L'arca olearia

Il frantoio? Un’impresa multifunzionale che sa trasformare in denaro anche i reflui oleari

Valorizzare i sottoprodotti dell’estrazione, ricchi di sostanza organica e di nutrienti, traendo il massimo beneficio per l’intera filiera, abbattendo costi di smaltimento e pericoli di contaminazioni ambientali

08 marzo 2008 | Duccio Morozzo della Rocca, Roberto Altieri

I reflui oleari sono una scomoda realtà che incide sui bilanci dei frantoiani e, di conseguenza, sui costi di frangitura per gli olivicoltori, sollevando, peraltro, numerose questioni legate al loro impatto ambientale.

L’ISAFoM CNR di Perugia presenta la sua interessante risposta al problema con il progetto M.A.T.Re.F.O., (Metodo ed Apparato per il Trattamento dei Reflui dei Frantoi Oleari), che propone un sistema pratico, veloce e utile per trasformare un ingombrante e scomodo rifiuto in un prezioso materiale organico facile da trasportare e da impiegare in agricoltura.

I ricercatori del ISAFOM CNR hanno messo a punto un sistema in grado di dotare i frantoiani degli strumenti per trasformare e confezionare in pochi minuti i reflui oleari in uscita dal frantoio per poi conservarli o restituirli all’olivicoltore in pratici sacchi sotto forma di ottimo ammendante.

Il tutto abbattendo i costi di smaltimento della sansa, i pericoli di contaminazioni ambientali dello spargimento delle acque di vegetazione in campo e l’inquinamento dovuto alla lavorazione dei sansifici.

La tecnologia M.A.T.Re.F.O. è stata studiata per essere posizionata in linea con il frantoio e prevede tre passaggi successivi alla separazione del decanter: il primo riguarda la denocciolatura della sansa vergine; il secondo, l’aggiunta di componenti organiche igroscopiche che vengono triturate e miscelate omogeneamente al refluo oleario ed il terzo il confezionamento del prodotto in sacchi a rete che consentono una circolazione naturale d’aria nella massa.

Applicabile a tutte le tipologie di frantoi, questa tecnologia si sposa però in maniera particolare con i sistemi a due fasi che, lavorando senza aggiunta di acqua, restituiscono una sansa umida ed eliminano la problematica dello smaltimento delle acque di vegetazione/lavorazione risultando, dal principio, più gestibili ed ecologici.

La prima operazione è, dunque, la separazione del nocciolino dal refluo ed avviene per centrifugazione. Il nocciolino, per il basso contenuto di umidità con cui fuoriesce dal trattamento (25% circa), risulta immediatamente adatto alla combustione ed è dunque subito utilizzabile per la vendita (il prezzo si aggira attualmente intorno ai 100-150 euro/t).

Il refluo oleario residuo, costituito dalle acque di vegetazione e dalla polpa di oliva disoleata, assumendo una consistenza semi-liquida (75% umidità), viene facilmente trasferito, attraverso sistemi automatici e nel giusto dosaggio, (modificabile e controllato da un display), in una vasca dove si attua la miscelazione e triturazione degli additivi igroscopici aggiunti (trucioli e segature provenienti da legname naturale non trattato, paglia di graminacee); questi, riducendo l’umidità % della massa, rendono il prodotto finale non percolante e confezionabile in sacchi a rete all’interno dei quali si instaura una naturale circolazione di aria che evita emissioni maleodoranti.



E’ un sistema che può prevedere anche l’aggiunta alla miscela di altre componenti organiche naturali ricche di azoto (come per esempio cascami di lana grezza o foglie recuperate in frantoio) che diminuiscono il rapporto C/N della miscela prodotta.

Le miscele che si ottengono al termine del trattamento si configurano dunque come potenziali concimi organici od organo-minerali in funzione della tipologia di additivo azotato impiegato, dando la possibilità di creare concimi su misura, adatti anche all’agricoltura biologica.

Attualmente è in funzione il solo impianto prototipo della Cooperativa Nuovo Cilento, sviluppato nell’ambito del progetto europeo Life TIRSAV (Tecnologie Innovative per il Riciclaggio delle Sanse e delle Acque di Vegetazione) che è in grado di processare circa 2800 kg di substrato/h, corrispondenti a 2000 kg/h di sansa denocciolata mescolata con 800 kg di additivi igroscopici.
Dopo il confezionamento nei sacchi a rete, il processo prevede la stratificazione della massa in stack piles per consentire una maturazione aerobica. In via sperimentale, si sta anche valutando l’opportunità di utilizzo di big bags (sacconi da circa 1000 kg) per lo stoccaggio.



