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Paclobutrazolo e alte temperature: una strategia per salvaguardare l’allegagione dell’olivo

Paclobutrazolo e alte temperature: una strategia per salvaguardare l’allegagione dell’olivo

Il paclobutrazolo, composto presente in diversi biostimolanti, può attenuare gli effetti negativi dello stress termico durante fioritura e post-fioritura, migliorando sensibilmente l’allegagione in condizioni climatiche critiche

28 maggio 2026 | 13:00 | R. T.

Nel panorama della fisiologia applicata, pochi principi attivi hanno rivoluzionato la gestione della vigoria come il paclobutrazolo. Appartenente alla famiglia chimica dei triazoli, questo fitoregolatore (PGR) si è imposto come uno strumento irrinunciabile per il contenimento vegetativo, grazie alla sua capacità di modulare l’equilibrio ormonale senza compromettere la produttività .

Meccanismo d’azione e chimica

La formula molecolare del paclobutrazolo è C₁₅H₂₀ClN₃O . Dal punto di vista biochimico, agisce come un inibitore selettivo della biosintesi delle gibberelline, gli ormoni responsabili dell’allungamento cellulare. Il bersaglio molecolare è l’enzima ent-kaurene ossidasi, un componente cruciale del sistema dei citocromi P450. Inibendo questo enzima, il paclobutrazolo blocca la conversione dell’ent-kaurene in acido ent-kaurenoico, interrompendo a monte la formazione delle gibberelline attive .

La conseguenza agronomica è un accorciamento significativo degli internodi, una riduzione dell’espansione fogliare e un incremento dello spessore del fusto, che si traduce in piante più compatte ma strutturalmente robuste .

Applicazioni in agricoltura

La versatilità del paclobutrazolo lo rende utilizzabile su diverse scale produttive, dalla frutticoltura alla floricoltura.

Frutticoltura (Melo, Pero, Drupacee e Mango):
Nelle pomacee, l’applicazione fogliare (es. 200 ml/ha) riduce la crescita estiva dei germogli, favorendo la differenziazione delle gemme a fiore e migliorando la colorazione dei frutti . Sul pesco e nettarine è frequente la somministrazione per via radicale (fertirrigazione) a dosi di 0,8 L/ha, dallo stadio di gemme invernali a “bottoni rosa” . Nel mango, specialmente in contesti tropicali, è lo strumento principe per forzare la fioritura fuori stagione e sincronizzare le raccolte, riducendo la dominanza vegetativa .

Viticoltura e Vivaismo:
Sulla vite, applicato in prefioritura (0,2-0,25 L/ha), limita l’eccessivo sviluppo dei tralci (fenomeno del “legno”), riduce la competizione sui grappoli e previene la cascola . In vivaio, su piante ornamentali e rose, è impiegato per mantenere portamenti compatti e commercialmente apprezzabili .

Il paclobutrazolo in olivicoltura: effetti ed efficacia

Le elevate temperature durante la fioritura rappresentano uno dei principali fattori limitanti per la produttività dell’olivo, soprattutto nelle aree mediterranee soggette a ondate di calore sempre più frequenti. Valori superiori ai 32 °C nel periodo della piena fioritura e nelle fasi immediatamente successive possono compromettere in modo severo l’allegagione, fino ad annullarla completamente nei casi più estremi. In questo contesto, una serie di prove sperimentali ha valutato l’efficacia del paclobutrazol (PBZ) nel mitigare gli effetti dello stress termico e preservare la capacità produttiva delle piante.

Le sperimentazioni sono state condotte su piante in vaso delle cultivar Amphissis e Chalkidikis, trattate con paclobutrazolo (PBZ) mediante applicazione al terreno alla dose di 500 mg per pianta almeno 25 giorni prima dell’inizio della fioritura. I risultati hanno mostrato una risposta particolarmente interessante nelle condizioni di forte stress termico.

Nella cultivar Amphissis, esposta a temperature massime di 32 °C durante la fioritura e di 35 °C nella settimana successiva, le piante trattate con PBZ hanno registrato un’allegagione del 23,1%, contro il 12,6% delle piante non trattate. Ancora più marcata la risposta osservata nella cultivar Chalkidikis, sottoposta a condizioni termiche più severe, con massime di 35 °C in fioritura e 37 °C nel periodo successivo: in questo caso l’allegagione è risultata pari appena all’1,4% nei controlli, mentre le piante trattate hanno raggiunto il 14,8%.

Una terza prova ha consentito di confrontare il comportamento delle stesse cultivar in condizioni termiche normali e in condizioni di stress successivo alla fioritura. Quando le temperature massime si sono mantenute entro valori compresi tra 17 e 32 °C, le differenze produttive tra piante trattate e non trattate sono risultate trascurabili. Diversamente, nelle piante trasferite in serra ed esposte per cinque giorni a temperature comprese tra 36 e 41 °C subito dopo la fioritura, la riduzione dell’allegagione è stata evidente in tutti i casi, ma molto più contenuta nelle piante trattate con PBZ.

Secondo gli autori dello studio, il paclobutrazolo sarebbe in grado di indurre una maggiore tolleranza delle piante alle alte temperature e probabilmente anche ai bassi livelli di umidità relativa, due condizioni frequentemente associate durante gli episodi di caldo estremo. L’effetto protettivo si tradurrebbe quindi in una migliore conservazione della funzionalità riproduttiva dell’olivo nelle fasi fenologiche più sensibili.

Lo studio evidenzia tuttavia anche alcuni aspetti da considerare sotto il profilo agronomico. Nell’anno successivo al trattamento, in condizioni climatiche normali, le piante trattate hanno mostrato produzioni uguali o inferiori rispetto ai controlli. Ciò suggerisce che l’impiego del paclobutrazolo debba essere valutato principalmente come strumento di mitigazione dello stress climatico e non come mezzo per incrementare stabilmente la produttività.

Alla luce dell’aumento delle temperature medie e della crescente frequenza delle anomalie climatiche, l’utilizzo mirato di regolatori di crescita come il paclobutrazol potrebbe rappresentare una soluzione tecnica di interesse per gli olivicoltori operanti in ambienti ad elevato rischio di stress termico durante la fioritura.

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