L'arca olearia
Il pericolo della margaronia dell'olivo nei giovani impianti
Le infestazioni della margaronia dell'olivo a carico degli apici vegetativi ostacolano il regolare accrescimento delle giovani piante. Solo le infestazioni autunnali possono interessare le olive
12 luglio 2023 | Santi Longo
Il più comune e dannoso Lepidottero presente negli oliveti è Prays oleae Beranard 1788, noto come Tignola dell’olivo, che svolge tre generazioni annue rispettivamente a spese delle mignole (antofaga), dei frutti (carpofaga) e delle foglie (fillofaga). Di secondaria importanza e solo occasionalmente o localmente nocive sono: il Misurino dei fiori, Gymnoscelis rufifasciata (Haworth1809) il Rodilegno giallo Zeuzera pyrina Linnaeus 1761, la Tignoletta della vite Lobesia botrana (Denis & Schiffermuller 1775), la Minatrice delle foglie Metriochroa latifoliella Millière 1886, la Tignola media dell’olivo, Zelleria oleastrella Millière,1864 e la Margaronia Palpita vitrealis (Rossi). Quest’ultima descritta da Rossi nel 1794, come Phalera vitrealis, venne descritta nel 1796 da Hubner come Pyralis unionalis e da questo autore trasferita nel genere Palpita da lui istituito nel 1808 nel quale attualmente sono ascritte oltre 150 specie.
Comunemente indicata come Margaronia dell’Olivo e del Gelsomino, è diffusa in Europa, Africa e Australasia. Gli adulti hanno il corpo di colore bianco madraperlaceo con il margine costale delle ali anteriori di colore nocciola chiaro. L’apertura alare va da 20 a 30 mm; all’estremità dell’addome del maschio è presente un ciuffo di setole allungate.
Le uova di forma ellittica appiattita delle dimensioni di 1x0,5 mm, sono di colore bianco giallastro. Le larve neonate sono di colore giallo; successivamente assumono tinte verdi via via più intense; sulle pleure di ciascun segmento presentano tre paia di piccole setole.
Gli adulti sono attivi durante le ore notturne; le femmine dopo più accoppiamenti, ciascuno della durata media di 5 ore, in 10-30 giorni, depongono circa 500 uova isolate soprattutto sui germogli di Oleacee dei generi Jasminum, Ligustrumm e Forsythia, nonché sull’Ericacea Arbutus unedo. In Africa sono state segnalata anche su piante dei generi Sida, Grewia, Helicteres, Schima e Randa.
Le larve nascono dopo una decina di giorni e completano lo sviluppo in circa un mese alimentandosi dei germogli e delle foglie apicali delle piante ospiti. All’inizio rodono gli strati superficiali, quindi rodono e tagliano parte del lembo fogliare e i teneri germogli. Negli oliveti gravi attacchi possono determinare l’arresto dello sviluppo delle giovani piante nelle quali l’entità del danno è strettamente correlata all’età, allo sviluppo e alla forma di allevamento. Nei nuovi impianti monocaule o in quelli vecchi ricostituiti a vaso cespugliato, le infestazioni della Margaronia ostacolano il regolare accrescimento influendo sia sullo sviluppo delle piante che sul raggiungimento e mantenimento della forma di allevamento. Le infestazioni autunnali possono interessare le drupe; inoltre il danno alla vegetazione estiva determina il ritardo della ripresa vegetativa nella primavera seguente.
Le larve mature, che misurano circa 20 mm, legano con fili sericei le fogli erose realizzando un ricovero entro il quale si trasformano in crisalidi di colore bruno, lunghe da 12 a 16 mm.
La specie è tendenzialmente omodinama, in condizioni ottimali può svolgere fino a 5 generazioni annuali e sverna soprattutto allo stadio di larva di seconda o terza età che interrompe l’attività quando la temperatura ambientale è inferiore a 10 °C.
A carico degli stadi larvali vivono l’Imenottero Braconide Apanteles xantostigma (Hal.) che può arrivare a parassitizzre fino al 50% delle larve, e il Dittero Tachinide Nemorilla maculosa Meig. Inoltre attivi predatori sono numerose specie di ragni e le larve di Ditteri Sirfidi. Solo in presenza di danni alla vegetazione estiva di nuovi impianti può essere giustificato il controllo delle giovani larve con fitofarmaci.
Fonte: Accademia dei Georgofili - georgofili.info
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