L'arca olearia
Oliveti resilienti al clima: compost, biochar e funghi benefici per rigenerare i suoli mediterranei
Uno studio condotto in Andalusia su oltre 3.000 olivi certificati dimostra il potenziale degli ammendanti organici e dei consorzi fungini nel migliorare la fertilità e la capacità di adattamento degli oliveti in asciutto, anche se gli eventi climatici estremi mettono in evidenza nuove criticità varietali
28 maggio 2026 | 09:00 | R. T.
I suoli agricoli del bacino mediterraneo attraversano una fase critica di degrado, segnata dalla progressiva perdita di sostanza organica e da una forte dipendenza da input esterni. In questo contesto si inseriscono le attività del Gruppo Operativo RESIOLIVA e del progetto RES2SOIL, che puntano a sviluppare modelli di gestione agroecologica e circolare capaci di aumentare la sostenibilità e la resilienza climatica degli oliveti certificati.
La sperimentazione è stata avviata a La Campana, nella provincia di Siviglia, su 3.169 piante di olivo appartenenti alle cultivar Sikitita-2 e Arbosana. Il disegno sperimentale, di tipo fattoriale e replicato, ha permesso di valutare sei diverse combinazioni di trattamento basate su due strategie principali: l’applicazione di compost verde e biochar ottenuti da sansa di oliva e l’inoculo di ceppi benefici di Trichoderma spp. con attività promotrice della crescita vegetale. Parallelamente, è stato analizzato anche l’effetto della micorrizazione preventiva del materiale vivaistico.
Il monitoraggio ha integrato parametri fisico-chimici del suolo, composizione elementare, capacità di ritenzione idrica, analisi termogravimetrica e spettroscopia infrarossa, insieme alla valutazione dell’attività biologica e delle risposte fisiologiche delle piante, misurate attraverso resa fotosintetica e contenuto di clorofilla.
I primi risultati evidenziano un incremento statisticamente significativo del carbonio organico nei terreni trattati con ammendanti organici, soprattutto nella frazione stabile, confermando il ruolo di compost e biochar come strumenti di sequestro del carbonio. La maggior parte dei parametri fisico-chimici del suolo è rimasta stabile, mentre le parcelle trattate hanno mostrato una maggiore capacità di mantenere umidità nei primi 20 centimetri di profondità.
La sperimentazione ha però subito un duro impatto dagli eventi meteorologici estremi verificatisi nel febbraio 2025. In pochi giorni, l’area ha registrato oltre 600 mm di precipitazioni cumulative, causando prolungati fenomeni di ristagno idrico e condizioni anaerobiche nel suolo. Le conseguenze sono state pesanti: elevata mortalità delle piante e riduzione della robustezza statistica del primo ciclo vegetativo.
L’evento ha inoltre messo in evidenza differenze varietali rilevanti. La cultivar Sikitita, selezionata per sistemi in asciutto, ha mostrato una marcata sensibilità all’asfissia radicale, mentre Arbosana, più adattata a sistemi irrigui, ha evidenziato una maggiore tolleranza agli eccessi idrici.
Il monitoraggio proseguirà nei prossimi anni con l’obiettivo di valutare la stabilità degli ammendanti, le dinamiche del carbonio e le interazioni con la struttura del suolo. I dati raccolti saranno fondamentali per definire nuovi modelli di gestione degli oliveti mediterranei in condizioni di crescente variabilità climatica.
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