L'arca olearia
Olivo: le cultivar resistenti al freddo aprono nuove frontiere colturali
L'olivo può essere coltivato dove le minime invernali non scendono sotto i −10 °C. Tra sei cultivar testate, Arbequina si conferma la più tollerante al gelo, mentre Koroneiki va incontro a danni quasi totali
04 novembre 2026 | 13:00 | R. T.
La ricerca, pubblicata sul Korean Journal of Environmental Agriculture, è stata condotta in due campi sperimentali situati in aree costiere, dove nell'aprile 2021 erano state messe a dimora piante di olivo di quattro anni delle cultivar Frantoio, Verdale, Maurino, Leccino, Koroneiki e Arbequina, con sesti d'impianto di 2,5–3 metri tra le file e 1–1,5 metri sulla fila. L'inverno successivo ha offerto un banco di prova severissimo: il 25 gennaio 2023 le temperature sono scese a −10,9 °C in una delle due località e a −12,3 °C nell'altra, dopo una prima ondata di freddo a fine dicembre con minime di −6,6 °C e −8 °C.
Arbequina resiste, Koroneiki crolla
I rilievi sui danni da freddo ai rami di un anno, effettuati il 20 marzo 2023, hanno delineato una graduatoria netta di tolleranza. Arbequina ha mostrato danni pari a zero in una località e del 17% nell'altra, confermandosi la varietà più rustica. Seguono, nell'ordine, Verdale, Leccino, Frantoio e Maurino, con livelli di danno intermedi. All'estremo opposto Koroneiki ha registrato una mortalità dei rami prossima al 100% in entrambe le località. La classifica di resistenza emersa è quindi Arbequina > Verdale > Leccino > Frantoio > Maurino > Koroneiki.
Le piante giovani sono le più vulnerabili
Un secondo esperimento, condotto in camera climatica su piante di Arbequina di due, tre e quattro anni, ha evidenziato il ruolo decisivo dell'età. Abbassando la temperatura fino a −14 °C, le piante di due anni hanno mostrato danni fogliari crescenti: 5,7% a −5 °C, 28,5% a −10 °C e ben 78,8% a −14 °C. Le piante di tre e quattro anni, invece, hanno mantenuto danni inferiori al 9% fino a −10 °C, con una progressione più contenuta alle temperature inferiori: a −14 °C si è arrivati al 55% per le piante di tre anni e al 45% per quelle di quattro.
La conferma delle analisi di laboratorio
I test fisiologici hanno corroborato i rilievi visivi. La percentuale di elettroliti rilasciati dai tessuti è aumentata al diminuire della temperatura e al ridursi dell'età delle piante: a −14 °C si è passati dall'88% nelle piante di due anni al 78% in quelle di quattro. Analogamente, il saggio con TTC (cloruro di trifeniltetrazolio), che misura la vitalità dei tessuti, ha mostrato una netta caduta dell'assorbanza nelle piante di due anni alle temperature più basse, con valori del 52% contro il 66,4% e il 69,5% delle piante di tre e quattro anni. La minore vitalità tissutale nelle piante più giovani conferma una sensibilità al gelo decisamente superiore.
Indicazioni pratiche per l'olivicoltore
Alla luce dei risultati, gli autori indicano che la coltivazione di olivo in pieno campo è possibile con buone probabilità di successo dove la minima invernale resta sopra i −10 °C, scegliendo Arbequina come cultivar di riferimento. Per le zone più fredde o per impianti nuovi, il consiglio operativo è duplice: da un lato privilegiare varietà a comprovata resistenza, dall'altro dedicare particolare attenzione alla protezione invernale delle piante più giovani, quelle sotto i tre anni, che rappresentano il punto debole del sistema. Le differenze tra i danni osservati in campo e quelli rilevati in camera climatica, precisano i ricercatori, dipendono anche da fattori ambientali come umidità, temperatura del suolo e profondità della dormienza, elementi che rendono la gestione agronomica del frutteto un tassello complementare alla scelta varietale.
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