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L’olivicoltura spagnola e il punto ottimale della produzione: tra 1,2 e 1,4 milioni di tonnellate

L’olivicoltura spagnola e il punto ottimale della produzione: tra 1,2 e 1,4 milioni di tonnellate

Uno studio di Juan Vilar sull’olivicoltura spagnola individua un intervallo produttivo in cui si massimizza la redditività del settore. Al di sotto si perde scala, al di sopra crollano i prezzi: il valore ottimale si collocherebbe tra 1,2 e 1,4 milioni di tonnellate di olio d’oliva per campagna

26 maggio 2026 | 13:35 | T N

Secondo un’analisi economico-agronomica condotta dall’analista Juan Vilar in collaborazione con l’Aula Universitaria Oleícola Innova e il Grupo Oleícola Jaén, il sistema olivicolo spagnolo avrebbe una soglia produttiva “ottimale” in grado di massimizzare la redditività complessiva degli olivicoltori.

Lo studio, basato su 25 anni di dati relativi a produzione, costi e prezzi all’origine, individua un intervallo critico: tra 1,2 e 1,4 milioni di tonnellate di olio d’oliva per campagna.

Un equilibrio tra costi e prezzi

L’analisi evidenzia un meccanismo economico doppio. Da un lato, l’aumento della produzione per ettaro riduce i costi unitari, grazie alla diluizione dei costi fissi di gestione dell’oliveto. Dall’altro, quando la produzione nazionale cresce troppo, il mercato reagisce con una riduzione dei prezzi all’origine.

In sintesi, il sistema presenta due dinamiche opposte:

  • più produzione → minori costi unitari;
  • più produzione nazionale → prezzi più bassi.

Il risultato è una curva di redditività non lineare, in cui esiste un punto di massimo oltre il quale ulteriori aumenti produttivi diventano controproducenti.

Il ruolo del mercato internazionale

Secondo lo studio, il prezzo dell’olio d’oliva è determinato soprattutto dall’equilibrio tra domanda e offerta globale. Poiché i consumi risultano relativamente stabili e la produzione è altamente variabile (soprattutto per fattori climatici), le oscillazioni produttive influenzano direttamente le quotazioni.

Quando la produzione aumenta a livello nazionale, l’offerta globale cresce e i prezzi tendono a diminuire. Questo effetto, secondo gli autori, è più incisivo delle variazioni dei costi di produzione.

Il peso della struttura produttiva

L’analisi considera anche la diversa tipologia degli oliveti: tradizionali, intensivi e superintensivi. Le differenti strutture produttive incidono sui costi e sulla redditività per ettaro.

In media, nel periodo analizzato, la redditività stimata varia:

  • 1.180 euro per ettaro negli oliveti tradizionali;
  • 1.860 euro negli impianti intensivi;
  • 2.740 euro negli impianti superintensivi o a siepe.

Spagna al centro del sistema mondiale

Con circa 2,8 milioni di ettari coltivati, la Spagna rappresenta circa il 23% della superficie mondiale a olivo. La produzione media nazionale si attesta attorno a 1,4 milioni di tonnellate annue, con consumi interni di circa 450.000 tonnellate ed esportazioni che superano frequentemente il milione.

Una soglia economica, non agronomica

La conclusione dello studio non indica un limite agronomico alla produzione, ma un equilibrio economico del sistema nel suo complesso: una fascia in cui la combinazione tra costi unitari e prezzi di mercato consente di massimizzare la redditività aggregata.

Al di sotto di tale intervallo, il sistema soffre per mancanza di volume; al di sopra, per la pressione sui prezzi. In mezzo, secondo gli autori, si colloca il punto di equilibrio della olivicoltura spagnola contemporanea.

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