L'arca olearia

Quanto costa la raccolta con abbacchiatori al fisico dei raccoglitori di olive?

Quanto costa la raccolta con abbacchiatori al fisico dei raccoglitori di olive?

Uno studio pilota italiano pubblicato su Applied Sciences ha misurato gli effetti acuti di soli 15 minuti di lavoro con un abbacchiatore elettrico. Risultato: aumento significativo di tono e rigidità nei muscoli del braccio dominante, asimmetrie marcate tra i due lati del corpo

27 ottobre 2026 | 13:00 | R. T.

La ricerca è stata condotta nel marzo 2024 da un gruppo interdisciplinare dell'Università di Catania, dell'Università di Enna "Kore", dell'Università del West Attica (Grecia), del CREA di Treviglio e dell'Università di Riga. Hanno partecipato dieci volontari maschi sani, destrorsi, di età media 32,4 anni e BMI medio 23,8 kg/m², senza disturbi muscoloscheletrici né lesioni recenti agli arti superiori.

Il compito simulava la raccolta reale: 15 minuti continui di lavoro con un abbacchiatore elettrico CILLI B-140 (peso 8,12 kg, lunghezza regolabile da 1,9 a 2,80 metri, velocità operativa 1000 giri/min), su rami posizionati a 1,8–2,4 metri da terra, con movimento ciclico di spazzata nella chioma. Le condizioni ambientali erano controllate: 22–24 °C di temperatura e circa 50% di umidità relativa.

Le misure sono state effettuate in tre momenti: prima del compito (T0), subito dopo (T1, entro 10 minuti) e dopo due ore di recupero (T2). Sono stati valutati con mionometria il tono, la rigidità e l'elasticità di deltoide, bicipite e tricipite su entrambi i lati, e con termografia a infrarossi la temperatura cutanea delle regioni cervicale, dorsale e lombare. I ricercatori sottolineano che si tratta di uno studio pilota, con un campione limitato e un solo modello di attrezzo: i risultati vanno quindi letti come indicazioni preliminari, non come conclusioni definitive.

I muscoli del braccio dominante "si irrigidiscono"

I dati più netti riguardano il bicipite destro, quello del braccio che guida l'attrezzo. Subito dopo il compito il tono è aumentato di 0,70 Hz e la rigidità di 15,6 N/m, con effect size ampi (d rispettivamente 1,14 e 1,07), mentre l'elasticità è leggermente diminuita (-0,09). Al follow-up di due ore si osserva solo un lieve rientro, non significativo: il muscolo resta cioè più "teso" del normale.

Sul lato sinistro, quello non dominante, il quadro è opposto: tono e rigidità diminuiscono (rispettivamente -1,53 Hz e -24,96 N/m) e l'elasticità aumenta (+0,23). Per gli autori è coerente con un ruolo di stabilizzazione e supporto dell'arto non dominante, che non sostiene il carico principale ma accompagna il movimento.

Deltoide e tricipite: il sovraccarico non risparmia nessuno

Anche la spalla mostra segnali importanti. Il deltoide destro registra un aumento di rigidità di 88,27 N/m (d = 1,02) e un incremento moderato del tono (+0,41 Hz), con una parziale riduzione nelle due ore successive (-80,39 N/m). Il deltoide sinistro, al contrario, mostra una riduzione del tono in entrambi gli intervalli (-0,58 Hz e -0,63 Hz).

Il tricipite destro presenta un calo iniziale marcato dell'elasticità (-0,19, d = -2,18) seguito da un recupero (+0,15); sul lato sinistro si osservano invece aumenti progressivi di elasticità e rigidità (+29,72 N/m subito dopo, +70,87 N/m a due ore). Il messaggio complessivo è chiaro: il lavoro con l'abbacchiatore coinvolge più gruppi muscolari dell'arto superiore e produce risposte asimmetriche tra i due lati, un fattore di rischio riconosciuto per i disturbi da trauma cumulativo.

Schiena più "fredda" dopo il lavoro: cosa significa

La termografia ha rilevato cali significativi di temperatura cutanea su tutte e tre le regioni spinali subito dopo il compito: -1,43 °C nella zona cervicale (d = 0,94), -1,76 °C nella dorsale (d = 1,01) e -1,15 °C nella lombare (d = 1,00). Dopo due ore si osserva un parziale riscaldamento (rispettivamente +0,77, +0,86 e +0,96 °C), ma i valori restano in diversi casi sotto il baseline.

