L'arca olearia
Una campagna olearia difficile: la situazione regione per regione
Meglio il centro Italia, anche se a macchia di leopardo, del sud. Il nord Italia festeggia un’annata record. Tanta mosca. Prezzi in aumento e vendite in calo per l'olio extra vergine di oliva italiano
09 dicembre 2022 | T N
La campagna olearia si sta concludendo quasi ovunque ed è stata una campagna molto complicata in quasi tutta Italia.
E’ il sud ad aver sofferto di più, in particolare la Puglia. Ci sono delle eccezioni, però. Proprio in Puglia l’area foggiana ha registrato una discreta annata. In Sicilia l’area dei Monti Iblei e in Calabria la zona di Reggio Calabria.
Più ci spostiamo a nord e più la situazione migliora, ma sempre a macchia di leopardo, con aree che hanno registrato ottime cariche produttive e zone che hanno avuto un’annata di scarica. E’ il caso della Toscana, per esempio, divisa a metà tra l’area litoranea che ha sofferto caldo e siccità e quella interna che ha vissuto una buona annata.
Sarebbe necessaria allora una ricognizione molto puntuale, praticamente a livello provinciale, per avere un quadro dettagliato della campagna olearia ma è possibile avere delle indicazioni sull’andamento della stagione grazie ai frantoiani di Aifo che, anche quest’anno, ci forniscono i loro dati e le loro impressioni.
Campagna olearia 2022/23: la situazione regione per regione
Iniziamo allora dal Presidente Elia Pellegrino che ad Andria (Puglia) afferma che mancano solo un paio di settimane a chiudere l’annata che, solitamente invece, si concludeva a gennaio o febbraio: “Va segnalato un calo produttivo del 70% circa rispetto ad annata media e purtroppo la presenza di mosca per tutto il mese di novembre. Non solo le rese medie sono state del 15,5%, con oli poco profumati ma soprattutto la Coratina fa registrare valori di steroli a 900-950 mg/kg, sotto ai limiti di legge.”
Il problema della mancanza di Coratina con i suoi soliti sentori si farà sentire specialmente più avanti nella stagione, essendo considerato un olio da taglio, utile per vitalizzare oli poco fruttati.
Situazione difficile anche nella vicina Basilicata, come racconta Rocco Pace: “il nord della regione registra un crollo intorno al 50%. Il sud, dopo l’ottima produzione della scorsa stagione, presenta un crollo del 70%. Gli attacchi di mosca hanno fatto salire l’acidità.”
In Calabria Antonio Fazari racconta che l’areale del reggiano non ha subito cali produttivi e probabilmente la raccolta proseguirà fino a febbraio. Solo le rese sono state deludenti: “ottobre 11%, novembre 12% e dicembre 14%.”
In Sicilia sui Monti Iblei, dove ugualmente non si registrano cali produttivi, la campagna è praticamente finita, come annuncia Raffaele Sallemi ma “la qualità è stata ottima fino ad ottobre, poi in calo nei due mesi successivi a causa della mosca. Le rese sono partite dal 10% per arrivare al 12%.”
La campagna olearia è ancora in corso, ma alle battute conclusive, in Campania, come racconta Michele Russo: “si è trattato di una campagna anomala, sia sotto il profilo della qualità che della quantità. La variabilità è stata estrema, con rese dal 9 al 17%, così come sulla qualità.”
Spostandoci un pochino più a nord, al confine col Lazio, Antonio De Ruosi ci racconta che “dal punto di vista quantitativo è stata un’annata con una produzione intorno al 60% rispetto al pieno carico. L'andamento climatico è stato buono fino a fine ottobre ma con punte di temperature molto alte abbinate alle piogge di fine settembre. Dalla fine di settembre attacchi di mosca che hanno influito sulla
qualità.”
In Abruzzo, invece, Alberto Amoroso racconta di una campagna olearia molto breve, durata praticamente fino a metà-fine novembre: “le rese sono andate dal 14% in su ma il problema è stato l’attacco di mosca massiccio a ottobre e novembre.”
Si sono parzialmente salvate le Marche, secondo Ugo Agostini: “la produzione è stata a macchia di leopardo con un calo del circa il 35%, con rese alte che in parte
hanno compensato la perdita di produzione.”
Nel nord del Lazio, in particolare nel viterbese, non si è registrato alcun calo produttivo, secondo Rosato Cioccolini e la campagna olearia è ancora in corso. Le rese sono tendenzialmente in linea con quelle delle precedenti annate “tra il 12 e il 14%” mentre la qualità è “ottima”.
Grande exploit, come già ricordato nel nord Italia. Franco Spada ricorda che la produzione della Dop Brisighella (Emilia Romagna) è raddoppiata rispetto al 2021: “rispetto alle medie regionali degli anni precedenti che vanno dal 30% ad oltre il 50%. Buona la qualità e rese del 13-14%.”
In Veneto Paolo Barberio sottolinea che “la produzione è sulla media dei tre anni con una leggera flessione in alcune zone. Rese molto alte, tra il 18% e il
19%, ad arrivare ad un 27% fino al 29%.
Ottima qualità dell’olio. Olive sane con pochissima mosca, acidità quasi mai sopra il 0,25% e perossidi a 5/6.”
Situazione difficile in Liguria invece, con un calo del 60-70% “aggravato da un attacco massiccio di mosca delle olive a ottobre e novembre” come ricorda Giovanni Benza. Rese ottime, fino al 25% e campagna che dovrebbe chiudersi entro Natale.
Prezzi in aumento e vendite in calo per l'olio extra vergine di oliva italiano
Vi è però un filo conduttore in tutte le testimonianze raccolte: le difficoltà commerciali soprattutto legate agli aumenti dei prezzi e dei costi.
Mediamente i prezzi, per gli oli di qualità, salgono del 20-30% rispetto allo scorso anno, anche se la situazione appare variabile, con prezzi saliti fino a 100 euro al litro nel Garda e invece rimasti immutati in Campania. Ma è difficile trovare acquirenti, tanto che ormai, in un mix di speranza e rassegnazione, si guarda alla primavera e al ritorno del turismo.
"E' un'annata negativa per i frantoiani che non hanno mai guadagnato niente per ogni settimana di lavorazione, con enorme utilizzo finanziario a causa dell'alto costo della materia prima" ha concluso Elia Pellegrino.
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