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L'uso di enzimi in frantoio è un reato penale: la sentenza della Cassazione

L'uso di enzimi in frantoio è un reato penale: la sentenza della Cassazione

La Corte di Cassazione ha confermato la condannata a nove mesi di un frantoiano che ha utilizzato il pectinex in frantoio per produrre olio extravergine di oliva, confermando il reato di frode in commercio

29 gennaio 2026 | 15:00 | R. T.

La Corte di Cassazione, Terza Sezione Penale, ha emesso sentenza 488 dell'8 gennaio 2026 sull'uso del pectinex, ovvero enzimi pectolici in frantoio, confermando la sentenza della Corte di Appello di Bari che aveva condannato un frantoiano a nove mesi di reclusione per frode in commercio per aver immesso in commercio olio, dichiarato extravergine di oliva, prodotto con enzimi.

La Corte di Cassazione ha demolito le controdeduzioni del condannato che voleva dimostrare la differenza di resa tra le olive molite contro proprio e conto terzi. I supremi giudici, invece, hanno stabilito che "la differenza di resa tra le olive molite per conto proprio e quelle molite per conto terzi non poteva essere giustificata con la zona di provenienza, il modo di coltivazione e i sistemi di irrigazione, poiché, come logicamente sostenuto dai giudici di secondo grado, le eventuali differenze si stemperano nella valutazione complessiva, mentre anche le eventuali ed ipotizzabili differenze di resa in funzione del periodo di molitura non avrebbero potuto raggiungere la differenza di proporzione accertata dalla polizia giudiziaria"

Rigettata anche la doglianza che "ne sosteneva anche un diverso utilizzo per la pulitura degli impianti, senza peraltro che fosse stato dimostrato l'inserimento della spesa di acquisto del prodotto tra i
costi aziendali e senza che la destinazione del prodotto alla pulitura degli impianti potesse essere dedotta "dalla maggiore semplicità della procedura rispetto a quella per l'incremento della resa"

Infine è stata rigettata anche l'ultima doglianza, relativamente alla non rintracciabilità del pectinex nell'olio.

Secondo i giudici, invece, l'elemento costitutivo del reato era "dato dalla indicazione difforme dal vero, contenuta nelle etichette del prodotto commercializzato, di un olio come ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici."

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