L'arca olearia
E’ già tempo di pensare alla lotta contro la mosca delle olive
Dalla necessità monitoraggi precoci fino alle valutazioni sul nuovo principio attivo utilizzabile: il flupyradifurone (Sivanto), già però sotto accusa per la tossicità nei confronti delle api. Occorre impostare ora la strategia di difesa
17 giugno 2022 | R. T.
I primi voli di mosca delle olive sono cominciati, anche se per le ovideposizioni occorrerà probabilmente aspettare, visto che le calde temperature di questi giorni stanno mettendo probabilmente in stasi gli adulti.
Questo, però, non significa che si possono dormire sonni tranquilli, prima di tutto perché non è più utilizzabile il dimetoato, principio attivo storicamente salva produzione, e poi perché le prime indicazioni su fioritura e allegagione, più o meno in tutta Italia, indicano un’annata di scarica o mezza carica.
Con poche olive il danno potenziale da mosca delle olive sale esponenzialmente dalla prima alla terza generazione, sfiorando il 100% di olive infestate. E’ quindi strategico, per arrivare con olive sane alla raccolta, combattere efficacemente la mosca fin dalla prima generazione, senza affidarsi alla buona sorte di alte temperature ad agosto.
Tanto più in biologico, dove la tipologia di lotta è di tipo preventivo: attract&kill o disturbante e antiovodeponente. In questi casi è già bene intervenire, dalla metà di giugno, con il primo trattamento nel caso si scorgano anche pochi voli sulle trappole cromotropiche, così da massimizzare l’effetto dell’azione preventiva e tenere bassa la popolazione.
Nel caso di agricoltura integrata, invece, è utile tenere sotto controllo i voli ma soprattutto, dal momento in cui si rilevano 5-10 mosche/trappola/settimana e le olive cominciano a ingrandirsi, procedere con i monitoraggi dell’infestazione attiva. Giova ricordare che Bactrocera oleae non necessariamente aspetta l’indurimento del nocciolo per ovideporre, potendolo fare già dai primi di luglio nelle aree costiere.
Fermo restando il potenziale di utilizzare metodi preventivi anche in agricoltura integrata, specie con la prima generazione, è utile ricordare che, per questa campagna olearia, sono solo tre i principi attivi utilizzabili con azione larvicida: fosmet (in fase di ritiro e dall’alta residualità, quindi sconsigliabile), l’acetamiprid (neonicotinoide con azione ovicida e larvicida ma con finestra d’intervento piuttosto limitata) e la new entry: flupyradifurone (Sivanto), che quindi merita un approfondimento.
Flupyradifurone (Sivanto)
Il principio attivo appartiene alla famiglia chimica butenolidi, svolge la sua azione a livello del recettore nicotinico dell’acetilcolina (nAChR), legandosi irreversibilmente alla proteina recettore, causando l’eccitazione permanente delle cellule nervose, con conseguente paralisi e morte degli organismi bersaglio. Si tratta dello meccanismo d’azione dei neonicotinoidi.
In un recentissimo parere (pubblicato il 24 gennaio 2022) l’Efsa ha valutato il principio attivo come non particolarmente tossico per uomini e persone, pur con qualche perplessità sull’azione nei confronti delle api: “... per le api mellifere, la probabilità che i nuovi dati indichino una maggiore pericolosità rispetto alla precedente valutazione dell'UE è stata considerata bassa o moderata, con alcune incertezze. Tuttavia, tra le specie di api solitarie - che non erano state prese in considerazione nella precedente valutazione dell'UE - è stato dimostrato che Megachile rotundata potrebbe essere sproporzionatamente sensibile al flupyradifurone. Questa sensibilità, che può essere parzialmente spiegata dal basso peso corporeo di questa specie, è stata meccanicamente collegata a processi di metabolizzazione corporea inadeguati.”
Uno studio appena pubblicato su Communication biology, una rivista del gruppo editoriale Nature, un team internazionale di ricercatori, coordinato dal Prof. Simone Tosi, ricercatore del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) dell’Università di Torino, ha indagato proprio la potenziale tossicità del principio attivo contro le api. Sette laboratori situati in sei Paesi in Europa e Nord America hanno partecipato all’esperimento utilizzando lo stesso protocollo e hanno esposto più sottospecie di api da miele a vari livelli di contaminazione da flupyradifurone per ottenere informazioni sugli effetti letali e comportamentali. I risultati della ricerca mostrano come l'esposizione a lungo termine a questo pesticida possa aumentare la mortalità delle api. Anche livelli bassi di flupyradifurone (101 volte inferiori a quelli rilevati in precedenti studi di più breve durata) compromettono la sopravvivenza e il comportamento delle api. A tali livelli, questo pesticida aumenta il numero di api con comportamenti anormali, quali la perdita di coordinazione e l'iperattività.
Anche trascurando i dubbi in tema di sostenibilità, li stessi esistenti per l’acetamiprid, ancora non è nota l’effettiva efficacia in campo dell’insetticida, noto per lo più per la lotta contro afidi e aleurodidi. Si sa soltanto che il tempo di carenza dichiarato è 14 giorni, in attesa di valutazioni più approfondite sui residui nell’olio che possono causare problemi commerciali, specie nel caso di vendite all’estero.
Il principio attivo flupyradifurone è autorizzato per un solo trattamento all’anno su olivo e, ad oggi, non è incluso in diversi disciplinari di produzione integrata regionali, lasciando dubbi sull’effettiva utilizzabilità del fitofarmaco senza perdere gli aiuti del PSR.
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