L'arca olearia

Una campagna olearia quasi di scarica al centro nord: l’incognita mosca delle olive

Una campagna olearia quasi di scarica al centro nord: l’incognita mosca delle olive

Più a nord ci si sposta e meno olive si trovano. Meglio il versante adriatico di quello tirrenico ma la fatica degli olivicoltori è solo a metà, con l’incognita degli attacchi di mosca che potrebbero ridurre ancora la produzione disponibile

28 luglio 2023 | T N

Se ci si sposta dalle tre regioni olivicole per eccellenza: Puglia, Calabria e Sicilia, la situazione appare piuttosto disomogenea ma comunque caratterizzata da una produzione piuttosto bassa, la metà di una piena carica, quasi ovunque.

Praticamente ovunque sono state le piogge in eccesso a maggio e giugno durante la fioritura ad aver causato problemi di allegagione ma anche il caldo degli ultimi giorni ha provocato cascole più abbondanti della norma, nel mentre si affaccia il problema della mosca che, con gli abbassamenti termici, potrebbe presto far capolino.

C’è la consapevolezza, quasi ovunque, che è importante salvare il prodotto, visto che l’annata si prospetta di scarica in tutto il bacino del Mediterraneo e i prezzi rimarranno alti. Un livello delle quotazioni che preoccupa più frantoiani e commercianti degli olivicoltori che sperano di guadagnare qualcosa di più dalla congiuntura.

In particolare potrebbe trattarsi di una buona annata per le regioni del centro sud sul versante adriatico mentre per quelle sul versante tirrenico la situazione appare decisamente più critica.

Ecco le voci dai territori.

Iniziamo dalla Basilicata, piccola regione spesso dimenticata, stretta tra Puglia e Calabria. “Fino ad ora sta andando bene – confida Vincenzo Marvulli – Matera MT – siamo al 70-80% di un’annata di piena carica. Buono lo sviluppo dei frutti e per fortuna abbastanza lontano, per ora, il pericolo mosca.”

Anche nel vicino Molise la situazione appare positiva, come ci svela Sebastiano Di Maria – Larino CB: “Le piogge a questa parte d’Italia sono state utili. A Larino e dintorni siamo al 70-80% di una piena carica. Situazione più a macchia di leopardo sulla costa. Si preannuncia però una buona annata. Al momento la mosca è assente ma la situazione potrebbe cambiare presto.”

Se ci spostiamo però sul versante tirrenico, in Campania, la situazione è molto diversa. “E’ un’annata medio-scarsa, al 30-40% di una piena carica – ci dice Massimo Ambrosio – Palazza SA – con le zone interne che hanno sofferto meno di quelle lungo la costa. Per il gran caldo è iniziata una piccola cascola. Il caldo ha però fermato un primo attacco di mosca delle olive.”

Festeggia invece l’Abruzzo, con l’eccezione delle aree di Chieti e Teramo. “In generale direi che l’Abruzzo è al 60% di carica rispetto alla piena produzione – afferma Massimiliano D’Addario – Pianella PE – ci sono però grandi differenze tra le varietà, con quelle precoci che hanno sofferto le piogge. Sarà, per esempio, un’annata d’oro per Dritta e Frantoio, quest'ultima la vera sopresa dell'annata, un po’ meno per l’Intosso.”

Nel centro dell’Italia, in Umbria, incontriamo Marco Viola – Foligno PG: “la situazione è molto a macchia di leopardo, una situazione a cui purtroppo ci stiamo abituando. Direi che al momento siamo alla metà di un’annata di piena produzione, con l’area pianeggiante della fascia Assisi-Spoleto che ha sofferto di più. Meglio le colline, dove le olive sono ancora piccole.”

Ultima puntata sull’Adriatico dove c’è Gaetano Agostini – Petritoli FM che ci svela lo scenario di una regione spaccata a metà, con l’areale a nord piuttosto scarico e quello al sud con molte più olive: “in generale direi che al momento siamo al 50% di una piena produzione ma sono ancora molte le incognite fino alla raccolta. Poi c’è il prezzo che sta creando molte fibrillazioni.”

Nel Lazio la situazione è ugualmente spaccata tra nord e sud della Regione. Nell’areale di Latina c’è Americo Quattrociocchi – Terracina LT: “prevedevamo una carica abissale, mai vista e ci dobbiamo accontentare di un po’ meno. Direi siamo al 50-60% di una piena carica, con molta disuniformità sul territorio. Il problema sono state le bufere d’acqua e l’umidità in fioritura.”

“Nel viterbese, a nord di Roma, la situazione è complessa, con metà di una piena carica ma soprattutto difficoltà per varietà come Frantoio e Leccino e invece un’ottima carica per la Caninese – afferma Giampaolo Sodano – Vetralla VT – è la riscossa della territorialità. Un dato che ci dobbiamo ricordare se vogliamo davvero dare una sterzata all’olivicoltura nazionale.”

Sul litorale toscano invece si prospetta un’annata senza infamia e senza lode, al 60% di una piena carica, come ci dice Giulio Fontana – Castagneto Carducci LI: “sono i nuovi impianti appena entrati in produzione ad aver salvato la situazione. C’è stata troppa umidità durante la fioritura per un carico che era atteso molto più abbondante. Speriamo che la mosca olearia non cominci a infestare le olive troppo presto.”

“Vi è stata una grande perdita di prodotto rispetto alle aspettative in fioritura nell’entroterra toscano – spiega Fiammetta Nizzi Grifi – Firenze – il Chianti premia chi coltiva davvero gli olivi ma in alcune aree come Cortona e la Val d’Orcia la produzione è quasi azzerata. Sono state le piogge a fare danno e si è salvato chi ha provveduto a effettuare trattamenti di nutrizione fogliare per compensare gli stress. Oggi direi siamo al 50% di una piena carica.”

Situazione invece molto difficile in Liguria. “è di nuovo un brutto anno, con l’eccezione dello spezino che parzialmente si salva – afferma Giovanni Benza Imperia IM – siamo di nuovo in piena siccità. Causa umidità e piogge la bella fioritura non ha consentito adeguata allegagione. Siamo allora al 30-40% di una piena carica, con zone che non arrivano al 10%.”

La preoccupazione è tutta quindi per la prosecuzione della stagione. Basta poco, infatti, per scendere ulteriormente rispetto alle già non particolarmente lusinghiere ipotesi produttive di fine luglio.

In particolare deve preoccupare la mosca delle olive i cui danni, in un’annata di mezza carica o di scarica, sono ancora più marcati con livelli di infestazioni intollerabili già alla seconda generazione se la prima non è efficientemente controllata.

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