L'arca olearia
La strategia dell'olivo contro la siccità e l'aumento della CO2
Ecco come la variabilità genetica dell'olivo influisce sulla capacità dell’albero di resistere allo stress idrico in condizioni di CO₂ elevata, uno scenario considerato sempre più realistico per i prossimi decenni
26 gennaio 2026 | 13:00 | R. T.
La crescente frequenza di periodi di siccità e l’aumento delle concentrazioni di anidride carbonica (CO₂) in atmosfera stanno mettendo sotto pressione l’olivicoltura mediterranea. In questo contesto, una recente ricerca pubblicata sulla rivista Plant Physiology and Biochemistry fornisce indicazioni preziose su come l’olivo potrebbe adattarsi meglio ai futuri scenari climatici.
Lo studio è stato condotto da un team internazionale di ricercatori dell’Institute of Forestry Sciences (ICIFOR, INIA-CSIC), dell’Istituto di Risorse Naturali e Agrobiologia di Siviglia (IRNAS-CSIC) e dell’Università delle Isole Baleari, e si è concentrato sul comportamento fisiologico di diversi genotipi selvatici di Olea europaea.
Perché studiare l’olivo selvatico
Gli olivi selvatici rappresentano un serbatoio di diversità genetica spesso trascurato, ma potenzialmente cruciale per affrontare le sfide poste dal cambiamento climatico. A differenza delle cultivar commerciali, selezionate soprattutto per la produttività, i genotipi selvatici conservano caratteristiche adattative sviluppate in ambienti difficili, come la tolleranza alla scarsità d’acqua.
I ricercatori hanno voluto verificare se e come questa variabilità genetica influisca sulla capacità dell’olivo di resistere allo stress idrico in condizioni di CO₂ elevata, uno scenario considerato sempre più realistico per i prossimi decenni.
L’esperimento: acqua, CO₂ e risposta delle piante
Nel corso dello studio, diversi genotipi selvatici di olivo sono stati coltivati in atmosfere con CO₂ arricchita e sottoposti a due differenti regimi idrici: piante ben irrigate e piante in condizioni di siccità.
Sono stati analizzati parametri chiave per la fisiologia della pianta, tra cui:
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lo scambio gassoso fogliare, legato all’efficienza d’uso dell’acqua;
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la crescita e l’accumulo di biomassa;
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alcuni indicatori biochimici, come gli isotopi stabili del carbonio (δ¹³C) e dell’azoto (δ¹⁵N), utili per comprendere come la pianta gestisce le risorse in condizioni di stress.
CO₂ elevata: un effetto tampone contro la siccità
Uno dei risultati più interessanti riguarda il ruolo dell’aumento della CO₂ atmosferica. In molti genotipi, l’arricchimento di CO₂ ha contribuito a ridurre gli effetti negativi della siccità, migliorando l’efficienza nell’uso dell’acqua. In pratica, le piante sono riuscite a mantenere buoni livelli di assimilazione del carbonio consumando meno acqua.
Questo effetto è risultato più evidente nelle condizioni di CO₂ elevata rispetto a quelle ambientali, suggerendo che l’aumento di CO₂ potrebbe in parte compensare lo stress idrico, almeno dal punto di vista fisiologico.
Non tutti gli olivi reagiscono allo stesso modo
Lo studio evidenzia però un aspetto fondamentale: la risposta alla siccità e alla CO₂ elevata è fortemente dipendente dal genotipo. Alcuni olivi selvatici mostrano strategie più efficienti nel gestire l’acqua e il metabolismo del carbonio e dell’azoto, mentre altri risultano più sensibili allo stress.
Le differenze osservate negli isotopi δ¹³C e δ¹⁵N indicano che esistono diversi “modelli fisiologici” di adattamento, un’informazione di grande valore per chi si occupa di selezione varietale.
Implicazioni pratiche per l’olivicoltura
I risultati della ricerca hanno importanti ricadute applicative. Identificare genotipi di olivo con maggiore efficienza nell’uso dell’acqua e una migliore capacità di adattamento allo stress idrico può orientare:
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i programmi di miglioramento genetico;
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la selezione di portinnesti o nuove cultivar;
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le strategie di gestione degli impianti in aree soggette a siccità.
In un contesto mediterraneo sempre più arido, disporre di materiali vegetali più resilienti diventa una priorità per garantire la sostenibilità economica e ambientale dell’olivicoltura.
Una risorsa per il futuro
Lo studio conferma che la biodiversità dell’olivo, in particolare quella dei genotipi selvatici, rappresenta una risorsa strategica ancora poco sfruttata. L’uso di strumenti avanzati, come l’analisi degli isotopi stabili, permette di individuare con maggiore precisione le caratteristiche funzionali più utili per affrontare il cambiamento climatico.
Per il settore agricolo e olivicolo, questi risultati indicano una direzione chiara: investire nella diversità genetica e nella ricerca scientifica per costruire sistemi produttivi più resilienti e adattati alle condizioni ambientali del futuro.
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