L'arca olearia
La gestione del carbonio in olivicoltura
Incrementare il deposito di carbonio del suolo dell'oliveto assume un ruolo ambientale con benefici estesi all’intera società come già riconosciuto attraverso l’Ecoschema 3
28 aprile 2025 | 15:00 | C. S.
Il livello, spesso basso, di carbonio (C) nel suolo ne limita le funzioni e di conseguenza rende necessario l’aumento degli input esterni per soddisfare le esigenze delle piante.
La ricarbonizzazione del suolo migliora struttura e funzioni del suolo (es., immagazzinamento idrico, disponibilità graduale di nutrienti, biodiversità) che nel complesso ripristinano la fertilità del suolo e quindi la capacità di adattamento ai cambiamenti del clima.
Allo stesso tempo, incrementare il deposito di C del suolo assume un ruolo ambientale con benefici estesi all’intera società come già riconosciuto attraverso l’Ecoschema 3.
Vi sono tecniche per aumentare la fertilità e il contenuto di carbonio nel suolo (inerbimento, applicazioni di sostanza organica, riduzione lavorazioni) e dei conseguenti impatti positivi su biodiversità, erosione e capacità idrica del suolo evidenziando la sinergia fra adattamento e mitigazione innescata dalla gestione del carbonio.
Il ruolo degli oliveti nella cattura del carbonio è inquadrato anche considerando le emissioni di gas climalteranti (es. CO2) da parte della tecnosfera (insieme dei materiali e processi adottati nella gestione colturale).
Tali emissioni sono generalmente basse rispetto ad altri sistemi coltivati rendendo la neutralità carbonica facilmente raggiungibile in olivicoltura. In aggiunta, la longevità degli oliveti e quindi la capacità di trattenere a lungo il carbonio sequestrato dall’atmosfera, evidenziano l’importanza dell’olivicoltura nel contribuire agli obiettivi climatici dell’UE.
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