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Alternanza di produzione dell’olivo: le strategie agronomiche per ridurre il fenomeno

Alternanza di produzione dell’olivo: le strategie agronomiche per ridurre il fenomeno

L’alternanza di produzione è uno dei principali fattori che condizionano la redditività dell’olivicoltura. Gli interventi devono essere programmati considerando il ciclo di differenziazione delle gemme a fiore, il carico produttivo dell’annata precedente e le caratteristiche varietali

04 novembre 2026 | 15:00 | R. T.

L'alternanza di produzione, conosciuta nella letteratura scientifica internazionale come alternate bearing o biennial bearing, è la tendenza dell'olivo (Olea europaea L.) ad alternare annate di elevata produzione, definite annate di carica (ON year), ad annate di produzione ridotta, definite annate di scarica (OFF year).

Non si tratta semplicemente di una risposta alla variabilità climatica o di un comportamento inevitabile legato all'età delle piante. È un fenomeno fisiologico complesso, nel quale interagiscono carico produttivo, crescita vegetativa, disponibilità di carboidrati, equilibrio ormonale, condizioni ambientali e caratteristiche genetiche della cultivar.

L'alternanza può manifestarsi anche all'interno della stessa chioma, con branche molto produttive accanto ad altre scarsamente produttive. Può inoltre interessare interi appezzamenti, soprattutto quando le condizioni climatiche e agronomiche sono relativamente uniformi.

La conseguenza economica è importante: il produttore deve sostenere costi di potatura, gestione del suolo, trattamenti e manutenzione dell'impianto anche quando la produzione è molto bassa. Inoltre, le oscillazioni annuali rendono più difficile programmare raccolta, disponibilità di olive, capacità di lavorazione del frantoio e commercializzazione dell'olio.

La letteratura scientifica documenta differenze produttive anche molto ampie tra annate consecutive. La variabilità può arrivare a decine di tonnellate di olive per ettaro nei sistemi più intensivi e produttivi, mentre negli oliveti tradizionali si manifesta soprattutto attraverso forti oscillazioni della produzione per pianta.

Il ruolo del carico produttivo nella formazione delle gemme a fiore

Il principale fattore fisiologico che determina l'alternanza è l'interferenza esercitata dai frutti in sviluppo sulla formazione delle gemme a fiore destinate alla stagione successiva.

L'olivo produce infatti sui germogli sviluppatisi nell'anno precedente. Le gemme laterali presenti sui rami di un anno possono differenziarsi in gemme vegetative oppure riproduttive, dando origine rispettivamente a nuovi germogli o a infiorescenze.

Un albero che porta un carico elevato di frutti tende a ridurre l'accrescimento dei germogli e, contemporaneamente, a limitare la successiva induzione fiorale. I frutti in sviluppo, e in particolare i processi metabolici associati alla loro presenza, esercitano un effetto inibitorio sulla differenziazione delle gemme.

Uno studio pubblicato sulla rivista Scientia Horticulturae, dedicato al rapporto tra epoca di rimozione dei frutti, crescita vegetativa e fioritura di ritorno, ha evidenziato proprio questa interazione. La presenza di un'elevata quantità di olive condiziona negativamente i processi che preparano la fioritura dell'anno successivo. La riduzione della crescita dei germogli comporta inoltre una minore disponibilità di nuovi nodi sui quali potranno svilupparsi le infiorescenze.

Il fenomeno è quindi riconducibile a un circolo vizioso:

  • nell'annata di carica, il numero elevato di frutti limita l'accrescimento vegetativo;

  • la riduzione dei nuovi germogli comporta una minore disponibilità di gemme potenzialmente produttive;

  • l'inibizione dell'induzione fiorale riduce il numero di infiorescenze nella primavera successiva;

  • nell'annata di scarica, la minore presenza di frutti consente una crescita vegetativa più intensa;

  • i nuovi germogli costituiscono la base per una fioritura più abbondante nella stagione successiva.

Non è comunque soltanto una questione di competizione per le riserve nutritive. La ricerca ha individuato anche il coinvolgimento di sostanze ormonali, tra cui gibberelline e acido abscissico, e di meccanismi metabolici che regolano il passaggio dalla crescita vegetativa a quella riproduttiva.

