L'arca olearia
Zeolite e olivo: dalla difesa fitosanitaria alla gestione del potassio
Dalla riduzione dell’uso del rame al miglioramento della resilienza idrica, due studi sperimentali confermano il valore multifunzionale della zeolitite ricca in chabasite nei sistemi olivicoli mediterranei
09 aprile 2026 | 13:00 | R. T.
In un’olivicoltura chiamata sempre più spesso a coniugare sostenibilità, efficienza produttiva e adattamento climatico, materiali naturali come le zeolititi stanno emergendo come strumenti tecnici di grande interesse. In particolare, i tufi ricchi in chabasite mostrano caratteristiche che li rendono estremamente versatili: elevata capacità di scambio cationico, buona ritenzione idrica, interazione favorevole con i microrganismi utili e possibilità di impiego sia in difesa sia nella gestione della fertilità del suolo.
Una recente ricerca di dottorato ha approfondito proprio questo aspetto, valutando il potenziale agronomico della zeolitite nella coltivazione dell’olivo attraverso due linee di studio complementari: da un lato la protezione della chioma contro la Rogna dell’Olivo, dall’altro il ruolo dell’ammendante zeolitico nella dinamica del potassio e nella risposta fisiologica della pianta alla siccità.
Difesa dalla rogna: un biopesticida a base di zeolite come alternativa al rame
Il primo filone di ricerca, sviluppato nell’ambito del progetto LIFE Microfighter, ha riguardato uno dei problemi fitosanitari più noti in olivicoltura: la Rogna dell’Olivo, causata dal batterio Pseudomonas savastanoi pv. savastanoi. Una patologia che, come noto, trova facile ingresso attraverso ferite e lesioni, e che può compromettere la funzionalità vegetativa della pianta, soprattutto in impianti soggetti a eventi traumatici come grandine, potature o stress meccanici.
L’obiettivo dello studio era verificare l’efficacia di un nuovo formulato definito Zeo-Biopesticida (ZBp), costituito da chabasite micronizzata e dal batterio benefico Pseudomonas synxantha DLS65. Il prodotto è stato messo a confronto con un trattamento rameico convenzionale e con un controllo non trattato in due oliveti dell’Emilia-Romagna.
I risultati sono particolarmente interessanti per il settore. Le osservazioni microscopiche hanno infatti mostrato che il prodotto è in grado di aderire e permanere sulla superficie fogliare, un aspetto tutt’altro che secondario quando si parla di efficacia dei formulati in pieno campo. Sul piano fitopatologico, le valutazioni hanno evidenziato una significativa riduzione della formazione di galle, con livelli di contenimento paragonabili a quelli ottenuti con il rame, anche in situazioni non ottimali di copertura della vegetazione.
Si tratta di un dato rilevante, perché suggerisce la possibilità di impiegare la zeolite non solo come semplice supporto inerte, ma come componente attiva di una strategia di biocontrollo. In un contesto normativo e tecnico che spinge alla riduzione degli input rameici, la disponibilità di soluzioni alternative o integrative rappresenta un tema centrale per tutta l’olivicoltura mediterranea.
Altro elemento di interesse: il trattamento non ha mostrato effetti negativi né sulla produzione di olive né sulla qualità dell’olio, aspetto decisivo quando si valuta la trasferibilità di un’innovazione dal piano sperimentale alla pratica aziendale.
Non solo difesa: la zeolite migliora anche il comportamento del suolo
Se il primo studio ha evidenziato il potenziale della zeolite in chiave fitosanitaria, il secondo ha messo in luce una funzione forse ancora più strategica per il futuro dell’olivicoltura: il suo ruolo come ammendante capace di regolare la disponibilità dei nutrienti, in particolare del potassio (K⁺).
L’esperimento, realizzato nell’ambito del progetto CROSSFruit presso l’azienda sperimentale La Hampa (IRNAS-CSIC, Spagna), ha valutato la risposta di giovani piante di olivo cv. Arbequina coltivate in vaso in differenti condizioni di disponibilità nutrizionale e idrica.
Il disegno sperimentale prevedeva:
- due livelli di fertilizzazione (100% NPK e 0% NPK),
- presenza o assenza di zeolitite chabasitica granulare,
- tre fasi di gestione idrica: irrigazione regolare, stress da siccità e recupero.
