L'arca olearia

Già venduto metà dell’olio di oliva prodotto in Italia

Già venduto metà dell’olio di oliva prodotto in Italia

Le giacenze in Italia a fine gennaio sono pari a 160 mila tonnellate, la metà della produzione nazionale nella campagna olearia 2025/26. In Puglia metà dell’extravergine di oliva italiano. Aumento di 14 mila tonnellate rispetto a fine dicembre

12 febbraio 2026 | 15:00 | T N

Metà dell’olio italiano prodotto nella campagna olearia 2025/2026 è già stato venduto.

Le giacenze certificate dal Report Frantoio Italia dell’ICQRF al 31 gennaio 2026 sono di 160 mila tonnellate, di cui la metà, quasi 84 mila in Puglia, seguita dalle 18 mila tonnellate in Calabria e dalle 15 mila tonnellate in Sicilia.

Nelle tre regioni olivicole italiane per eccellenza vi è giacente il 73% dell’olio italiano.

Seguono le regioni tradizionalmente imbottigliatrici di olio, con le quasi 17 mila tonnellate della Toscana, le 7800 tonnellate in Umbria e le 4600 tonnellate in Liguria.

In queste tre regioni vi è un altro 18% dell’olio nazionale.

In sei regioni vi è dunque il 91% della produzione nazionale con gli altri territori olivicoli che sono, più o meno, spettatori del mercato con la sola eccezione del Lazio (3200 tonnellate), Campania (2000 tonnellate) e Abruzzo (1800 tonnellate) che insieme rappresentano il 4% delle giacenze nazionali.

Rispetto alla fine del 2025 le giacenze complessive sono aumentate di 14 mila tonnellate, 8 mila tonnellate in Puglia e 3 mila tonnellate in Calabria, con le altre regioni olivicole italiane che, quindi, avevano già chiuso la raccolta a dicembre.

Se guardiamo al biologico a fine gennaio sono disponibile per il mercato 40 mila tonnellate di extravergine, prevalentemente in Puglia (19 mila tonnellate), Calabria (9000 tonnellate) e Sicilia (5600 tonnellate).

Sulle Dop/Igp gli stock complessivi sono di 20 mila tonnellate circa di cui 12 mila di Dop Terra di Bari, a cui si sommano 900 tonnellate di Igp Puglia. Ma regina incontrastata delle denominazioni è anche la Sicilia con 2800 tonnellate di Igp Sicilia, 2000 tonnellate di Val di Mazara Dop e 400 tonnellate circa di Valli Trapanesi Dop. Terza forza è la Calabria con 1300 tonnellate di Igp Calabria. L’annata di scarica penalizza la Toscana che chiude con poco più di 1000 tonnellate certificabili di Igp Toscano.

Nel complesso la giacenza complessiva di olio italiano non è affatto preoccupante, considerando un venduto medio di 10-12 mila tonnellate al mese di extravergine convenzionale, si arriverebbe a fine settembre con 70 mila tonnellate di stock ma davanti una campagna olearia presumibilmente di scarica/mezza carica in Puglia, Calabria e Sicilia con l’ipotesi plausibile di una discesa della produzione per naturale alternanza di produzione nella campagna 2026/2027.

Una tendenza che, unitamente alle previsioni di produzione e vendite nel resto del bacino del Mediterraneo, fa ritenere che è prevedibile un lieve aumento dei prezzi dell’olio nazionale dalla primavera, in linea con i rincari prevedibili sul mercato dell’extravergine spagnolo, considerando che già oggi la Tunisia sta quotando sopra i 4 euro/kg (dopo essere partita da 3 euro/kg all’inizio della campagna olearia).

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