Il calendario dell'induzione fiorale: perché l'inverno è determinante

Per intervenire correttamente contro l'alternanza bisogna conoscere la successione delle fasi che portano alla formazione dei fiori.

La preparazione della fioritura dell'olivo è un processo lungo, che coinvolge diversi mesi e non si esaurisce nella primavera immediatamente precedente alla produzione.

La ricerca Nutrition Metabolism Plays an Important Role in the Alternate Bearing of the Olive Tree, pubblicata nel 2013 e disponibile ad accesso aperto, descrive un ciclo di induzione e iniziazione che si sviluppa indicativamente da luglio a marzo.

Occorre distinguere tre momenti:

  1. Induzione fiorale: la gemma acquisisce la predisposizione a diventare riproduttiva. È una fase influenzata dal carico produttivo, dalle condizioni fisiologiche della pianta e dall'ambiente.

  2. Iniziazione fiorale: avviene il passaggio fisiologico verso lo sviluppo riproduttivo, senza che siano necessariamente ancora visibili modificazioni morfologiche.

  3. Differenziazione fiorale: si formano progressivamente le strutture dell'infiorescenza all'interno della gemma, fino alla successiva manifestazione visibile.

La fase invernale è particolarmente importante perché le basse temperature contribuiscono all'induzione e all'iniziazione fiorale. L'olivo necessita infatti di un'esposizione al freddo invernale, con esigenze che cambiano secondo cultivar e condizioni ambientali.

Uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista Plants, intitolato Studying Parameters Affecting Accumulation of Chilling Units Required for Olive Winter Flower Induction, ha approfondito il rapporto tra temperature invernali e induzione fiorale.

La ricerca ha evidenziato che il carico di frutti presente alla fine dell'estate e il regime termico invernale sono due determinanti fondamentali della percentuale di gemme laterali che si trasformeranno in infiorescenze.

Non bisogna quindi considerare il freddo come un fattore isolato: anche in presenza di condizioni termiche favorevoli, una pianta che ha sostenuto una produzione particolarmente elevata può manifestare una fioritura ridotta.

Un altro aspetto importante riguarda le gelate. Le basse temperature necessarie all'induzione non devono essere confuse con gli eventi di gelo intenso, che possono danneggiare le strutture fiorali durante la differenziazione.

La gestione agronomica invernale deve dunque perseguire due obiettivi: preservare il potenziale produttivo delle gemme e mantenere una buona condizione vegetativa della pianta.

Potatura invernale: intensità e frequenza incidono sull'alternanza

La potatura è uno degli strumenti più importanti per contenere l'alternanza, ma deve essere impostata in funzione della produzione dell'anno precedente e delle condizioni vegetative dell'oliveto.

Un errore frequente consiste nell'adottare potature molto intense dopo un'annata di scarica, con l'obiettivo di stimolare la vegetazione e ottenere una maggiore produzione nell'anno successivo. Questo comportamento può accentuare ulteriormente le oscillazioni produttive.

La potatura deve invece mantenere un equilibrio tra superficie fogliare, legno produttivo e nuovi germogli.

Uno studio di Rodrigues e collaboratori, pubblicato nel 2018 sul Turkish Journal of Agriculture and Forestry, ha valutato differenti intensità di potatura nella cultivar Cobrançosa, in condizioni di coltivazione asciutta, attraverso prove condotte dal 2012 al 2016.

I risultati sono particolarmente interessanti. Nel confronto tra potatura assente, leggera, moderata e intensa, la produzione cumulata nei quattro raccolti successivi è stata rispettivamente:

  • 8.754 kg/ha senza potatura;

  • 8.850 kg/ha con potatura leggera;

  • 8.334 kg/ha con potatura moderata;

  • 6.449 kg/ha con potatura intensa.

La potatura leggera e quella moderata non hanno determinato differenze statisticamente significative rispetto al controllo non potato. La potatura intensa, invece, ha comportato una riduzione significativa della produzione cumulata.

La ricerca suggerisce che interventi leggeri o moderati possono contribuire a regolarizzare la produzione senza penalizzare necessariamente la resa complessiva. La potatura più severa, quando necessaria, dovrebbe essere effettuata dopo un'annata di carica, evitando di sottrarre eccessivamente vegetazione produttiva a piante già deboli.

Un ulteriore elemento riguarda la frequenza.

