L'arca olearia
Le cisterne degli imbottigliatori e dell’industria olearia italiana sono vuote
La fotografia del report Frantoio Italia al 30 novembre denuncia che gli acquisti di olio extravergine di oliva italiano da parte degli imbottigliatori e dell’industria olearia sono molto bassi. Troppa incertezza sul mercato
18 dicembre 2025 | 11:00 | T N
Da una parte abbiamo la spinta della Grande Distribuzione per avere l’olio extravergine di oliva italiano a 5,99 euro/litro e dall’altro abbiamo le cisterne dei principali imbottigliatori e dell’industria olearia che al 30 novembre sono insolitamente vuote.
A certificare lo stallo negli acquisti di olio da parte del mondo del commercio oleario nazionale è il report Frantoio Italia al 30 novembre.
Il mondo dell’industria e del commercio oleario nazionale è concentrato in poche Regioni: Toscana, Umbria, Liguria, oltre alla Puglia e alla Sicilia. I principali player del mercato, quelli che hanno le maggiori quote di mercato e realizzano anche le private label per la Grande Distribuzione, sono in Toscana e Umbria.
A queste Regioni, dunque, guardiamo per prime.
In Toscana, al 30 novembre, erano in stock poco più di 10 mila tonnellate di olio extravergine di oliva italiano, praticamente tante quante la produzione regionale dell’annata. Complessivamente, secondo le fonti di Teatro Naturale, sono stoccate 1500-2000 tonnellate di olio nazionale, il resto essendo produzione locale.
In Umbria è anche peggio. Al 30 novembre erano in stock poco più di 3000 tonnellate di olio extravergine di oliva, meno della produzione regionale dell’annata. Imbottigliatori e industriali avevano in giacenza, secondo le fonti di Teatro Naturale, poco più di 500 tonnellate di olio.
Va meglio in Liguria che aveva 2500 tonnellate di stock a fronte di una produzione di 600 tonnellate circa.
Nel complesso l’Italia aveva al 30 novembre una giacenza di olio italiano di 91 mila tonnellate, localizzate in Puglia (40 mila tonnellate), Sicilia (13 mila tonnellate), Calabria e Toscana (10 mila tonnellate ciascuna).
L’80% del prodotto nazionale era giacente in sole quattro regioni.
Aumenta anche la giacenza di olio extravergine di oliva biologico a 22 mila tonnellate, situato in Puglia (8400 tonnellate), Sicilia (4940 tonnellate) e Calabria (4656 tonnellate). In questo caso l’81% dell’olio bio nazionale è in sole 3 regioni.
Torna in doppia cifra anche la giacenza di olio Dop/Igp a 16 mila tonnellate, con il Terra di Bari a oltre 5000 tonnellate, seguito da Igp Sicilia a quasi 3000 tonnellate, il Toscano Igp a un po’ più di 2000 tonnellate, seguito dalla Dop Val di Mazara a 1900 tonnellate.
Una situazione di mercato che non dovrebbe giustificare fluttuazioni dei prezzi così sensibili come sta avvenendo, anche alla luce del fatto che, al 30 novembre del 2024 (annata di scarica per l’Italia), erano giacenti 76 mila tonnellate di olio. A metà della campagna olearia, insomma, l’Italia ha prodotto solo 15 mila tonnellate in più rispetto all’anno passato.
Cosa sta provocando allora tutta questa tensione? Da una parte, come già ricordato, le pressioni della Grande Distribuzione, dall’altra le incertezze sul mercato dell’olio e sulle quotazioni internazionali, ancora da definire, in ultimo le prospettive produttive ancora incerte sia in Spagna sia in Tunisia. Il mondo produttivo italiano, purtroppo, si è fatto prendere dal panico molto precocemente e insensatamente, anche perché gli stoccaggi che possano garantire un flusso ordinato sul mercato esistono.
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