Oltre ai parametri chimico-fisici del suolo, sono stati monitorati alcuni indicatori fisiologici chiave per comprendere il comportamento della pianta, tra cui:
- conduttanza stomatica,
- potenziale idrico fogliare,
- accrescimento dei germogli.
Capacità di scambio cationico raddoppiata e maggiore disponibilità di potassio
Uno dei risultati più netti emersi dalla prova riguarda la capacità di scambio cationico (CSC) del substrato. Nei suoli ammendati con zeolitite, la CSC è risultata circa doppia rispetto ai suoli privi di zeolite.
Dal punto di vista agronomico, questo significa una maggiore capacità del sistema suolo di trattenere e rendere disponibili cationi nutritivi, riducendo il rischio di perdite e migliorando l’efficienza d’uso dei fertilizzanti. Nel caso specifico, l’effetto è stato particolarmente evidente per il potassio, elemento chiave nella fisiologia dell’olivo e nella regolazione degli scambi idrici.
L’aspetto più interessante è che la maggiore disponibilità di K⁺ è stata osservata anche in assenza di fertilizzazione, suggerendo che la zeolitite non si limiti a “contenere” i nutrienti, ma possa funzionare come un vero e proprio serbatoio tampone, in grado di modulare il rilascio in funzione delle esigenze della pianta.
Potassio, stomi e risposta alla siccità: cosa succede nella pianta
La parte forse più innovativa dello studio riguarda il legame tra disponibilità di potassio nel suolo e regolazione stomatica dell’olivo.
Le piante cresciute in condizioni di minore disponibilità di K⁺ solubile hanno mostrato valori più elevati di conduttanza stomatica massima (gsmax). In termini fisiologici, questo comportamento indica una regolazione degli stomi meno conservativa, cioè una maggiore tendenza a mantenere aperti gli stomi in condizioni favorevoli.
Nel breve periodo questo può tradursi in una maggiore velocità di crescita quando l’acqua non è limitante. Ed è infatti ciò che è stato osservato: le piante con minore K⁺ disponibile hanno mostrato uno sviluppo più rapido in condizioni di piena irrigazione.
Tuttavia, questa strategia si è rivelata più fragile al sopraggiungere dello stress idrico. Quando l’irrigazione è stata sospesa, tali piante hanno manifestato un crollo più marcato della gsmax, segnale di una minore capacità di mantenere un equilibrio fisiologico in condizioni di siccità.
Al contrario, le piante non fertilizzate ma trattate con zeolitite hanno evidenziato un comportamento molto più stabile: pur partendo da una condizione nutrizionale teoricamente meno favorevole, sono riuscite a recuperare la conduttanza stomatica in misura analoga alle piante fertilizzate.
In altre parole, la zeolite sembra aver favorito una gestione più efficiente del potassio e, di conseguenza, un miglior controllo stomatico dello stato idrico fogliare.
Una tecnologia semplice, ma con effetti su più fronti
L’aspetto più interessante che emerge da questa ricerca è la multifunzionalità tecnica della zeolitite. Non si tratta soltanto di un correttivo o di un materiale da impiegare come supporto, ma di una risorsa capace di intervenire su più livelli del sistema colturale:
- protezione della chioma e supporto al biocontrollo delle batteriosi;
- incremento della capacità di scambio cationico del suolo;
- migliore gestione del potassio;
- maggiore efficienza fisiologica nella regolazione degli stomi;
- maggiore resilienza in condizioni di deficit idrico.
Per l’olivicoltura mediterranea, dove oggi si concentrano contemporaneamente le pressioni della transizione ecologica, della restrizione degli input chimici e della variabilità climatica, si tratta di una prospettiva particolarmente concreta.
Quali ricadute pratiche per il settore olivicolo
Dal punto di vista applicativo, i risultati suggeriscono che le strategie basate sulla zeolite potrebbero offrire benefici lungo due direttrici molto attuali.
La prima riguarda la difesa fitosanitaria, dove l’impiego di formulati innovativi come lo Zeo-Biopesticida potrebbe contribuire a ridurre la dipendenza dai trattamenti rameici, mantenendo un buon livello di protezione contro la Rogna.
La seconda riguarda la fertilità e la gestione dello stress idrico, dove l’impiego della zeolitite come ammendante potrebbe migliorare l’efficienza nell’uso del potassio e aumentare la capacità della pianta di affrontare fasi di carenza idrica senza penalizzazioni fisiologiche troppo marcate.
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