L'arca olearia
Attenzione al glifosato durante la fioritura dell’olivo, compromette la germinabilità del polline
Glifosato e 2,4-D riducono la germinabilità del polline, quindi la possibilità di fecondazione, abbassando l’allegagione dell’olivo. Accertata un’elevata sensibilità del polline d’olivo a dosi estremamente basse degli erbicidi
01 aprile 2025 | 13:00 | R. T.
Gli erbicidi sono spesso una necessità in oliveti intensivi o superintensivi, specie laddove le estensioni sono ampie, rendendo impossibile il ricorso al solo controllo meccanico delle erbe infestanti.
Tra gli erbicidi più utilizzati in olivicoltura vi sono il glifosato e il 2,4 D.
Il 2,4 D (acido 2,4-diclorofenossiacetico) è un erbicida selettivo per la lotta alle infestanti a foglia larga. Viene assorbito per via fogliare e traslocato al resto della pianta. Agisce a livello dei meristemi turbando la differenziazione dei tessuti, lo sviluppo delle cellule ed inibendo la crescita delle piante. Persiste nel terreno per 2-4 mesi.
Il glifosato (N-(fosfonometil) glicina) è un erbicida sistemico non residuale assorbito dalle foglie delle malerbe. Risulta particolarmente attivo se assorbito da organi ben sviluppati e in fase di crescita attiva. Viene poi assorbito e traslocato nei vari organi delle piante che vengono devitalizzate. I primi sintomi si manifestano dopo 7-10 giorni dal trattamento. La rapida azione dell'erbicida è favorita da alte temperature, elevata umidità dell'aria ed intensa illuminazione solare. Viene degradato in 1-3 mesi a seconda del terreno.
E’ quindi importante capire l’effetto di un’eventuale trattamento erbicida durante la fioritura dell’olivo.
Il glifosato inibisce l'enzima 5-enolpiruvilshikimato-3-fosfato sintasi (EPSPS), che è essenziale nel percorso dell'acido shikimico per la biosintesi degli amminoacidi aromatici. Ciò si verifica perché il glifosato compete con il substrato fosfoenolpiruvato (PEP), formando un complesso ternario con il secondo substrato dell'EPSPS, lo shikimato-3-fosfato (S3P), e determinando l'inibizione della produzione di corismato, un precursore degli amminoacidi aromatici. La concentrazione più elevata di glifosato utilizzata in uno studio brasiliano (1,92 g/l) non ha consentito la germinazione del granulo di polline dell’olivo. Questo risultato indica che il polline di olivo è sensibile al glifosato, l'erbicida più ampiamente utilizzato nell'agricoltura globale, che viene impiegato anche nella gestione delle erbe infestanti negli uliveti.
E’ noto che l'erbicida 2,4-D imita la funzione dell'auxina endogena delle piante, l'acido indolacetico (IAA), e può agire come regolatore della crescita a concentrazioni ridotte. In questo contesto, la mancanza di germinazione osservata a concentrazioni subletali di 2,4-D (0,16 e 1,61 g/l) può essere attribuita alla sensibilità del polline di olivo e alla tossicità intrinseca dell'erbicida. Sebbene condivida somiglianze con le auxine, il 2,4-D dimostra una notevole stabilità, con conseguenti concentrazioni sovra-fisiologiche in grado di interrompere i meccanismi delle piante. Causa danni all'integrità della membrana e innesca eventi fisiologici avversi.
La completa inibizione della germinazione da parte del 2,4-D a basse sotto-dosi evidenzia la sua elevata tossicità per il polline d’olivo, mentre il glifosato ha mostrato effetti inibitori solo a sotto-dosi più elevate, suggerendo un profilo di tossicità inferiore rispetto al 2,4-D.
Il glifosato alla sotto-dose di 0,19 g/l ha ridotto il tasso di germinazione del 40%. A dosi inferiori più elevate di glifosato utilizzato in questo studio (1,92 g/l) e 2,4-D (0,16 e 1,61 g/l), la germinazione è stata completamente inibita.
I risultati suggeriscono un’elevata sensibilità del polline d’olivo a dosi estremamente basse di glifosato e 2,4-D, che rappresenta una preoccupazione per la produttività degli oliveti a causa della ricorrenza di trattamenti erbicidi durante il periodo di fioritura degli ulivi.
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