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Spettrofotometria e stabilità ossidativa dell’olio extravergine di oliva: effetti della temperatura sui processi di degradazione

Spettrofotometria e stabilità ossidativa dell’olio extravergine di oliva: effetti della temperatura sui processi di degradazione

Il ruolo di temperatura e tempo nella formazione di prodotti di degradazione lipidica nell'olio di oliva e l’efficacia dell’analisi spettrofotometrica come tecnica rapida e non distruttiva per il controllo qualità

07 maggio 2026 | 13:00 | R. T.

L’olio extravergine di oliva occupa una posizione centrale nella filiera agroalimentare mediterranea grazie all’elevato contenuto di acidi grassi monoinsaturi, composti fenolici, tocoferoli e pigmenti naturali. Le sue proprietà nutraceutiche, associate a effetti antiossidanti e cardioprotettivi, lo rendono uno dei grassi alimentari più studiati in ambito scientifico. Tuttavia, la stabilità chimica dell’olio è fortemente influenzata dalle condizioni termiche alle quali viene sottoposto durante cottura, trasformazione industriale e conservazione.

L’esposizione prolungata al calore accelera infatti i processi di ossidazione lipidica, alterando il profilo aromatico, il colore, le caratteristiche reologiche e il valore nutrizionale del prodotto. In presenza di ossigeno atmosferico, gli acidi grassi insaturi reagiscono formando inizialmente idroperossidi, definiti prodotti primari di ossidazione. Questi composti sono instabili e si degradano successivamente in aldeidi, chetoni, acidi carbossilici e composti coniugati responsabili dell’irrancidimento.

Dal punto di vista industriale, comprendere la cinetica ossidativa degli oli vegetali è fondamentale per definire protocolli di processo, limiti di temperatura e strategie di controllo qualità. La degradazione termica non riguarda soltanto l’aspetto organolettico, ma coinvolge anche la sicurezza alimentare, poiché alcuni prodotti secondari dell’ossidazione possono avere effetti tossicologici.

La spettrofotometria UV-Vis come strumento di analisi

Tra le tecniche più utilizzate per valutare l’ossidazione degli oli alimentari, la spettrofotometria UV-Vis si distingue per rapidità, semplicità operativa e affidabilità analitica. Il principio di funzionamento si basa sulla misura dell’assorbimento o della trasmittanza della luce a specifiche lunghezze d’onda, correlate alla presenza di determinati composti chimici.

Nel caso degli oli vegetali, i coefficienti di estinzione specifica K232 e K270 costituiscono parametri di riferimento internazionali per la valutazione dello stato ossidativo. L’assorbimento a 232 nm è associato alla formazione di dieni coniugati, indicativi dei prodotti primari di ossidazione, mentre il segnale a 270 nm è correlato ai trieni coniugati e ai prodotti secondari derivanti dalla decomposizione degli idroperossidi.

La spettrofotometria consente inoltre di osservare modificazioni strutturali nei pigmenti naturali dell’olio, in particolare clorofille e carotenoidi. La degradazione di questi composti produce variazioni significative nei profili spettrali, permettendo di monitorare il deterioramento termico anche dal punto di vista cromatico.

Uno dei vantaggi principali della tecnica è rappresentato dalla possibilità di effettuare misure rapide senza procedure di preparazione particolarmente complesse. In ambito industriale, questo approccio risulta particolarmente interessante per sistemi di controllo qualità in linea o per verifiche di conformità durante la lavorazione.

Il protocollo sperimentale

Lo studio ha utilizzato campioni commerciali di olio extravergine di oliva suddivisi in quattro gruppi sperimentali. I campioni sono stati sottoposti a riscaldamento controllato a 110 °C e 130 °C per periodi di 5 e 10 ore, simulando condizioni tipiche di utilizzo domestico e industriale.

Il trattamento termico è stato effettuato in contenitori aperti, in modo da favorire l’interazione con l’ossigeno atmosferico e riprodurre realisticamente i fenomeni ossidativi che si verificano durante la cottura. La temperatura è stata mantenuta costante mediante forno termostatato con monitoraggio continuo.

Per le analisi spettrofotometriche è stato impiegato uno spettrofotometro UV-Vis T60V, strumento compatto con banda spettrale di 2 nm e range operativo compreso tra 325 e 1100 nm. I campioni di olio sono stati diluiti in solventi ad alta purezza, come cicloesano o isoottano, utilizzando cuvette in quarzo con cammino ottico di 1 cm.

Ogni misura è stata eseguita in triplicato per garantire riproducibilità statistica. I valori di assorbanza sono stati quindi elaborati per calcolare i coefficienti K232 e K270, confrontando i risultati ottenuti alle diverse condizioni di temperatura e tempo.

Effetti della temperatura sulle proprietà ottiche

I risultati sperimentali mostrano che l’olio sottoposto a 110 °C mantiene inizialmente una relativa stabilità spettrale. Dopo 5 ore di trattamento, i profili di trasmittanza risultano ancora molto simili a quelli dell’olio non ossidato. Anche a 10 ore, le modificazioni rimangono contenute, segnale della buona resistenza termica dell’olio extravergine in condizioni moderate.

Tuttavia, l’analisi dettagliata evidenzia già la presenza di variazioni ipocromiche nelle regioni comprese tra 330 e 420 nm e tra 520 e 650 nm. Parallelamente si osservano spostamenti ipercromici in prossimità di 450-470 nm e a 662 nm. Queste variazioni sono attribuibili ai primi fenomeni di degradazione dei pigmenti e alla formazione di composti ossidati.

