L'arca olearia
Un annus horribilis per l'olivicoltura europea: le previsioni per i prossimi mesi
La campagna olearia è una delle più scariche degli ultimi decenni, paragonabile solo con quella 2016/17. Le stime sui consumi e gli stock fanno prevedere tensioni sui prezzi fino a primavera
18 novembre 2022 | Giosetta Ciuffa
Una campagna olearia, questa in corso, che si è già qualificata come una delle più scariche degli ultimi decenni, paragonabile solo con quella 2016/17. Ed è quello che faremo, per estrapolare dai dati di allora, confrontati con quelli finora disponibili, uno scenario il più verosimile possibile.
La produzione italiana 2016/17 ammontava a 182 mila tonnellate e quella spagnola a 1.291.000; le prime stime odierne indicano una produzione nazionale intorno a 220-230 mila tonnellate (25 mila tonnellate secondo le stime ufficiali dell’UE) e una spagnola di 650-750 mila (1 milione secondo le previsioni ufficiali dell’Ue). A completare il quadro, la cornice dell’Unione Europea: la produzione complessiva UE infatti nel 2016/17 è stata di 1.752.000 tonnellate, più o meno equivalente a quella di quest’anno.
Benché diverse, le due annate a confronto all’interno dei singoli paesi forniscono un quadro macroeconomico molto simile, e paragonandole possiamo dedurre quale potrebbe essere la tendenza commerciale e di prezzi nell’inverno 2022 e nella primavera 2023.
Analizzando i prezzi del periodo in esame (autunno 2016 - inverno 2017), si rileva una crescita soprattutto dalla metà di ottobre, con un’impennata a novembre, che nel picco raggiunge i 6,30 euro al chilo, seguita da una successiva stabilizzazione fino alla cifra di circa 6,20 euro. In Spagna invece nello stesso periodo il trend è di lenta ma stabile crescita, con un avvio a 3,40 euro al chilo fino al picco di fine aprile a 4,10: un incremento notevole.
Tornando ai giorni nostri, in entrambi i paesi si può notare come i prezzi degli oli stiano salendo verticalmente in ugual maniera, con una crescita del 20% da settembre rispetto a novembre. Questo perché quest’anno entrambi i paesi si stanno rassegnando a minor produzione, mentre nel 2016 questo era vero solo per l’Italia, con la forte ascesa osservata a metà novembre. È tuttavia ancora presto per capire se in effetti sarà nuovamente così; molto dipenderà dal trend dei consumi, che procediamo ad analizzare.
Il consumo di olio di oliva nell’Unione Europea nel 2017 è stato di 1.402.000 tonnellate; 315 invece nel Paese extra UE dai consumi più elevati, gli Stati Uniti, il cui consumo medio negli ultimi 5 anni è stato 360.000 tonnellate annue, che invece in Unione Europea sono state 1.521.000 dal 2017 ad oggi. Questo significa che nell’annata 2016/17 si è registrato un calo nei consumi UE dell’8,4% e negli USA del 14,6%.
Come anticipato, la produzione europea 2022/23 si aggira intorno a 1.700.000 tonnellate: questo dato, sommato allo stock UE alla fine di settembre stimato in 625.000 tonnellate, restituisce la disponibilità per il mercato di 2.325.000 tonnellate. Per prevedere lo stock UE 2023, a questo punto è sufficiente considerare la media dell’export europeo negli ultimi cinque anni - 617.000 tonnellate secondo i dati COI – incrociandola con il calo USA stimabile al 15%, pari alla flessione statunitense nei consumi di cinque anni fa: è quindi prevedibile che le esportazioni saranno pari a 525.000 tonnellate. Dati ai quali vanno aggiunte le importazioni di olio dell’Unione Europea, la cui media negli ultimi cinque anni è 185.000 tonnellate. È pertanto presumibile uno stock finale 2023 di 583.000 tonnellate, sostanzialmente in linea con quello dello scorso anno, ottenute sommando produzione europea, stock e importazioni cui vanno sottratti esportazioni e consumi.
Il dato è solo in apparenza rassicurante perché, come evidenziato all’inizio dell’articolo, le stime di 1.700.000 tonnellate dell’Unione europea prevedono produzioni di gran lunga superiori a quelle poi valutate in Spagna e anche in Italia. In generale in tutto il bacino del Mediterraneo si nota una revisione al ribasso delle previsioni di produzione, soprattutto a causa della mancanza di piogge. Se teniamo allora conto delle stime nazionali e non dell’Unione europea, la produzione dovrebbe essere inferiore di 400 mila tonnellate, a 1.300.000, il che porta automaticamente il dato dello stock a 183 mila tonnellate, un livello considerato insufficiente dagli operatori per garantire un collegamento tra la campagna 2022/23 e quella futura 2023/24. I dati consuntivi sulla produzione, se effettivamente così bassi, potranno insomma creare nuove tensioni sui mercati e generare un’altra ondata di rialzo delle quotazioni nella primavera 2023.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
NMR per caratterizzare sensorialmente l'olio di oliva
La spettroscopia NMR, combinata con algoritmi di machine learning, possa fungere da strumento predittivo ad alta efficienza per la caratterizzazione dell’olio di oliva. Un'innovazione concreta nei sistemi di controllo qualità
25 aprile 2026 | 11:00
L'arca olearia
Influenza di filtrazione ed esposizione alla luce sulla stabilità fenolica dell’olio extravergine di oliva
L’esposizione alla luce rappresenta il principale fattore di degradazione dei fenoli durante lo stoccaggio, mentre la filtrazione svolge un ruolo secondario ma comunque rilevante. Ecco i meccanismi chimici coinvolti e i dati quantitativi di degradazione
24 aprile 2026 | 16:00
L'arca olearia
Implicazioni fisiologiche e nutrizionali per l'olivo della carenza di boro nei suoli sabbiosi
Le interazioni tra pH, disponibilità nutrizionale e risposta fisiologica delle piante. Interventi agronomici non calibrati possano compromettere significativamente la produttività dell'olivo
24 aprile 2026 | 15:00
L'arca olearia
Cambiamenti compositivi di extravergini ottenuti da estrazione con foglie di olivo: l'effetto sullo stoccaggio
Nonostante i benefici compositivi, l’impiego intenzionale di foglie nella produzione di olio extravergine solleva questioni normative, in quanto la legislazione europea definisce tale prodotto come ottenuto esclusivamente da olive
24 aprile 2026 | 14:00
L'arca olearia
Controllo biologico del marciume radicale dell’olivo
Pythium schmitthenneri può provocare sintomi quali clorosi fogliare, defogliazione e necrosi radicale. Il biocontrollo mediante microrganismi antagonisti si configura come un approccio promettente.
24 aprile 2026 | 13:00
L'arca olearia
Infezione da Xylella fastidiosa su olivo: il modello eco-epidemiologico
Un nuovo modello del CNR simula accuratamente la progressione della malattia negli agroecosistemi olivicoli. I fattori climatici e ambientali influiscono, così come le preferenze del vettore. La gestione sostenibile di Xylella fastidiosa
24 aprile 2026 | 12:30