L'arca olearia
L’importanza della concimazione e distribuzione dell’azoto per la fioritura dell’olivo
La longevità dell’ovulo nel fiore dell’olivo è dipendente dal livello di azoto. Una bassa vitalità influisce sulla possibilità di allegagione, riducendo il potenziale produttivo dell’albero
17 gennaio 2024 | R. T.
Nelle piante legnose la carenza di azoto riduce la crescita dei germogli e produce sintomi generalizzati di clorosi nelle foglie. Per quanto riguarda lo sviluppo riproduttivo, un basso livello di azoto è stato associato all'aborto del pistillo nell'olivo.
L'eccesso di azoto non mostra sintomi caratteristici nell'albero, ma si accumula nei frutti e influisce negativamente sulla qualità dei frutti o su quella dei prodotti derivati, come l'olio d'oliva.
Tuttavia l’azoto viene spesso applicato in quantità maggiori di quelle necessarie per garantire una buona produzione.
Le caratteristiche floreali tradizionalmente considerate importanti per l'allegagione dell'olivo sono il numero di fiori e la percentuale di fiori perfetti. Un'altra potenziale limitazione all'allegagione nell'olivo è lo sviluppo anomalo dell'ovulo, in cui il sacco embrionale non riesce a differenziarsi.
Queste caratteristiche hanno un'importante componente genetica (varietale) ma sono anche fortemente influenzate dalle condizioni ambientali e nutrizionali.
Nel corso di un esperimento a lungo termine ricercatori spagnoli hanno studiato l'influenza del livello di azoto dell'olivo sullo sviluppo e sulla qualità dei fiori in due anni diversi.
Sono stati confrontati tre livelli di stato dell'azoto (N), in base allo stato di azoto fogliare nel mese di luglio: concentrazione di azoto fogliare bassa (0,98-1,32%), adeguata (1,43-1,57%) o alta (1,69-1,93%) dei campioni di luglio.
Con poche eccezioni, i parametri dell'infiorescenza generalmente non hanno mostrato differenze significative tra anni o trattamenti.
Per il primo anno, i valori erano significativamente più alti per il livello di azoto adeguato rispetto a eccesso azotato per il numero di nodi, per azoto elevato rispetto a azoto basso per la percentuale di fiori perfetti e azoto elevato e adeguato rispetto a azoto basso per la percentuale di infiorescenze fertili.
Tuttavia, la ridotta disponibilità di acqua durante il periodo di prefioritura potrebbe anche aver ridotto il numero e la percentuale di fiori perfetti durante quell'anno.Per i fiori perfetti, il livello di azoto non ha avuto alcun effetto né sulla differenziazione dell'ovulo né sulle dimensioni dell'ovaio, del mesocarpo e dell'endocarpo.
La vitalità dell'ovulo, tuttavia, è diminuita sia negli alberi a basso azoto, come è stato dimostrato in precedenza in altri alberi da frutto, sia anche negli alberi ad alto azoto, rispetto a quelli con un adeguato livello di azoto.
Questi risultati suggeriscono che l’eccesso di azoto potrebbe ridurre la longevità dell’ovulo nella stessa misura della carenza di azoto e indicano l’importanza di mantenere uno stato di azoto adeguato per la potenziale fecondazione e allegagione.
L’importanza della concimazione e distribuzione dell’azoto per la fioritura dell’olivo
I dati sperimentali dimostrano quindi la necessità di arrivare alla fioritura dell’olivo con adeguati livelli di azoto, né troppo bassi né troppo alti.
Il calcolo del fabbisogno azotato dell’olivo, soprattutto sulla base delle asportazioni, è piuttosto semplice e alla portata anche degli olivicoltori.
La formula di concimazione ideale per l’olivo è 3:1:3, ovvero tre unità di azoto, una di fosforo e tre di potassio. Un quintale di olive asporta circa 1 kg di azoto, 0,2 kg di fosforo e 1 kg di potassio. Ovviamente bisognerebbe anche considerare altre asportazioni e perdite per gli elementi minerali, quali immobilizzazione, lisciviazione, dilavamento, potatura, assorbimento da parte dell’inerbimento.
In generale, eseguendo almeno un’analisi del terreno ogni 3-5 anni e un’analisi fogliare ogni 2 anni, è possibile anche utilizzare la formula di asportazioni unicamente basata su quelle della produzione (olive raccolte).
Resta però il problema della distribuzione. Non è raro che l’azoto venga distribuito in un’unica soluzione in primavera o fine inverno, senza considerare, prima di tutto le esigenze nutrizionali dell’olivo per questo elemento non si concentrano tutte alla ripresa vegetativa ma in più momenti. Generalmente il 40% del fabbisogno azotato dell’olivo viene consumato in primavera, il 30% dall’allegagione all’indurimento del nocciolo e un altro 30% dall’inolizione fino a raccolta.
Distribuire tutto l’azoto in un’unica soluzione, anche quando in formulazioni a lento o progressivo rilascio, può rappresentare un rischio. In caso di primavera siccitosa, infatti, l’azoto dato al terreno non potrebbe venire utilizzato, se non in minima parte dell’albero, mentre abbondanti piogge in corrispondenza della fioritura potrebbero portare a un eccesso di disponibilità, con conseguenze negative sulla fioritura, come visto.
L’azoto, quindi, andrebbe frazionato in due-tre momenti diversi, a seconda del fabbisogno dell’olivo ma anche delle condizioni agro-meteo. E’ possibile, anzi talvolta persino consigliato in periodi di cambiamento climatico e di incertezze meteo-climatiche, apportare una dose piuttosto bassa di azoto in primavera, intervenendo con successive fertilizzazioni fogliari dalla fioritura in avanti, assicurandosi quindi di fornire il livello adeguato di azoto per le necessità fisiologiche dell’olivo.
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