L'arca olearia

Nutrire l'olivo: cosa conta davvero per la produttività

Nutrire l'olivo: cosa conta davvero per la produttività

L'azoto va dosato con precisione perché l'eccesso riduce l'allegagione, che il fosforo merita una revisione dei valori di riferimento nelle foglie diagnostiche, e che il potassio è meno determinante di quanto si pensi quando l'acqua non manca

29 ottobre 2026 | 13:00 | R. T.

L'azoto è l'elemento più comunemente somministrato negli oliveti, ma il lavoro condotto al centro di ricerca di Gilat, in Israele, su piante di 'Barnea' allevate in substrato inerte e fertirrigate con otto livelli di azoto offre indicazioni controintuitive. La fioritura è risultata compromessa solo in caso di carenza severa, con azoto fogliare inferiore all'1,35 per cento, mentre il numero di fiori per infiorescenza è cresciuto all'aumentare della dotazione. Il punto cruciale riguarda però l'allegagione: la curva di risposta ha un ottimo intermedio, tra l'1,6 e l'1,8 per cento di azoto nelle foglie, e ai livelli più alti la produzione di frutti è crollata fino a circa la metà, senza che crescita e fioritura mostrassero segni di sofferenza. Il problema, avvertono gli autori, è diagnostico: quando l'azoto disponibile è in eccesso non si accumula nelle foglie diagnostiche, quindi il surplus non emerge dall'analisi fogliare e rischia di passare inosservato. Per l'olivicoltore la conseguenza pratica è chiara: non inseguire valori fogliari elevati e non superare le dosi consigliate, perché il danno si manifesta direttamente sulla quantità di frutti.

Fosforo: un ruolo da rivalutare

Il fosforo è raramente applicato negli oliveti, sulla base della convinzione che la sua carenza sia rara. I risultati dello studio mettono in discussione questa impostazione. La percentuale di fiori perfetti è aumentata in modo lineare e continuo con il fosforo fogliare in tutte e tre le stagioni, e altrettanto ha fatto l'allegagione, con una produzione massima di frutti corrispondente ai livelli più alti di fosforo fogliare, fino allo 0,18-0,27 per cento. Il dato più rilevante è che la risposta positiva si è misurata lungo tutto l'intervallo studiato, anche quando le concentrazioni nelle foglie diagnostiche superavano abbondantemente gli standard comunemente considerati adeguati. La fioritura, invece, non è stata modificata finché non si è scesi sotto lo 0,09 per cento di fosforo fogliare. Gli autori sottolineano che la mancata risposta alla concimazione fosfatica riportata in letteratura si spiega con la chimica del suolo: il fosforo è fortemente immobilizzato, soprattutto in condizioni asciutte, e la risposta in campo è molto lenta. In fertirrigazione, con fosforo prontamente disponibile, l'effetto emerge eccome. La raccomandazione è di riconsiderare le soglie di sufficienza per la massima produttività, senza attendere i sintomi della carenza.

Potassio: meno decisivo del previsto, se l'acqua non manca

Il potassio è tradizionalmente considerato l'elemento più critico per l'olivo, ma in questo esperimento il suo impatto è stato il più contenuto. La riduzione della fioritura è comparsa solo dopo due anni e mezzo dall'interruzione della somministrazione, con potassio fogliare sceso allo 0,26 per cento, e solo un anno dopo si è assistito a un effetto più marcato con sintomi visivi di carenza. Anche in condizioni di deficienza severa, la percentuale di fiori perfetti, le infiorescenze fertili e il numero di fiori per infiorescenza non sono stati compromessi; la riduzione di produzione è derivata quasi solo dal calo nella formazione dei fiori. Gli autori ipotizzano che il fabbisogno di potassio in oliveti irrigati sia inferiore a quanto generalmente ritenuto, e che le soglie di sufficienza accettate possano essere più alte del necessario. La spiegazione risiede nel ruolo del potassio nel bilancio idrico: la carenza si manifesta quando l'acqua scarseggia, non in piante ben irrigate come in questo caso. In un oliveto fertirrigato senza stress idrico, dunque, il potassio va monitorato ma non è l'elemento su cui concentrare le attenzioni.

Il clima amplifica o nasconde l'effetto della nutrizione

Le tre stagioni dello studio sono state molto diverse tra loro: il 2008, con inverno ottimale, ha fatto registrare una fioritura abbondante e un'elevata percentuale di fiori fertili, mentre gli inverni miti del 2009 e del 2010 hanno ridotto la differenziazione delle gemme. Nei tre anni la risposta alla nutrizione è rimasta simile nella forma, ma l'ampiezza dell'effetto è stata maggiore quando le condizioni di induzione erano favorevoli, e si è affievolita quando il clima ha penalizzato la fioritura. Questo aiuta a spiegare le contraddizioni presenti in letteratura sull'importanza della nutrizione per la produttività dell'olivo. Un'osservazione interessante riguarda il rapporto tra fiori perfetti e allegagione: nel 2008, finché la quota di infiorescenze fertili restava sotto il 90 per cento, esisteva una correlazione positiva con l'allegagione, che scompariva quando si avvicinava al 100 per cento. Gli autori leggono la percentuale di fiori perfetti come un indicatore della disponibilità di assimilati, e ricordano che l'allegagione finale è soprattutto una questione di rapporti source-sink.

In sintesi: dove concentrare la gestione

Il messaggio complessivo è che la nutrizione dell'olivo influisce sulla produttività soprattutto attraverso il processo di allegagione, e che solo carenze davvero severe di azoto, fosforo o potassio limitano la formazione dei fiori. Ne derivano alcune indicazioni operative: dosare l'azoto con prudenza, evitando sia le carenze sia gli eccessi che non si riflettono nelle foglie; non trascurare il fosforo in fertirrigazione, dove la sua disponibilità è immediata, e rivedere le soglie di riferimento; considerare il potassio meno limitante in oliveti ben irrigati. Resta infine un invito alla cautela: la risposta dell'olivo dipende fortemente dall'andamento climatico, e un'annata sfavorevole può ridurre sensibilmente i benefici attesi dalla concimazione.

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