L'arca olearia

L'effetto di micorrize native e commerciali sulla crescita e la fisiologia dell'olivo

L'effetto di micorrize native e commerciali sulla crescita e la fisiologia dell'olivo

Le micorrize commerciali, spesso composte da un unico fungo, sono capaci di instaurare relazioni simbiotiche ma spesso con intensità e risultati inferiori rispetto a quelle native. Ecco l'effetto su crescita e prestazioni fotosintetiche

30 gennaio 2026 | 10:00 | R. T.

Le micorrize dell’olivo (Olea europaea L.) rappresentano un’importante simbiosi tra le radici della pianta e particolari funghi del suolo. Questa relazione è mutualistica: il fungo colonizza l’apparato radicale aumentando la superficie di assorbimento, mentre la pianta fornisce al fungo composti carboniosi derivati dalla fotosintesi.

Le micorrize più comuni negli olivi sono del tipo endomicotico arbuscolare, appartenenti al phylum Glomeromycota. Questi funghi penetrano all’interno delle cellule corticali delle radici, formando strutture chiamate arboscoli e vescicole, attraverso cui avviene lo scambio di nutrienti. Le micorrize migliorano l’assorbimento di fosforo, azoto, zinco e altri microelementi, fondamentali per la crescita equilibrata della pianta e per la produzione di olive sane e di qualità.

In terreni poveri o aridi, come quelli tipici delle aree olivicole mediterranee, la presenza di micorrize risulta particolarmente vantaggiosa: aumenta la resistenza alla siccità, riduce la necessità di fertilizzanti chimici e limita l’incidenza di patogeni radicali. Inoltre, la simbiosi micorrizica contribuisce a stabilizzare il suolo, migliorando la struttura e la ritenzione idrica.

Ma quale è la micorriza migliore per l'olivo?

Uno studio indaga gli effetti di due inoculi di micorrize (AMF), il consorzio AMF nativo “Rhizolive consortium” (RC) e il ceppo commerciale “Rhizophagus irregularis” (RI), sulla crescita, l'accumulo di biomassa e le caratteristiche fisiologiche dell'olivo.

I nostri risultati hanno dimostrato che entrambi gli inoculi di AMF hanno stabilito con successo relazioni simbiotiche; tuttavia, la frequenza e l'intensità micorrizica non hanno mostrato differenze significative tra i trattamenti.

In particolare, la colonizzazione arbuscolare era significativamente più elevata nelle piante inoculate con RC rispetto a quelle inoculate con RI, mentre RI mostrava una colonizzazione vescicolare leggermente superiore rispetto a RC. Le piante inoculate con RC presentavano un'altezza dei germogli maggiore (52 cm) e sviluppavano in media 55 foglie. Anche l'accumulo di biomassa è aumentato di circa il 34% e il 38% rispettivamente per il peso fresco e secco dei germogli. In termini di prestazioni fisiologiche, le piante inoculate con RC hanno mostrato una maggiore conduttanza stomatica e fluorescenza clorofilliana rispettivamente di circa il 21% e il 2,5%. Inoltre, il contenuto di clorofilla a, clorofilla totale e carotenoidi era notevolmente più elevato nelle piante inoculate con RC rispetto al trattamento RI.

E' accertato il potenziale dei consorzi di AMF autoctoni, isolati dalla rizosfera dell'olivo, di migliorare la colonizzazione delle radici, la crescita e l'efficienza fisiologica dell'olivo, sottolineando la loro rilevanza come alternative sostenibili agli inoculanti micorrizici commerciali.

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

Xylella e olivo: la svolta green dei biopesticidi. Quale strategia conviene davvero?

Per anni, le armi principali sono state i pesticidi chimici di sintesi, come il rame, gli insetticidi piretroidi e i neonicotinoidi. Oggi si parla di biopesticidi. Un confronto tra efficacia ed impatto ambientale, come guida per gli olivicoltori che voglio contrastare Xylella fastidiosa

26 agosto 2026 | 15:00

L'arca olearia

Melograno e carruba contro la verticilliosi dell’olivo: gli estratti attivano le difese naturali della pianta

Estratti di melograno e carruba mostrano un potenziale effetto bioprotettivo contro Verticillium dahliae, il fungo responsabile della verticilliosi dell’olivo. Attivati di diversi geni coinvolti nelle risposte di difesa della pianta e una riduzione o stabilizzazione della biomassa fungina nelle piante trattate

25 agosto 2026 | 13:00

L'arca olearia

Aculus olearius: un nuovo nemico per l'olivicoltura

L'acaro parassita è già noto in Italia, Grecia, Spagna e Turchia. Causa danni significativi alle olive, tra cui imbrunimento dei germogli, disseccamento dei fiori, accartocciamento delle foglie e deformazioni dei giovani frutti. Ecco indicazioni pratiche per gli olivicoltori su come riconoscere i sintomi, monitorare le popolazioni e gestire il problema

24 agosto 2026 | 16:00

L'arca olearia

Olio extravergine d'oliva denocciolato: un tesoro di antiossidanti per la salute e la bellezza

La rimozione del nocciolo prima dell'estrazione dell'olio dalle olive Cerasuola aumenta significativamente la concentrazione di composti fenolici e flavonoidi, potenziando le proprietà antiossidanti dell'olio extravergine e aprendo nuove prospettive per l'industria cosmetica e alimentare

24 agosto 2026 | 15:00

L'arca olearia

Ftalati nell’olio extravergine d'oliva, arriva un nuovo metodo rapido per individuarli

Un sistema basato sulla fluorescenza riesce a distinguere sette diversi ftalati presenti nell’olio extravergine di oliva con un’accuratezza fino al 97,2%. La tecnica potrebbe diventare uno strumento di screening per controllare più rapidamente la sicurezza degli oli alimentari

24 agosto 2026 | 13:00

L'arca olearia

Limonene e cannella per proteggere l'olivo: nuovi biopesticidi naturali promettono un’olivicoltura più sostenibile

Uno studio dell’Università di Almeria analizza il comportamento ambientale di limonene e trans-cinnamaldeide, due composti naturali utilizzabili come biofitoprotettori. La ricerca evidenzia una rapida degradazione nell’ambiente acquatico e un basso rischio di accumulo, aprendo nuove prospettive per ridurre l’impiego di pesticidi sintetici anche negli oliveti

22 agosto 2026 | 09:00