Il manuale tecnico Olive4Climate, dedicato alla gestione sostenibile dell'oliveto, evidenzia come la potatura annuale possa contribuire a contrastare l'alternanza grazie alla rimozione regolare delle branche esaurite, al mantenimento della luminosità della chioma e al controllo della densità vegetativa.

Al contrario, una potatura biennale molto intensa può accentuare la periodicità produttiva, soprattutto quando viene eseguita sistematicamente dopo l'annata di carica.

Il consiglio per gli olivicoltori: privilegiare una potatura annuale equilibrata, evitando di alternare un anno senza interventi a un anno con tagli drastici. Nei casi in cui la manodopera sia limitata, si può valutare una gestione biennale differenziata, potando ogni anno metà delle piante dell'appezzamento.

Quando potare: attenzione alle gelate e alla differenziazione delle gemme

Anche l'epoca di potatura può condizionare la risposta vegetativa e riproduttiva.

Negli ambienti mediterranei più miti, l'intervento può iniziare dopo la raccolta, durante il riposo vegetativo. Nelle zone caratterizzate da inverni freddi e rischio di gelate tardive è invece opportuno ritardare la potatura verso la fine dell'inverno.

Il motivo è duplice: da una parte, le piante appena potate possono risultare più vulnerabili ai danni da freddo; dall'altra, un intervento troppo anticipato o troppo intenso può modificare l'equilibrio vegetativo e riproduttivo.

È importante anche evitare di intervenire quando la ripresa vegetativa è già avanzata e le gemme fiorali sono in fase di sviluppo. Si rischierebbe di eliminare proprio le strutture destinate alla produzione.

La scelta dell'epoca deve tenere conto della cultivar, della latitudine, dell'altitudine e dell'andamento meteorologico.

Nell'Italia centrale e settentrionale, per esempio, è spesso preferibile attendere che sia trascorsa la fase di maggiore rischio di gelo, mentre negli ambienti più caldi è possibile anticipare l'intervento.

Non esiste quindi una data valida per tutti gli oliveti: la potatura deve essere programmata in relazione al ciclo fenologico effettivo delle piante.

Nutrizione minerale: azoto, potassio e boro nella regolarità produttiva

La disponibilità di elementi nutritivi influenza direttamente la crescita dei germogli, la formazione delle gemme e la qualità della fioritura. Una nutrizione squilibrata può aggravare l'alternanza, soprattutto negli oliveti con produzioni elevate e disponibilità idrica limitata.

L'azoto è particolarmente importante perché interviene nella formazione dei nuovi germogli e nello sviluppo delle strutture riproduttive. Una sua carenza può ridurre il vigore vegetativo e compromettere la qualità della fioritura.

Tuttavia, non bisogna confondere una corretta nutrizione azotata con la somministrazione di quantità elevate di fertilizzante. Un eccesso di azoto può stimolare una crescita vegetativa troppo vigorosa, con conseguenze negative sull'equilibrio della chioma e sulla produzione.

Una ricerca di Fernández-Escobar e collaboratori, pubblicata nel 2008 su Environmental and Experimental Botany, ha analizzato il rapporto tra stato nutrizionale azotato e qualità dei fiori dell'olivo.

Gli autori hanno confrontato tre livelli di azoto fogliare, misurati a luglio:

  • carenza: 0,98-1,32%;

  • livello adeguato: 1,43-1,57%;

  • livello elevato: 1,69-1,93%.

Lo studio ha evidenziato che le differenze nella disponibilità di azoto non determinavano necessariamente variazioni significative di tutti i parametri delle infiorescenze. È un'indicazione importante: aumentare l'azoto non significa automaticamente aumentare la produzione.

Anche una sperimentazione di lungo periodo condotta in Spagna per 13 anni ha analizzato gli effetti della concimazione azotata sull'accrescimento e sulla produttività dell'olivo, dimostrando l'importanza di valutare contemporaneamente la risposta della pianta e l'accumulo dell'elemento nel terreno.

Per gli olivicoltori è quindi consigliabile impostare la fertilizzazione sulla base delle analisi fogliari, delle caratteristiche del terreno e delle produzioni effettivamente conseguite.

Il potassio è fondamentale per il metabolismo della pianta, la regolazione degli scambi idrici e il trasporto degli assimilati. Negli oliveti con elevata produzione può diventare particolarmente importante verificare che non si instaurino condizioni di carenza.

