L'arca olearia

La lebbra dell'olivo: conoscerla per difendere la resa e la qualità dell'olio

La lebbra dell'olivo: conoscerla per difendere la resa e la qualità dell'olio

La lebbra colpisce i frutti in maturazione, provocandone la caduta o la mummificazione, con perdite di produzione che possono arrivare alla totalità del raccolto e con un degrado sensibile della qualità dell'olio. La difesa efficace richiede un approccio olistico

26 ottobre 2026 | 16:00 | R. T.

L'antracnosi (lebbra dell'olivo) si manifesta sui frutti in maturazione con lesioni scure e infossate, ricoperte di masse di spore di colore arancione. I frutti colpiti cadono oppure si mummificano, con perdite di produzione anche totali quando si combinano elevata umidità e piogge autunnali, cultivar suscettibili e abbondanza di inoculo. Nelle epidemie più gravi si osservano anche defogliazione e disseccamento dei rametti, con effetti negativi sulla produzione degli anni successivi. In Portogallo l'incidenza è stata rilevata nel 30–50% degli oliveti indagati, con una severità media del 14%; in Spagna le perdite medie nazionali si aggirano sul 2,6% del raccolto. Se i frutti malati vengono comunque raccolti, la qualità dell'olio si degrada: compaiono difetti sensoriali di "terra" e "muffa", aumentano acidità libera, indice di perossidi e aldeidi, diminuiscono stabilità ossidativa, polifenoli e alfa-tocoferolo. La composizione acidica, invece, non viene alterata.

Chi causa la malattia: specie diverse, comportamenti diversi

Il quadro tassonomico è molto più complesso di un tempo. Oggi si riconoscono almeno otto specie patogene confermate, in gran parte riunite nel complesso di Colletotrichum acutatum: C. acutatum sensu stricto, C. nymphaeae, C. godeiae, C. fioriniae, C. rhombiforme, C. simmondsii, oltre a C. gloeosporioides sensu stricto e C. theobromicola. La distribuzione geografica è disomogenea: C. godeiae è la specie prevalente in gran parte del bacino mediterraneo, C. nymphaeae appare confinata al sud-ovest della penisola iberica, mentre C. acutatum sensu stricto domina nell'emisfero australe ed è in rapida espansione anche nel Mediterraneo, con segnalazioni recenti in Grecia, Tunisia e Italia meridionale. La virulenza varia: C. acutatum sensu stricto e C. nymphaeae sono risultate le più aggressive, C. gloeosporioides e C. rhombiforme le meno, con C. godeiae e C. fioriniae in posizione intermedia. Poiché la risposta delle cultivar dipende dalla specie patogena, la diagnosi del ceppo presente nel proprio oliveto è un presupposto per impostare una difesa mirata.

Come si svolge il ciclo infettivo

Nell'assenza di frutti maturi, i funghi sopravvivono su foglie e rametti, anche di altre piante, come conidi a riposo, con capacità di crescita epifitica e sporulazione. Durante la fioritura possono infettare asintomaticamente fiori e frutticini, dando luogo a infezioni latenti che restano quiescenti fino alla maturazione. Sulle foglie l'inoculo diminuisce più rapidamente che sui rami durante l'estate: le foglie funzionano quindi da serbatoio a breve termine, i rami a lungo termine. È stato osservato che la severità della malattia è correlata più alle condizioni meteorologiche autunnali che a quelle primaverili: la coltivazione in climi subtropicali, con piogge estive che favoriscono il mantenimento dell'inoculo, presenta un rischio aggiuntivo. Sul frutto il conidio germina e forma l'appressorio; se il frutto è ancora acerbo l'infezione resta bloccata, mentre sui frutti maturi il fungo colonizza i tessuti con una breve fase biotrofica seguita da una fase necrotrofica, con produzione di acervuli e liberazione di conidi che alimentano le infezioni secondarie. I frutti mummificati rimasti sulla pianta rappresentano un serbatoio importante, capace di rilasciare conidi per almeno sei mesi.

Le condizioni che favoriscono l'epidemia

L'infezione richiede acqua libera o umidità relativa superiore al 98%; la severità aumenta con la durata del periodo di bagnatura fino a 48 ore, con temperatura ottimale di 17–20 °C, ma può verificarsi tra 5 e 30 °C. Ferite sulla cuticola provocate da fitofagi, come la mosca dell'olivo, costituiscono vie di penetrazione alternative e aggravano il quadro. Anche la densità della chioma conta: in oliveti superintensivi (circa 2000 piante/ha) è stata rilevata una maggiore severità rispetto a quelli intensivi, a parità di infezioni totali, per le condizioni di minore ventilazione e maggiore umidità. Il contenuto di calcio assume un ruolo interessante: in vitro il calcio inibisce la formazione degli appressori e i frutti con meno di 0,8 ppm di Ca²⁺ sono risultati più suscettibili, suggerendo un possibile legame tra basso pH del suolo, basso contenuto di calcio e maggiore incidenza della malattia in alcune aree del Portogallo e della Spagna sud-occidentale.

