellato.
Confagricoltura è anche preoccupata dei potenziali oneri burocratici per le aziende agricole in merito agli eventuali riconoscimenti che la norma demanda allo Stato membro.
COLDIRETTI: Con l'origine in etichetta l'Italia leader in trasparenza
Una conferma della leadership italiana nella trasparenza grazie all'obbligo di indicare l'origine delle olive in etichetta già in vigore a livello nazionale fortemente sostenuto dalla Coldiretti che ha raccolto con successo un milione mezzo di firme a sostegno di una iniziativa di legge popolare. E' quanto afferma la Coldiretti in riferimento alla decisione della Commissione europea di proporre ufficialmente ai 27 Stati membri di introdurre obbligatoriamente in etichetta l'origine dell'olio d'oliva vergine ed extra vergine.
L'obbligo di etichettatura dell'olio extravergine di d'oliva - sottolinea la Coldiretti - è già in vigore in Italia dal 17 gennaio scorso grazie alla mmobilitazione della Coldiretti a sostegno del Decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 18 ottobre 2007. L'Italia, che detiene il primato a livello comunitario nella qualità e nella sicurezza dei prodotti alimentari, è chiamata a svolgere in Europa - precisa la Coldiretti - un ruolo di leader nelle politiche rivolte alla trasparenza del commercio e alla garanzia di salute per i consumatori.
Con la decisione della Commissione di seguire le orme dell'Italia a livello nazionale - afferma la Coldiretti - è necessario intensificare i controlli.
A distanza di alcuni mesi dall'entrata in vigore della norma nei supermercati - ha concluso la Coldiretti - sono ancora troppo poche le bottiglie di extravergine correttamente etichettate in un paese dove l'importazione dall'estero per 5,5 milioni di tonnellate è veicna alla produzione nazionale che in questa campagna risulta in aumento del 15 per certo rispetto ai circa 5 milioni di tonnellate nel 2007.
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