L'arca olearia
Il cotonello dell'olivo può compromettere la fioritura
Favorito da primavere miti, umidità elevata e crescita vegetativa intensa, Euphyllura olivina può compromettere germogli e fioritura. Occorre una gestione integrata basata su prevenzione agronomica e tutela degli insetti utili
07 maggio 2026 | 09:00 | R. T.
Tra i parassiti più caratteristici dell’olivo nelle aree mediterranee c’è il cosiddetto “cotonello dell'olivo”, nome con cui viene comunemente indicato Euphyllura olivina, un piccolo insetto appartenente al gruppo degli psillidi, parenti stretti degli afidi. Sebbene il suo aspetto sia facilmente riconoscibile e spesso susciti preoccupazione tra gli olivicoltori, nella maggior parte dei casi questa fitopatia non provoca danni gravi se presente a livelli contenuti. In determinate condizioni climatiche e colturali, tuttavia, può trasformarsi in un problema rilevante, soprattutto negli oliveti giovani o durante annate caratterizzate da primavere umide e temperate.
Il ciclo biologico dell’insetto è strettamente legato allo sviluppo vegetativo dell’olivo. Gli adulti, lunghi appena 2-3 millimetri, si presentano di colore verde chiaro o giallastro, con ali trasparenti e una notevole capacità di movimento e dispersione. Le femmine depongono le uova principalmente su gemme e germogli teneri, mentre le ninfe rappresentano lo stadio più evidente e dannoso. Queste ultime producono infatti una secrezione cerosa biancastra dall’aspetto cotonoso che le protegge dai predatori e dalle condizioni ambientali sfavorevoli.
Generalmente il parassita compie da due a tre generazioni all’anno, ma il suo impatto dipende soprattutto dalla coincidenza tra la presenza delle ninfe e le fasi fenologiche più sensibili della pianta. Lo sviluppo del cotonello è favorito da temperature comprese tra 15 e 25 °C, elevata umidità relativa, abbondanza di vegetazione giovane e vigorosa, oltre che dall’assenza di antagonisti naturali causata da un uso eccessivo di insetticidi.
I sintomi risultano piuttosto semplici da riconoscere anche per gli operatori meno esperti, secondo la Red de Alerta e Información Fitosanitaria de Andalucía (RAIF). Il segnale più tipico è la comparsa di masse bianche e cotonose su germogli, foglie e infiorescenze, accompagnate da una sostanza appiccicosa, la melata, prodotta dagli insetti. In caso di infestazioni intense, i giovani germogli possono indebolirsi sensibilmente.
Foto: Di Morini33 - Opera propria, CC BY 3.0
I danni variano in funzione dell’intensità dell’attacco e del momento in cui si verifica. Le ninfe sottraggono linfa ai tessuti più teneri, indebolendo germogli e strutture riproduttive; nei casi più gravi possono interferire con la fioritura e con l’allegagione dei frutti. A ciò si aggiungono i danni indiretti: la melata favorisce infatti lo sviluppo della fumaggine, un fungo che riduce la capacità fotosintetica della pianta, mentre la presenza di formiche può contribuire a proteggere la colonia dai suoi nemici naturali.
Negli oliveti adulti e ben gestiti, tuttavia, il problema rimane spesso più estetico che produttivo. Situazioni più delicate si registrano invece negli impianti superintensivi o nei giovani oliveti, dove l’elevata vigoria vegetativa crea condizioni ideali per il parassita.
Secondo i principi della Gestione Integrata delle Avversità e della Produzione Integrata, il controllo del cotonello deve basarsi innanzitutto sulla prevenzione agronomica. Una potatura equilibrata riduce la formazione di germogli troppo teneri e appetibili, mentre una concimazione moderata e una gestione razionale dell’irrigazione evitano eccessi di vigoria che favoriscono lo sviluppo dell’insetto.
Fondamentale anche il ruolo del controllo biologico. Crisopidi, coccinelle e diversi imenotteri parassitoidi sono infatti in grado di mantenere naturalmente le popolazioni del fitofago entro livelli tollerabili, purché non vengano compromessi da trattamenti chimici indiscriminati. Proprio per questo motivo, la Produzione Integrata impone la salvaguardia della fauna ausiliaria e limita il ricorso agli insetticidi.
Dal punto di vista economico, il cotonello non rappresenta normalmente una minaccia paragonabile ad altre avversità dell’olivo, come la mosca olearia o il cicloconio. La sua presenza viene spesso considerata più un indicatore dell’equilibrio ecologico dell’oliveto che un reale pericolo per la produzione. Una corretta gestione agronomica e l’applicazione rigorosa dei principi della difesa integrata risultano infatti, nella maggior parte dei casi, sufficienti a contenerne gli effetti senza conseguenze significative per il raccolto.
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