Il boro merita un'attenzione specifica per il suo coinvolgimento nei processi riproduttivi, nella fertilità del polline e nell'allegagione. La sua disponibilità deve tuttavia essere verificata attraverso analisi specifiche, perché anche gli eccessi possono risultare tossici.

Indicazione operativa: effettuare il campionamento fogliare in estate, secondo i protocolli di analisi, e utilizzare i risultati per programmare la concimazione dell'inverno successivo. Non esiste una dose universale di azoto, potassio o boro valida per tutte le cultivar e tutti gli oliveti.

La concimazione di fine inverno e primavera

La concimazione deve essere distribuita in modo da rendere disponibili gli elementi nutritivi durante la ripresa vegetativa e le successive fasi riproduttive.

In linea generale, la fine dell'inverno rappresenta un periodo importante per la somministrazione dell'azoto, soprattutto quando le condizioni di umidità del terreno consentono l'assorbimento radicale.

Nei sistemi irrigui è possibile frazionare gli apporti attraverso la fertirrigazione, adeguandoli alla crescita vegetativa e al carico produttivo.

Negli oliveti asciutti, invece, bisogna considerare attentamente la disponibilità di acqua. Una concimazione azotata effettuata in assenza di umidità può risultare poco efficace e aumentare il rischio di perdite.

Una guida tecnica sulle buone pratiche agronomiche dell'olivo suggerisce di concentrare gli apporti azotati nella fase di ripresa vegetativa e di valutare un secondo intervento dopo l'allegagione, evitando quest'ultimo nei contesti asciutti quando mancano le condizioni idriche per l'assorbimento.

È inoltre importante non utilizzare la concimazione come tentativo di compensare automaticamente un'annata di scarica. La risposta dipende dalla disponibilità di gemme potenzialmente produttive e dalle condizioni fisiologiche della pianta.

La fertilizzazione deve sostenere il potenziale produttivo già presente, non può ricreare gemme a fiore che non si sono differenziate.

Gestione dell'acqua: l'irrigazione può contenere l'alternanza?

La disponibilità idrica rappresenta un altro fattore determinante.

La siccità riduce l'attività fotosintetica, limita l'allungamento dei germogli e può compromettere la capacità della pianta di sostenere contemporaneamente crescita vegetativa e produzione.

Un oliveto in forte stress idrico durante l'estate può sviluppare una vegetazione insufficiente per garantire un adeguato potenziale produttivo nella stagione successiva.

Un'importante sperimentazione pubblicata nel 2016 sullo Spanish Journal of Agricultural Research ha studiato l'effetto dell'irrigazione supplementare sull'alternanza produttiva in un oliveto tradizionale della cultivar Nabali Baladi, in condizioni semiaride.

La ricerca ha confrontato diverse disponibilità idriche durante due annate consecutive, una di carica e una di scarica.

Sono stati utilizzati apporti stagionali di 6, 10, 15 e 20 metri cubi di acqua per pianta, confrontandoli con piante non irrigate.

Il fabbisogno idrico stagionale di riferimento era pari a 42 metri cubi per pianta. Gli apporti maggiori di 15 metri cubi corrispondevano quindi a oltre il 35% dell'evapotraspirazione stagionale.

I risultati hanno evidenziato che l'incremento della produzione di olive e olio rispetto al controllo non irrigato si manifestava soltanto superando la soglia di 15 metri cubi per pianta.

L'effetto positivo era particolarmente evidente nell'annata di carica, quando la disponibilità idrica consentiva di sostenere un carico produttivo superiore.

Non sono stati invece rilevati effetti residui significativi sulla produzione nell'anno successivo all'interruzione dell'irrigazione.

Questa ricerca dimostra che l'acqua può migliorare la capacità produttiva dell'olivo, ma non significa che irrigare sia sufficiente a eliminare l'alternanza.

Per gli olivicoltori il principio è quello di evitare stress idrici prolungati durante le fasi di crescita dei germogli, allegagione e sviluppo dei frutti.

Negli impianti irrigui è opportuno utilizzare dati meteorologici, caratteristiche del terreno e, quando possibile, misurazioni del potenziale idrico della pianta per programmare gli interventi.

