L'arca olearia
100 euro ad ettaro: l'aiuto accoppiato serve agli olivicoltori italiani?
Il guadagno per gli olivicoltori è misero a fronte dei 65,8 milioni di euro spesi con la Pac. Ciascun’azienda percepisce 449 euro di premi accoppiati all’olivo
17 febbraio 2022 | T N
Nel 2020 all’olivicoltura sono stati destinati 65,8 milioni di euro, pari circa a 14% del plafond dei premi accoppiati. Si tratta di un valore importante in termini assoluti, se si considera che i fondi dell’OCM olio d’oliva nello stesso periodo ammontano a circa 35 milioni di euro all’anno, ma che, rapportato alla numerosità delle aziende impegnate in olivicoltura e considerata la bassa dimensione della maggioranza di queste aziende in termini di superficie aziendale investita ad olivo, si traduce in importi per ettaro e per azienda abbastanza contenuti, secondo il report Ismea “I pagamenti accoppiati in Italia e il sostegno all'olivicoltura nella Pac 2014-2020”.
Le aziende che percepiscono il premio accoppiato per l’olivo nel complesso rappresentano circa il 39% del totale, con una superficie media investita a olivo di 4,1 ettari (superiore rispetto al campione totale), con una percentuale di aziende specializzate in olivicoltura che sale al 24%.
Il margine lordo per unità di superficie del «processo» è di 1.140 euro (al netto del premio), i costi variabili, pari a 362 euro, incidono per il 32% sul margine, un’incidenza lievemente superiore rispetto alla media delle aziende olivicole; in media il premio accoppiato è pari a 109 euro per ettaro.
L’incidenza media dell’aiuto accoppiato sul margine lordo è pari al 10% circa. In media ciascun’azienda percepisce 449 euro di premi accoppiati all’olivo e questi pesano per l’8% sul totale dei pagamenti diretti percepiti. Per queste aziende, l’incidenza dei pagamenti diretti sul valore aggiunto è del 18%, mentre l’aiuto accoppiato rappresenta solo l’1,5% del valore aggiunto aziendale.
In Puglia e Calabria dove si concentra la maggiore quota di premi accoppiati, questi incidono sul margine lordo leggermente più della media (11% in Puglia, 14,6% in Calabria), ma l’incidenza sul totale dei pagamenti diretti resta contenuta (6,1% in Puglia, 10% in Calabria) e sul valore aggiunto aziendale è rispettivamente dell’1,3% e del 2,6%. Le aziende della Liguria hanno caratteristiche differenti (sono piccole e specializzate) da quelle pugliesi e calabresi; i pagamenti accoppiati rappresentano per queste aziende quasi il 29% dei pagamenti diretti ricevuti, ma l’incidenza sul margine lordo e sul valore aggiunto resta bassa (3,4% e 1,9%).
Le dinamiche di mercato sono penalizzanti per la redditività delle aziende: l’indice dei prezzi dell’olio di pressione è anch’esso estremamente variabile con un andamento di fondo in riduzione; viceversa, l’indice dei prezzi dei mezzi correnti di produzione è in costante crescita.
Il margine operativo lordo per ettaro ha un andamento di fondo negativo, sia nel complesso sia nella maggior parte delle regioni produttrici.
Per quanto riguarda il ruolo produttivo delle regioni, oltre la metà del valore della produzione è generato in Puglia, mentre la quota di valore della Calabria e delle altre regioni non corrisponde alla rappresentatività sulle superfici. Una quota importante della produzione è infatti ancora orientata a produzione di bassa qualità se si pensa che il lampante rappresenta il 30% del totale.
I dati sulle produzioni certificate DOP e IGP evidenziano invece un andamento positivo, grazie anche alla misura del premio accoppiato che ha avuto un effetto positivo sui riconoscimenti, gli operatori e gli ettari coinvolti. Tuttavia, l’impatto sull’effettivo miglioramento qualitativo della produzione olearia non è adeguato; infatti, l’incidenza sul totale della produzione di olio è ancora marginale; si sottolinea soprattutto l’incoerenza tra le superfici regionali, il numero di riconoscimenti, i livelli di produzione e il fatturato. In parte ciò dipende anche dalla modalità di attribuzione del sostegno nel periodo 2014-2020 tramite il premio accoppiato alle IG, che è assegnato anche in mancanza dell’effettiva certificazione dell’olio.
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