La resistenza varietale: una risorsa da usare con criterio

La suscettibilità delle cultivar è molto varia e dipende anche dalla specie patogena. Tra le cultivar indicate come resistenti in prove spagnole figurano 'Blanqueta', 'Empletre', 'Frantoio', 'Koroneiki', 'Leccino', 'Morona-D', 'Pical' e 'Razzola'; in Italia 'Frantoio' e 'Santamauro' sono considerate resistenti, mentre in Grecia è nota 'Koroneiki'. In Portogallo 'Azeiteira', 'Blanqueta de Elvas', 'Carrasquenha' e 'Negrinha de Freixo' sono elencate come resistenti. L'olivastro è generalmente considerato resistente e potrebbe rappresentare una fonte di resistenza per il miglioramento genetico, ancora poco sfruttata per la lunghezza dei cicli. La selezione varietale va comunque accompagnata dalla conoscenza delle popolazioni patogene locali: la variabilità delle popolazioni di Colletotrichum rende opportuni studi regionali, e i programmi di miglioramento devono essere flessibili per far fronte a cambiamenti come l'affermazione di C. acutatum sensu stricto in sostituzione di C. godeiae.

Le pratiche agronomiche che riducono l'inoculo

La difesa parte dalla gestione dell'oliveto. La potatura è efficace perché riduce l'inoculo (rami malati), favorisce condizioni sfavorevoli al progresso della malattia (penetrazione della luce e aerazione della chioma, con più rapida asciugatura di foglie e frutti) e facilita i trattamenti. I residui di potatura infetti vanno allontanati dall'oliveto o distrutti, perché costituiscono una fonte di inoculo. Sono raccomandati concimazione, irrigazione e potatura equilibrate per mantenere le piante in buono stato sanitario.

La difesa chimica: tempestività e limiti

Nei territori a elevata incidenza la difesa si basa soprattutto su fungicidi rameici, da applicare in corrispondenza delle prime piogge autunnali, prima della comparsa dei sintomi, ripetendo i trattamenti in funzione della suscettibilità della cultivar, dell'epoca di maturazione e della frequenza e intensità delle precipitazioni. In condizioni molto favorevoli questi trattamenti possono risultare insufficienti, perché il prodotto viene dilavato dalla pioggia e le occasioni di ripetizione possono essere rinviate a lungo. Va inoltre considerato l'accumulo di rame nel suolo e nelle acque. In Australia la protezione è orientata soprattutto alla fioritura, con due interventi, uno prima della fioritura e uno all'inizio dell'allegagione; anche i trattamenti primaverili sono stati indicati come utili per prevenire infezioni dei fiori e dei frutticini e ridurre l'inoculo per le infezioni autunnali dei frutti. Le restrizioni normative sull'uso dei pesticidi spingono verso alternative più ecocompatibili: un estratto di buccia di melograno ha mostrato forte attività fungicida in vitro contro C. acutatum sensu stricto e buona efficacia in prove di prevenzione e cura su frutti inoculati artificialmente, con riduzioni dell'incidenza fino al 77,6% e induzione di resistenza nei tessuti trattati.

Anticipare la raccolta: un'arma a doppio taglio

Poiché la suscettibilità dei frutti aumenta con la maturazione, l'anticipo della raccolta è una delle strategie più importanti per sottrarre i frutti all'infezione, tanto più che l'olio ottenuto da olive raccolte prima presenta un contenuto fenolico totale più elevato. Nelle aree ad alta incidenza gli agricoltori tendono effettivamente ad anticipare la raccolta, con conseguenze su resa e caratteristiche dell'olio: la scelta va quindi bilanciata tra maturazione (contenuto potenziale di olio e composti fenolici), condizioni meteorologiche (raccogliere prima dei periodi piovosi) e vincoli agronomici, come la difficoltà di raccogliere meccanicamente frutti immaturi.

Prospettive e indicazioni operative

La ricerca su genomica, trascrittomica e metabolomica applicata a olivo e Colletotrichum è ancora in fase iniziale, e la lunghezza del ciclo di miglioramento dell'olivo mal si concilia con i tempi dei progetti di ricerca: servono programmi di lungo periodo, con obiettivi chiari ma flessibili. Per l'olivicoltore, in sintesi: identificare le specie patogene presenti nel proprio areale; privilegiare cultivar a resistenza accertata localmente; mantenere la chioma aerata e rimuovere i residui infetti; intervenire con rame alle prime piogge autunnali, rispettando le limitazioni normative; valutare l'anticipo della raccolta quando il rischio è elevato; e considerare le nuove soluzioni a base di estratti naturali come strumento complementare. La conoscenza dettagliata della diversità dei patogeni, della dinamica delle popolazioni e delle interazioni ospite-patogeno resta la base indispensabile per strategie di difesa durevoli ed efficaci.

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