Negli oliveti asciutti, invece, la gestione della sostanza organica, dell'inerbimento e della competizione idrica rappresenta uno strumento importante per migliorare la disponibilità di acqua.

Le tecniche primaverili: proteggere la fioritura e favorire l'allegagione

La primavera è una fase delicata perché il potenziale produttivo determinato durante i mesi precedenti deve tradursi in fioritura, impollinazione e allegagione.

In questo periodo gli interventi agronomici devono essere orientati soprattutto a evitare ulteriori fattori di stress.

Le temperature elevate durante la fioritura possono compromettere la vitalità del polline, la recettività degli stigmi e la successiva allegagione. Anche le gelate tardive possono danneggiare le infiorescenze.

Particolare attenzione deve essere riservata alla disponibilità idrica, soprattutto durante la fioritura e nelle prime fasi di sviluppo delle drupe.

Un'irrigazione correttamente programmata può contribuire a limitare lo stress e a sostenere la fotosintesi, mentre una concimazione equilibrata permette di evitare carenze nutrizionali proprio durante una fase di elevata attività metabolica.

È importante anche non eccedere con le lavorazioni che possono danneggiare le radici superficiali o aumentare le perdite di acqua dal terreno.

Un'altra pratica da valutare è il diradamento dei frutti, soprattutto negli oliveti particolarmente produttivi.

La rimozione di una parte delle olive può ridurre la competizione tra crescita dei frutti e sviluppo vegetativo, favorendo la preparazione della fioritura successiva.

Tuttavia, il momento dell'intervento è determinante: un diradamento tardivo potrebbe non essere più efficace nel modificare i processi di induzione fiorale già avviati.

La ricerca di Dag e collaboratori sul rapporto tra epoca di rimozione dei frutti, crescita vegetativa e fioritura di ritorno evidenzia proprio l'importanza di intervenire precocemente quando si vuole influenzare la produzione dell'anno successivo.

Il diradamento, comunque, deve essere valutato in funzione della cultivar, della destinazione delle olive, del costo dell'intervento e del valore commerciale della produzione.

La crescita dei germogli: il vero indicatore della futura produzione

Uno degli aspetti più interessanti per la gestione dell'alternanza riguarda la relazione tra sviluppo vegetativo e successiva fioritura.

La produzione dell'olivo si realizza prevalentemente sui germogli sviluppatisi nell'anno precedente. Di conseguenza, la capacità della pianta di produrre nuovi germogli sufficientemente sviluppati è determinante per il raccolto successivo.

Una ricerca pubblicata nel 2023 su Scientia Horticulturae, realizzata da un gruppo di ricercatori dell'Università Politecnica delle Marche, ha studiato la crescita dei germogli e il ritorno della fioritura in sei cultivar di olivo.

Lo studio ha confrontato condizioni di crescita vegetativa più intensa e più contenuta.

I risultati hanno mostrato che il numero di infiorescenze sviluppate nell'anno successivo sui germogli di un anno era influenzato dal livello di crescita vegetativa raggiunto nella stagione precedente.

Un dato particolarmente interessante riguarda il periodo di formazione dei nodi: quelli sviluppatisi nei mesi di giugno e luglio hanno prodotto la maggior parte delle infiorescenze per gemma, rispetto ai nodi formatisi durante la primavera e nella parte finale dell'estate.

I ricercatori hanno inoltre osservato che i germogli secondari, definiti sylleptic shoots, potevano presentare un numero di infiorescenze per gemma superiore rispetto ai germogli misti di un anno.

Queste evidenze hanno importanti implicazioni agronomiche.

Non bisogna puntare semplicemente a ottenere una vegetazione abbondante, ma a favorire la formazione di germogli produttivi nel periodo più favorevole.

Una gestione equilibrata della potatura, della nutrizione e dell'acqua può quindi contribuire a creare le condizioni per una migliore fioritura nell'anno seguente.

Le tecniche agronomiche da programmare in funzione dell'annata

La strategia contro l'alternanza non può essere identica negli anni di carica e in quelli di scarica.

La gestione deve adattarsi alle condizioni effettive della pianta, cercando di ridurre gli squilibri tra attività vegetativa e riproduttiva.

Dopo un'annata di carica

  • Effettuare una potatura equilibrata, eliminando le branche esaurite e favorendo la formazione di nuovi germogli.

