L'arca olearia

Sottoprodotti di frantoio: il presente è un problema, nel futuro una risorsa

Sottoprodotti di frantoio: il presente è un problema, nel futuro una risorsa

Il quadro dei sottoprodotti di frantoio è notevolmente cambiato nel corso degli ultimi trent’anni in Italia. Le acque di vegetazione sono sempre meno un problema mentre l’utilizzo intelligente delle sanse a due fasi è la sfida. Senza dimenticare idiozie burocratiche sulle foglie d’olivo

27 marzo 2026 | 12:30 | T N

C’è stato un passato in cui tutta l’attenzione nella gestione dei sottoprodotti dell’olivo era legata alle acque di vegetazione. Se ne producevano milioni di tonnellate, come ricordato da Domenico Fazio, consigliere FOA Italia, nel corso del convegno “Non chiamateli scarti” a Bari. Oggi di acque di vegetazione se ne produce meno di un milione di tonnellate, in diminuzione.

I problemi sentiti dai frantoiani in questo tempo sono le foglie (e rametti di olivo) e le sanse umide, o sanse a due fasi.

Il primo è solo un problema tipicamente burocratico. Non essendo ricompresi nell’elenco dei sottoprodotti di frantoio, alcune interpretazioni vogliono che siano rifiuti speciali, con tutto l’aggravio burocratico e gestionale per i frantoi. Una follia burocratica che può essere risolta mediante un’aggiunta all’elenco dei sottoprodotti di frantoio, unitamente eventualmente alle acque di lavaggio.

Il secondo, quello sulle sanse umide, è più complicato perché di sistema e riguarda l’inquadramento di questo sottoprodotto all’interno di un processo tecnologico in evoluzione. Come ricordato dal prof. Alessandro Leone dell’Università di Bari la legislazione deve partire dalla reale natura tecnica degli output del frantoio moderno. Come sono composti attualmente i sottoprodotti che escono dal frantoio? Quale evoluzione tecnologica è prevedibile nel medio termine? Occorre dare certezza agli operatori e agli agenti di controllo non più attraverso generiche formulazioni e definizioni ma capitolati tecnici precisi, basati su dati ed evidenze scientifiche.

Sulla base di questa evoluzione è chiaro che il futuro utilizzo delle sanse umide non può essere solo lo smaltimento tramite il biogas, come avviene oggi. Le criticità delle sentenze possono essere risolte ma occorre evitare che i flussi generino posizioni monopolistiche, come avvenuto anni fa per la sansa destinata ai sansifici. Il prof. Maurizio Servili ha ricordato come esistano numerose potenzialità, come l’utilizzo della sansa denocciolata nella mangimistica e che territori destinati alla zootecnica, come Campania e Lazio, potrebbe beneficiare di una materia prima a basso costo ma ad alto valore aggiunto, conferendo al latte e alla carne valori nutrizionali elevati. Senza parlare dell’estrazione fenolica per l’industria cosmetica o farmaceutica. Occorrono definire e organizzare percorsi per la sansa umida in ragione delle diverse realtà territoriali, creando davvero filiere circolari.

Sebbene la legislatura stia volgendo al termine, come ricordato dall’On. Raffaele Nevi, Segretario della XIII Commissione Agricoltura, vi sono i presupposti per qualche correttivo mirato e puntuale alla normativa in vigore. Un percorso che però deve essere condiviso e concertato in tempi brevi per inserire l’iniziativa negli iter parlamentari che avranno esito certo nei prossimi mesi.

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

Sensori MOS per identificare la contaminazione da MOSH-MOAH delle olive

L’impiego di sensori a ossidi metallici semiconduttori apre nuove prospettive per il controllo rapido dei lotti di olive in ingresso al frantoio. Un approccio low-cost, non invasivo e potenzialmente integrabile nei flussi di qualità della filiera olivicola

27 marzo 2026 | 13:30

L'arca olearia

Uno studio comparativo delle risposte di crescita, rendimento e fisiologiche delle varietà di olivo Arbosana, Arbequina, Coratina e Maraqi

La risposta delle cultivar di olivo non è la stessa, con la Coratina che esprime la massima produttività senza limitazioni o fattori di stress. Arbequina e Arbosana sono adatte per sistemi intensivi ad alta densità perchè efficienti nel gestire le risorse sotto stress

27 marzo 2026 | 11:00

L'arca olearia

L'influenza della temperatura sul risveglio vegetativo dell'olivo e lo sviluppo delle gemme a fiore

In condizioni naturali il germogliamento riproduttivo è apparso leggermente ritardato per gli alberi in carica rispetto a quelli in scarica. La percentuale di germogliazione è molto più bassa per gli alberi in carica rispetto a quelli in scarica

26 marzo 2026 | 15:00

L'arca olearia

In frantoio è tempo di coniugare qualità e alta resa di estrazione

Avere impianti di grandi portate deve infondere nel produttore la serenità e la tranquillità di avere sia una capacità estrattiva ottimale che la possibilità di estrarre olio di oliva eccellente; il tutto partendo ovviamente da un prodotto che sia già di base di eccellenza

25 marzo 2026 | 16:00

L'arca olearia

Nuovi peptidi antimicrobici per il controllo della rogna dell'olivo

La ricerca di strategie alternative ai formulati rameici è diventata prioritaria per combattere la rogna dell'olivo. Non solo Pseudomonas savastanoi, bisogna considerare il ruolo di Pantoea agglomerans e i possibili effetti di brevi sequenze aminoacidiche: peptidi antimicrobici

25 marzo 2026 | 15:00

L'arca olearia

Sequenziato il genoma di Pseudocercospora cladosporioides, agente della cercosporiosi dell'olivo

La specie Pseudocercospora cladosporioides infetta principalmente le foglie, causando la defogliazione sopra menzionata, l'indebolimento degli alberi e le notevoli perdite di produzione.Decodificato il DNA un passo decisivo per strategie efficaci di gestione

25 marzo 2026 | 12:00