La maturazione della biomassa durante lo stoccaggio aerobico nei sacchi, operata prevalentemente da lieviti e batteri, può essere protratta per parecchi mesi, determinando un miglioramento delle proprietà chimiche e fisiche del prodotto finale e consentendo il suo impiego in campo nei periodi più opportuni dell’anno, in considerazione anche della praticabilità dei campi, delle esigenze colturali e della disponibilità di mano d’opera per la sua distribuzione.

Alcune miscele prodotte con questo prototipo sono state oggetto di prove per valutare l’evoluzione durante diversi sistemi di stoccaggio aerobico, l’efficienza dei sacchi contenitori e le performance d’impiego agronomico e agro-industriale.

Lo stoccaggio in stack piles ha determinato una parziale stabilizzazione della massa per lenta disidratazione e degradazione microbica. Le maggiori temperature registrate all’interno dei big bags sono, invece, indice di una più intensa attività metabolica che produce una migliore stabilizzazione e maturazione della miscela: assume infatti, dopo circa tre mesi, caratteristiche assimilabili o addirittura superiori a quelle di un compost maturo (circa il 70 % di sostanza organica altamente umificata, rapporto C/N pari a 10, con circa 15% di azoto minerale, prontamente utilizzabile dalle piante).

Le miscele a base di reflui oleari sono state impiegate in pieno campo come ammendante/concime in oliveti intensivi per alcuni anni, in sostituzione della fertilizzazione minerale e come surrogato della torba nella preparazione dei terricci di coltura da vivaio, con ottimi risultati.



In oliveto, dosi di 9 t/ha all’anno hanno determinato, dopo 5 anni, un incremento significativo del carbonio organico del suolo (fino al 40%) e, in particolare, di quello umificato (fino al 58%), senza interferenze negative sulla crescita e produzione delle piante, risultando del tutto comparabile alla fertilizzazione minerale standard.
L’aggiunta (fino al 30%) della miscela nei terricci da vivaio ha determinato, per tutte le specie testate (olivo, alloro, cipresso clorofito, geranio), performance di crescita e produzione soddisfacenti, dimostrandosi un ottimo fertilizzante organico a lento rilascio di nutrienti.

Non essendoci, al momento, un mercato di riferimento concorrenziale per il fatto che non ci sono molte ditte che realizzano impianti M.A.T.Re.F.O., è difficile ipotizzare prezzi di vendita realistici; tuttavia, una stima ragionevole fa attestare il prezzo intorno ai 150.000 euro, anche se sono al vaglio soluzioni più economiche. Considerando, inoltre, i finanziamenti a disposizione per questo tipo di investimenti, si può anche supporre un ulteriore abbattimento del prezzo di circa il 40%.

Da una stima indicativa dei costi complessivi dell’investimento, esclusi finanziamenti (ammortamento in 10 anni, manodopera, additivi igroscopici, manutenzione, sacchi, energia, etc.) e dei ricavi minimi (vendita del nocciolino 100 euro/t, substrato 15 euro/t, risparmio sullo smaltimento della sansa umida), per un impianto in linea con un frantoio a due fasi che processa 1.000 tonnellate di olive per anno, si può calcolare un sostanziale pareggio tra entrate ed uscite.

La prospettiva economica cambia però notevolmente, raggiungendo un consistente e interessante attivo nel bilancio di attività, se adottiamo previsioni di vendita migliori e altrettanto realistiche dove il nocciolino viene venduto a 150 euro/t e il substrato a 25-30 euro/t.

Il progetto M.A.T.Re.F.O. apre dunque nuove prospettive sulla questione smaltimento reflui. Osserveremo con attenzione i prossimi sviluppi della ricerca con uno sguardo particolare al miglioramento delle soluzioni logistiche per lo stoccaggio delle miscele e per la movimentazione e lo spandimento in campo delle stesse.
Un’ultima incognita è se questa soluzione possa essere applicabile in modo risolutivo, per problemi di volumi di sansa e spazi di stoccaggio, a tutte le nostre realtà olivicole, specialmente nel sud Italia.

Alla luce degli incoraggianti risultati dimostrati, i frantoiani potrebbero dunque giocare un ruolo chiave come protagonisti di una rivoluzione economica, agronomica ed ecologica passando ad essere non più il termine della filiera ma l’anello mancante tra la fine e l’inizio dell’intero ciclo produttivo.

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