Il comportamento cambia radicalmente quando la temperatura raggiunge 130 °C. In questo caso gli spettri mostrano un evidente spostamento verso la regione ultravioletta accompagnato dalla progressiva riduzione dei picchi caratteristici dell’olio fresco. Dopo 10 ore di esposizione, molti segnali associati a carotenoidi e clorofille risultano fortemente attenuati o completamente assenti.

L’aumento della temperatura determina quindi un’accelerazione significativa della cinetica ossidativa. La degradazione termica coinvolge sia i composti lipidici sia i sistemi antiossidanti naturali presenti nell’olio. Una volta esaurita la capacità protettiva dei fenoli e dei tocoferoli, la velocità di formazione dei prodotti ossidativi aumenta rapidamente.

Degradazione dei pigmenti e perdita di qualità

Le modificazioni osservate nei profili spettrali sono strettamente correlate alla degradazione dei pigmenti naturali. Le clorofille conferiscono all’olio tonalità verdi caratteristiche, mentre i carotenoidi sono responsabili delle sfumature giallo-dorate. Entrambi i gruppi molecolari svolgono anche una funzione antiossidante.

L’esposizione prolungata a temperature elevate comporta la distruzione progressiva di queste strutture. Dal punto di vista ottico, ciò si traduce nella perdita dei picchi di assorbimento tipici e nella riduzione della trasmittanza in specifiche regioni dello spettro.

Dal punto di vista qualitativo, la degradazione dei pigmenti rappresenta un indicatore importante dello stato di conservazione dell’olio. La perdita di colore è infatti accompagnata da modificazioni sensoriali che coinvolgono aroma, gusto e percezione complessiva del prodotto.

I dati sperimentali confermano inoltre che il tempo di esposizione costituisce un parametro critico. A parità di temperatura, il passaggio da 5 a 10 ore produce incrementi significativi dei livelli di ossidazione. Questo aspetto assume particolare rilevanza nei processi industriali continui e nelle applicazioni di frittura prolungata.

Implicazioni per l’industria alimentare

Le evidenze emerse dallo studio hanno ricadute concrete sia per i produttori sia per il settore della ristorazione. Il mantenimento di temperature moderate consente infatti di preservare più a lungo le proprietà nutrizionali dell’olio extravergine, riducendo la formazione di composti indesiderati.

Nelle applicazioni industriali, il controllo accurato dei parametri termici può contribuire ad aumentare la shelf life dei prodotti e a migliorare la qualità sensoriale finale. L’utilizzo di sistemi di monitoraggio spettrofotometrico permette inoltre di implementare procedure rapide di verifica senza ricorrere ad analisi chimiche più complesse e costose.

Dal punto di vista normativo, il monitoraggio dei coefficienti K232 e K270 rappresenta già oggi uno strumento fondamentale per la classificazione commerciale degli oli di oliva. L’integrazione di controlli spettrofotometrici avanzati potrebbe quindi rafforzare ulteriormente i sistemi di tracciabilità e certificazione qualitativa.

Anche il comparto della ristorazione professionale può beneficiare di queste conoscenze. L’impiego ripetuto dello stesso olio a temperature elevate favorisce infatti l’accumulo di sostanze ossidate e la perdita delle proprietà salutistiche originarie. Una gestione più rigorosa dei cicli termici consente di migliorare sia la qualità degli alimenti sia la sicurezza del consumatore.

Prospettive future della diagnostica ottica

La crescente diffusione di sensori ottici e sistemi di analisi in tempo reale apre prospettive interessanti per il monitoraggio della qualità degli oli alimentari. Le tecnologie spettrofotometriche moderne consentono oggi acquisizioni rapide, elevata sensibilità e integrazione con software di elaborazione dati avanzati.

In futuro sarà possibile correlare i parametri spettrofotometrici con altre grandezze chimico-fisiche, come viscosità, indice di perossidi, contenuto fenolico e stabilità ossidativa complessiva. L’integrazione con algoritmi di intelligenza artificiale potrebbe inoltre permettere la previsione automatica dello stato di degradazione dell’olio in funzione delle condizioni operative.

L’evoluzione della sensoristica ottica potrà avere un impatto significativo anche nei sistemi di produzione automatizzati, favorendo il controllo continuo della qualità lungo tutta la filiera agroalimentare. In questo scenario, la spettrofotometria si conferma una tecnologia strategica per garantire sicurezza, efficienza e valorizzazione delle produzioni ad alto valore aggiunto come l’olio extravergine di oliva.

Conclusioni

Lo studio conferma che la temperatura rappresenta il principale fattore di accelerazione dei processi ossidativi nell’olio extravergine di oliva. A 110 °C l’olio mantiene una discreta stabilità anche dopo esposizioni prolungate, mentre a 130 °C si osserva una rapida degradazione dei pigmenti e un incremento significativo dei prodotti ossidativi.

La spettrofotometria UV-Vis si dimostra uno strumento efficace per il monitoraggio rapido e non distruttivo della qualità dell’olio durante i trattamenti termici. La possibilità di correlare le variazioni spettrali allo stato di ossidazione rende questa tecnica particolarmente interessante per applicazioni industriali e controlli di processo.

I risultati evidenziano infine l’importanza di limitare tempi e temperature di esposizione durante le lavorazioni alimentari. Una gestione termica corretta consente infatti di preservare il valore nutrizionale dell’olio, ridurre la formazione di composti potenzialmente nocivi e garantire standard qualitativi più elevati lungo tutta la filiera.

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