  • Evitare tagli eccessivamente drastici che riducano ulteriormente la superficie fogliare.

  • Verificare lo stato nutrizionale attraverso analisi fogliari e del terreno.

  • Garantire un'adeguata disponibilità idrica durante la ripresa vegetativa.

  • Valutare tempestivamente il carico produttivo e la possibilità di un diradamento nelle annate successive.

Dopo un'annata di scarica

  • Evitare potature troppo intense, perché la pianta potrebbe già presentare un'elevata attività vegetativa.

  • Controllare l'eccessivo sviluppo dei succhioni e dei rami vigorosi.

  • Mantenere una chioma equilibrata e sufficientemente illuminata.

  • Verificare che la disponibilità di azoto non sia eccessiva.

  • Programmare la raccolta dell'annata successiva senza ritardi ingiustificati che possano compromettere la preparazione vegetativa.

    Durante l'inverno e la primavera

  • Monitorare il rischio di gelate e scegliere il momento della potatura di conseguenza.

  • Programmare la concimazione sulla base delle analisi.

  • Evitare stress idrici durante le fasi più delicate.

  • Controllare fioritura, impollinazione e allegagione.

  • Registrare la crescita dei nuovi germogli e il numero di infiorescenze.

Come misurare l'alternanza nell'oliveto

Per verificare l'efficacia delle tecniche agronomiche è necessario quantificare il fenomeno, evitando valutazioni basate soltanto sull'impressione visiva.

Un indicatore utilizzato nella ricerca è l'indice di alternanza produttiva, comunemente definito Alternate Bearing Index (ABI).

L'indice varia da 0 a 1.

Un valore vicino a zero indica una produzione relativamente costante, mentre un valore vicino a 1 segnala un'alternanza molto accentuata.

Per esempio, se un oliveto produce 40 kg per pianta in un'annata e 20 kg nella successiva, l'indice è pari a 0,33.

Se invece produce 50 kg e successivamente 5 kg, l'indice sale a 0,82.

È importante utilizzare almeno quattro o cinque annate di osservazioni per ottenere una valutazione più attendibile, perché un singolo biennio potrebbe essere condizionato da eventi climatici eccezionali.

Oltre alla produzione per pianta, sarebbe utile registrare:

  • lunghezza media dei germogli annuali;

  • numero di infiorescenze per ramo;

  • percentuale di allegagione;

  • numero di frutti per unità di superficie della chioma;

  • disponibilità idrica e stato nutrizionale;

  • resa in olio e produzione complessiva per ettaro.

Uno studio pubblicato nel 2022 su Plants, dedicato ai parametri riproduttivi di differenti cultivar, regimi irrigui ed età degli olivi, ha mostrato quanto possa essere elevata la variabilità della fioritura.

In alcuni oliveti l'indice di induzione fiorale misurato sulle branche variava dall'1% al 91%. In cinque oliveti, inoltre, l'indice di alternanza della fioritura superava 0,6, indicando differenze molto marcate tra le due stagioni osservate.

È una dimostrazione della necessità di monitorare le singole piante e non soltanto la produzione media dell'appezzamento.

Conclusioni: l'alternanza non si elimina, ma si può contenere

L'alternanza di produzione dell'olivo è il risultato dell'interazione tra carico produttivo, attività vegetativa, induzione fiorale, disponibilità di risorse e condizioni ambientali.

Non esiste una tecnica agronomica in grado, da sola, di eliminare il fenomeno. La potatura intensa non è necessariamente la soluzione, così come l'aumento delle concimazioni o dell'irrigazione non garantisce una maggiore regolarità produttiva.

La strategia più efficace consiste nel mantenere una buona continuità di crescita dei germogli, conservare una superficie fogliare funzionale, evitare stress idrici e nutrizionali e gestire il carico produttivo.

Per gli olivicoltori il passaggio fondamentale è abbandonare una gestione basata esclusivamente sulla produzione dell'annata in corso e adottare una programmazione pluriennale.

La potatura invernale, la nutrizione di fine inverno, la gestione dell'acqua in primavera e il monitoraggio della crescita vegetativa estiva devono essere considerati interventi collegati tra loro.

La produzione dell'olivo dell'anno prossimo, infatti, comincia a costruirsi molto prima della fioritura primaverile.

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