L'arca olearia
Le quotazioni dell’olio di oliva tornano a salire a metà novembre
Il prezzo dell’olio extra vergine di oliva in Puglia torna sopra gli 8 euro al chilo mentre in Spagna si stabilizza a 7,5 euro. Le prime indicazioni sulle rese in frantoio raffreddano le speranze di boom produttivi
21 novembre 2023 | T N
Dopo più di un mese di calo continuo dei prezzi dell’olio di oliva, ora le quotazioni tornano a salire, stabilizzando il prezzo dell’olio pugliese sopra gli 8 euro/kg e quello dell’extra vergine di oliva spagnolo a 7,5 euro/kg.
Il mercato e le quotazioni dell’olio di oliva in Puglia a metà novembre
In particolare in Italia, tutte le piazze pugliesi vedono un prezzo dell’extra vergine di oliva in salita tra gli 8,05 euro/kg a Foggia e gli 8,1 euro/ka a Taranto, Lecce, Brindisi per arrivare agli 8,25 euro/kg a Bari, secondo le rilevazioni Ismea Mercati.
Ancora più positiva la rilevazione della Camera di Commercio di Bari con una forbice che finalmente si è stabilizzata in un range più usuale, con prezzi dell’olio extra vergine di oliva tra 8,3 e 8,5 euro/kg. L’olio biologico a 8,7 euro/kg.

E’ quindi la prima settimana in cui non si assiste a fluttuazioni molto elevate del mercato, nell’ordine del 10% o più come verificato nello scorso mese, ma in cui le quotazioni paiono stabilizzarsi a livelli che potrebbero avvicinarsi a quelli di mercato per questa campagna olearia. Non i 9 euro/kg e oltre si agosto e settembre ma comunque molto elevate rispetto alla media storica.
Ad agire positivamente sul mercato dell’olio extra vergine di oliva la presa di posizione delle nove associazioni agricole, olivicole e rappresentanti del mondo frantoiano e dell’industria olearia: CIA Agricoltori Italiani di Puglia, Italia Olivicola, AIFO (Associazione Italiana Frantoiani Oleari), AFP (Associazione dei Frantoiani di Puglia), Consorzio Oliveti d’Italia, FOI (Filiera Olivicolo Olearia Italiana), FIOQ (Frantoiani Italiani Olio di Qualità), UNAPOL (Unione Nazionale Associazioni Produttori Olivicoli), ASSITOL (Associazione Italiana dell’Industria Olearia) che hanno avviato una concertazione volta a frenare la speculazione. La moral suasion che è seguita alla dichiarazione pubblica ha sicuramente contribuito a frenare il ribasso dell’olio extra vergine di oliva, se non altro creando un clima di fiducia e di collaborazione.
L’innalzamento delle rese di estrazione di 1-2 punti, passando dal 12-14% di ottobre al 14-16% di inizio novembre, ha consentito di mantenere sostenuti anche i prezzi delle olive, da 100 a 120 euro/quintale, a seconda delle zone, dello stato fitosanitario, della varietà ma anche delle potenzialità di certificazione (Dop o biologico).
Il mercato e i prezzi dell’olio di oliva nel resto d’Italia
Nel resto d’Italia, con il centro-nord che ha quasi completato la raccolta, la situazione di mercato appare molto stabile, con l’unica eccezione delle Liguria con la Dop Riviera dei Fiori in salita a 13,5 euro/kg.
Al momento i prezzi più bassi per olio certificato Dop registrati da Ismea Mercati riguardano la Puglia con la Dop Terra di Bari a 8,25 euro/kg, la Calabria con le Dop Bruzio e Lamezia rispettivamente a 8,3 e 8,4 euro/kg, la Sicilia con la Dop Valli trapanesi a 9,2 euro/kg, la Dop Val di Mazara a 9,4 euro/kg, per poi spostarci nel Lazio con la Dop Canino a 9,6 euro/kg.
Il mercato e i prezzi dell’extra vergine, vergine e lampante in Spagna
Dopo un mese di discesa continua anche in Spagna torna a stabilizzarsi, dalla metà di novembre, il prezzo dell’olio extra vergine di oliva a 7,5 euro/kg con fluttuazioni minime, nell’ordine dei 5 centesimi, dal 13 novembre a oggi.
Addirittura, e questo segnale va ben interpretato, sono in rialzo le quotazioni del vergine di oliva e del lampante, rispettivamente a 6,8 e 6,3 euro/kg. L’innalzamento dei prezzi è, anche in questo caso, di pochi centesimi rispetto ai minimi fatti registrare tra il 16 e il 18 novembre.
In questo caso, a far tornare in alto le quotazioni sono stati soprattutto i dati sulle scorte di olio di oliva in Spagna che a fine ottobre, secondo i dati del Ministero dell’agricoltura spagnolo, sono di 216 mila tonnellate, di cui solo 76 mila giacenti nei frantoi, che comprendono anche le 35 mila tonnellate della nuova produzione. Anche le rese, più basse del previsto al momento, raffreddano le speranze di boom produttivi imprevisti in Spagna. Le scorte ai minimi termini, unitamente a livelli produttivi a ottobre, in linea con quelli della scorsa campagna olearia hanno fatto tornare il termometro della fiducia degli operatori verso il pessimismo, con una certa volontà di accaparramento che ha movimento il mercato.
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