L'arca olearia

Monitoraggio della mosca dell’olivo: problemi sul campo

Monitoraggio della mosca dell’olivo: problemi sul campo

Le condizioni meteoagroclimatiche stanno influenzando significativamente anche l’efficacia delle trappole di monitoraggio della mosca dell’olivo, specie quelle basate sui feromoni per la cattura dei maschi

02 agosto 2024 | R. T.

Il monitoraggio della mosca dell’olivo è fondamentale per gli interventi tempestivi, siano essi repellenti, adulticidi o ovo-larvicidi.

In questi casi le strategie di monitoraggio debbono variare, dovendo intervenire con prodotti repellenti (caolino, zeolite…) prima che la popolazione della mosca dell’olivo si manifesti, ovvero con catture vicine allo zero, oppure non appena la popolazione della mosca dell’olivo comincia a crescere, con catture nell’ordine delle 6-10 mosche/settimana, con prodotti adulticidi (Ecotrap, Spintor Fly…), oppure con un monitoraggio misto popolazione/infestazione, con l’intervento suggerito con il massimo delle catture sulle trappole e un’infestazione di uova e larve di I età non superiore all’8% (meglio 4-5% e prevalentemente uova considerando l’efficacia dei neonicotinoidi disponibili).

E’ evidente che, qualsiasi strategia di difesa si scelga, il monitoraggio degli adulti è importante, fondamentale nel caso di strategie di lotta adulticide e repellenti.

E’ quindi determinante che le trappole di monitoraggio funzionino al meglio per garantire un buon tracciamento della popolazione di mosca.

I modelli di trappole per il monitoraggio sono essenzialmente di due tipologie in Italia: McPhail con attrattivo alimentare e feromone; pannello Jackson giallo con attrattivo a feromone.

Monitoraggio della mosca dell’olivo: problemi sul campo

Per entrambe queste trappole, quest’anno, è stata segnalata una diminuzione delle catture, sia di maschi che di femmine, in rapporto all’infestazione attiva poi riscontrata. Il monitoraggio degli adulti ha quindi sottostimato la popolazione presente. Perché?

Gli strumenti di monitoraggio si basano essenzialmente su un’alta diffusione nell’ambiente degli odori dell’attrattivo alimentare e di quello a feromoni. Le condizioni agrometeoclimatiche nella fase iniziale del monitoraggio erano di elevate umidità relative dell’aria e temperature relativamente fresche in quasi tutto il centro-nord Italia. Si tratta di condizioni che non favoriscono una buona diffusione degli odori degli attrattivi, con la conseguenza di catture più basse della media e di sottostimare la popolazione. Allo stesso modo, ma all’opposto, condizioni agrometeoclimatiche di elevate temperature e caldo secco favoriscono l’ottima diffusività degli attrattivi che, tuttavia, avranno una durata meno lunga. In questo caso il rischio è quello di sovrastimare inizialmente la popolazione e, viceversa, sottostimarla alla fine della vita utile della trappola.

Si tratta di condizioni note da quando sono state studiate e realizzate le trappole di monitoraggio della mosca dell’olivo, ovvero gli anni 1970-1980, quando le condizioni meteoagroclimantiche sul Mediterraneo erano molto più stabili e prevedibili, con la prevalenza dell’anticiclone delle Azzorre.

Bisogna quindi tornare ai tempi della progettazione delle trappole di monitoraggio per scoprire, per esempio, che gli attrattivi a feromoni basati su una sola molecola (1,7-dioxaspiro [5.5]undecane) sono meno efficaci della combinazione di altre quattro molecole feromoniche individuate per la mosca dell’olivo.

E ancora che nei test sul campo con flaconcini di polietilene come dispenser di feromoni, la miscela completa, sebbene non statisticamente significativa, era costantemente più attraente per i maschi rispetto al componente I da solo. È stata osservata anche una tendenza al miglioramento dell'attrazione del componente I combinandolo con il componente II (-pinene) o III (n -nonanal).

Il tasso di evaporazione e il rapporto tra i componenti man mano che escono dal dispenser sembrano essere fondamentali per la risposta maschile.

Nel complesso, quindi, l’analisi dei dati della cattura di popolazione può risultare meno significativa che in passato, obbligando il tecnico di campo a una verifica più complessiva delle condizioni, eventualmente installando anche più modelli di trappole per il monitoraggio, basati su diversi metodi di attrazione, al fine di avere un quadro più completo ed esaustivo.

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

Mosca dell’olivo e composti chimici dell'oliva: la diversa sucessitibilità in funzione dei composti volatili

Il comportamento di ovideposizione di Bactrocera oleae è fortemente influenzato dal profilo chimico delle olive sane e che i composti organici volatili rappresentano il gruppo di composti con il maggiore potere esplicativo sull'infestazione

10 aprile 2026 | 16:00

L'arca olearia

L'inerbimento su oliveti in aree collinari: come cambia davvero il suolo

I sistemi olivetati inerbiti hanno favorito il mantenimento e lo sviluppo di un orizzonte A, quello più superficiale ed esplorato dalle radici dell'olivo, più spesso, più fertile, biologicamente attivo e agronomicamente ricco

10 aprile 2026 | 15:00

L'arca olearia

Olio extravergine di oliva, ecco come cambia dopo l’apertura della bottiglia

Uno studio recente mostra che polifenoli, profilo aromatico e stabilità sensoriale dell’olio extravergine di oliva evolvono rapidamente durante il consumo domestico quotidiano, con implicazioni concrete per qualità percepita, shelf life reale e valorizzazione commerciale

10 aprile 2026 | 14:00

L'arca olearia

Analisi tecnico-economica di un sistema ibrido fotovoltario e biomassa per il frantoio

Un impianto esclusivamente fotovoltaico, ad esempio, può contribuire in modo importante al bilancio annuale, ma fatica a seguire i picchi di carico tipici del periodo di trasformazione. L’integrazione con una fonte programmabile come la biomassa consente di allineare meglio produzione e domanda. Ecco come e quando conviene

10 aprile 2026 | 13:00

L'arca olearia

L’importanza dell’orientamento dei filari di olivo nelle infezioni dell’occhio di pavone

La durata dell'umidità fogliare causata dalla rugiada è risultata la condizione ambientale più rilevante nel favorire l’infezione del fungo emibiotrofico Venturia oleaginea. Ecco i criteri per prevedere il verificarsi di eventi infettivi

10 aprile 2026 | 09:00

L'arca olearia

Zeolite e olivo: dalla difesa fitosanitaria alla gestione del potassio

Dalla riduzione dell’uso del rame al miglioramento della resilienza idrica, due studi sperimentali confermano il valore multifunzionale della zeolitite ricca in chabasite nei sistemi olivicoli mediterranei

09 aprile 2026 | 13:00