L'arca olearia
L'importanza dell'impollinazione incrociata e del boro nella coltivazione dell'olivo
L'olivo è una coltura parzialmente autoincompatibile, il che significa che per ottenere produzioni soddisfacenti è spesso necessaria l'impollinazione incrociata. Anche l'applicazione fogliare di boro può migliorare significativamente la resa e la qualità delle olive
26 maggio 2026 | 13:00 | R. T.
L'olivo (Olea europaea L.) è una delle colture frutticole più importanti del bacino del Mediterraneo, ma la sua produttività è spesso limitata da un meccanismo di autoincompatibilità. Questo fenomeno, di tipo sporofitico diallelico, impedisce o riduce la fecondazione dei fiori con il proprio polline, rendendo necessaria la presenza di varietà impollinatrici compatibili per ottenere allegagioni soddisfacenti.
Lo studio condotto presso l'Università di Sulaimani, nel Kurdistan iracheno, ha preso in esame due cultivar locali molto diffuse: Sorani e Khodeiri. L'obiettivo era duplice: da un lato, valutare il loro grado di autoincompatibilità; dall'altro, identificare gli impollinatori più efficaci e testare l'effetto di un trattamento con boro (200 mg/L) sulle performance produttive e qualitative.
I risultati hanno confermato che entrambe le cultivar sono parzialmente autoincompatibili, con indici di autoincompatibilità rispettivamente di 0,59 per Sorani e 0,51 per Khodeiri. In pratica, la fruttificazione per autoimpollinazione è risultata molto inferiore rispetto a quella ottenuta per impollinazione incrociata, con una differenza che in alcuni casi ha superato il 100%.
Impollinatori a confronto: chi funziona meglio?
Sono stati testati sei potenziali impollinatori: Arbequina, Ashrasi, Hojiblanca, K18, Kaissy e Picual, confrontati con l'impollinazione libera (aperta) e l'autoimpollinazione (controllo). I risultati hanno evidenziato differenze sostanziali tra le diverse fonti polliniche.
Per la cultivar Sorani, gli impollinatori più efficaci si sono rivelati Arbequina, Ashrasi, Hojiblanca e Picual. In particolare, la combinazione Sorani + Arbequina ha fatto registrare il valore più alto di allegagione finale (2,62%), il miglior indice di fertilità (1,58) e il più basso tasso di acidità dell'olio (0,42%).
Per la cultivar Khodeiri, i migliori risultati sono stati ottenuti con Arbequina, Ashrasi e Picual. L'impollinazione con Arbequina ha prodotto un incremento significativo della fruttificazione rispetto all'autoimpollinazione, con valori di allegagione finale che hanno superato il 2% nelle migliori combinazioni.
È interessante notare come l'impollinatore Ashrasi si sia distinto per l'elevata qualità dei frutti, determinando i valori più alti di sostanza secca (51,59%), solidi solubili totali (31,19%), clorofilla fogliare (76,07 SPAD) e contenuto di boro nelle foglie (9,55 mg/kg). D'altro canto, Hojiblanca ha prodotto i frutti più pesanti (2,72 g) e il maggior contenuto di olio (38,59%).
Il ruolo cruciale del boro
Il trattamento con boro alla concentrazione di 200 mg/L ha mostrato effetti positivi su praticamente tutti i parametri studiati. L'applicazione fogliare, effettuata due volte (durante l'impollinazione e 15 giorni dopo l'allegagione), ha migliorato significativamente:
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La fruttificazione: l'allegagione finale è passata dall'1,58% del controllo all'1,98% con il boro
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Le caratteristiche fisiche dei frutti: peso (+15%), dimensione (+18%), polpa (+15%)
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La qualità chimica: maggior contenuto di olio (37,73% vs 35,46%) e minore acidità (0,44% vs 0,55%)
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Lo stato nutrizionale delle piante: aumento dei livelli di azoto, fosforo, potassio, calcio e magnesio nelle foglie
Particolarmente significativo l'effetto sinergico tra boro e impollinatori. La combinazione boro + Arbequina ha prodotto i migliori risultati complessivi, con un'allegagione finale del 2,48% e un indice di fertilità di 1,73. Anche le combinazioni con Ashrasi, Hojiblanca e Picual hanno dato eccellenti performance, spesso superiori alla somma degli effetti individuali.
Effetti sulla qualità dell'olio
Uno degli aspetti più interessanti della ricerca riguarda la qualità dell'olio, valutata attraverso due parametri fondamentali: l'acidità e il numero di perossidi.
L'acidità dell'olio è risultata significativamente più bassa nelle piante trattate con boro (0,44% contro 0,55%) e in quelle impollinate con Arbequina (0,42%, il valore minimo assoluto). Si tratta di un aspetto cruciale per la classificazione commerciale, considerando che per l'olio extravergine di oliva lo standard internazionale prevede un'acidità massima dello 0,8%.
Il numero di perossidi, indicatore dello stato di ossidazione dell'olio e quindi della sua stabilità nel tempo, è risultato minimo (4,73 meq/kg) con l'impollinatore Picual, mentre i valori più alti si sono registrati con l'autoimpollinazione. Il trattamento con boro ha ridotto questo valore da 5,87 a 4,93 meq/kg, un effetto positivo in termini di conservabilità.
Implicazioni pratiche per la gestione dell'oliveto
I risultati di questo studio offrono indicazioni operative preziose per olivicoltori e tecnici:
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Progettazione degli impianti: per le cultivar Sorani e Khodeiri è consigliabile prevedere l'inserimento di varietà impollinatrici compatibili in proporzione non inferiore al 10-15% del totale. Arbequina, Ashrasi, Hojiblanca e Picual si confermano ottime candidate.
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Concimazione borica: l'applicazione fogliare di boro a 200 mg/L (equivalenti a circa 1,14 g/L di acido borico) in due momenti chiave (al momento dell'impollinazione e a 15 giorni dall'allegagione) rappresenta una pratica a basso costo e ad alto ritorno economico.
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Scelta varietale: la cultivar Sorani ha mostrato performance complessivamente superiori a Khodeiri per la maggior parte dei parametri, con frutti più grandi (2,64 g contro 2,29 g), maggior contenuto di olio (38,81% contro 34,39%) e migliore qualità dell'olio. Può rappresentare una scelta preferibile in contesti simili.
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Sinergia tra pratiche: l'effetto combinato di impollinazione incrociata con varietà compatibili e trattamento borico produce risultati decisamente superiori all'applicazione isolata delle singole pratiche.
Conclusioni
La ricerca conferma che l'olivo, pur essendo una coltura tradizionalmente considerata rustica e adattabile, risponde in modo significativo a pratiche agronomiche mirate come la scelta oculata degli impollinatori e la concimazione borica. L'incremento della produttività e il miglioramento della qualità dell'olio osservati in questo studio (con aumenti dell'allegagione fino al 150% rispetto all'autoimpollinazione) giustificano ampiamente l'adozione di queste tecniche.
Per gli olivicoltori della regione mediorientale e, più in generale, per chi opera in contesti climatici simili, l'indicazione è chiara: la progettazione di impianti misti con varietà compatibili e un programma di concimazione borica ben calibrato possono fare la differenza tra una produzione mediocre e un raccolto di qualità eccellente.
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