Gli autori interpretano il fenomeno con cautela: la termografia non misura direttamente l'infiammazione, ma riflette il flusso sanguigno cutaneo e l'attività vasomotoria. Il calo di temperatura sarebbe compatibile con vasocostrizione locale dovuta alle contrazioni statiche prolungate per mantenere la postura, alla compressione meccanica e all'attivazione del sistema nervoso simpatico. Il dato rilevante per chi lavora nei campi è che, dopo soli 15 minuti, il recupero completo non avviene entro due ore: le pause standard potrebbero non bastare.

Anche i parametri cardiovascolari salgono

A conferma che il compito non è "leggero", dopo i 15 minuti la pressione sistolica è passata da 112 a 122 mmHg, la diastolica da 72 a 79 mmHg e la frequenza cardiaca da 71 a 83 battiti al minuto, tutti aumenti statisticamente significativi (p < 0,01) ma entro i range di riferimento. È il segnale di un impegno fisico reale, pur in un compito di breve durata.

Perché la meccanizzazione non basta da sola

Gli autori ricordano che la raccolta tradizionale dell'olivo — brucatura, bacchiatura, pettinatura, scrollatura — esponeva a movimenti ripetitivi, posture incongrue e movimentazione manuale dei carichi. L'abbacchiatore elettrico ha ridotto lo sforzo manuale complessivo, ma ha spostato il carico verso il lavoro prolungato sopra la testa, il carico statico su spalle e regione cervicale e l'esposizione alle vibrazioni mano-braccio. Studi precedenti citati nella ricerca indicano che questi attrezzi possono trasmettere livelli di vibrazione elevati, con esposizioni giornaliere potenzialmente superiori ai limiti raccomandati.

Gli strumenti osservazionali classici come RULA, REBA o OCRA restano utili per una valutazione complessiva del rischio, ma faticano a cogliere la variabilità dinamica del lavoro agricolo e non danno informazioni fisiologiche su fatica muscolare, risposte vasomotorie e recupero dei tessuti. La combinazione di mionometria e termografia, secondo i ricercatori, offre un quadro più oggettivo e utilizzabile sul campo, anche se va confermata su campioni più ampi.

Consigli pratici per gli olivicoltori

1. Alternare i compiti e ruotare gli operatori. Le asimmetrie tra braccio dominante e non dominante sono il segnale più importante: far ruotare le persone tra raccolta, movimentazione e altre mansioni riduce il carico cumulativo su un solo arto.

2. Programmare pause più lunghe di quelle "standard". Il recupero termico incompleto a due ore suggerisce che le pause brevi possano non bastare. Meglio prevedere intervalli più lunghi o micro-pause frequenti con stretching leggero di spalle, collo e avambracci.

3. Scegliere l'attrezzo in base a peso e vibrazioni. Lo studio ha testato un solo modello (8,12 kg): attrezzi più leggeri, con impugnature ergonomiche e sistemi di smorzamento delle vibrazioni possono ridurre il carico. Prima dell'acquisto conviene confrontare i dati dichiarati di vibrazione e provare l'attrezzo in campo.

4. Curare la postura e l'altezza di lavoro. Il compito prevedeva braccia sopra la testa con flessioni e abduzioni della spalla di 90–120° e flessioni del gomito di 60–90°. Regolare l'asta e organizzare il lavoro per limitare il tempo con le braccia alzate aiuta a contenere il sovraccarico di deltoide e muscoli cervicali.

5. Non trascurare i segnali precoci. rigidità, affaticamento persistente e asimmetrie percepiti tra i due lati del corpo sono indicatori da non ignorare. La sorveglianza sanitaria periodica e la valutazione ergonomica dell'attrezzo vanno inserite nella routine aziendale, prima che i disturbi diventino cronici.

6. Formare gli operatori. Una corretta tecnica di impugnatura, la regolazione personalizzata dell'asta e la consapevolezza dei rischi da vibrazione mano-braccio sono interventi a costo contenuto con effetti misurabili.

Prospettive: verso una sorveglianza "mobile"

Gli autori concludono che mionometria e termografia, per la loro portabilità e non invasività, potrebbero alimentare unità mobili di sorveglianza ergonomica da impiegare nei picchi stagionali, per monitorare la fatica degli operatori, orientare la progettazione degli attrezzi e definire cicli lavoro-riposo più adeguati. Servono però studi longitudinali, campioni più ampi e la valutazione di interventi preventivi mirati — formazione ergonomica, rotazione dei compiti, riprogettazione degli utensili — per arrivare a soglie di esposizione e recupero basate sull'evidenza. Nel frattempo, il messaggio per chi lavora in oliveto è chiaro: la tecnologia aiuta, ma la gestione ergonomica resta una responsabilità quotidiana.

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