L'arca olearia
Il punteruolo dell'olivo: parassita occasionale presente vicino ai boschi
Se più adulti ovidepongono su una pianta, le foglie presentano caratteristiche perforazioni e gli apici vegetativi dei polloni basali vistose erosioni. Lo sviluppo larvale si completa in giugno
12 novembre 2021 | Santi Longo
Uno dei numerosi fitofagi di secondario interesse applicato per l’Olivo è il Curculionide Stereonychus fraxini (De Geer, 1775) che, solo occasionalmente, si riscontra negli oliveti e quasi sempre sulle foglie e sugli apici vegetativi dei polloni basali. Segnalato nelle principali aree del Bacino mediterraneo è frequente sulle Oleacee Fraxinus excelsior e F. ornus, considerate principali piante ospiti del Curculionide, sulle quali vivono anche la Cantaride, Lytta vesicatoria Linnaeus, 1758 e l’Ilesino Hylesinus oleiperda Fabricius, 1801. La Cantaride alle volte compare improvvisamente in gran numero, su singoli Olivi causando defoliazioni più o meno gravi. L’Ilesino scava profonde gallerie di riproduzione anche nei rami di piante apparentemente in buone condizioni vegetative che, insieme alle gallerie larvali, danneggiano l’alburno con conseguente rallentamento della circolazione linfatica. L’Orniello, pianta termofila e xerofila, è presente in tutta l’Europa meridionale e nell’Asia Minore; in Sicilia viene coltivato, da tempi remoti, sulle Madonie, per ottenere la “manna”, mediante apposite incisioni praticate, durante l’estate, nella corteccia degli esemplari di età compresa fra 8 e 20, anni. Tale antica attività riveste particolare importanza nei territori di Pollina e di Castelbuono, dove sono presenti numerosi oliveti nei quali frequente è la presenza del Ciono.
Gli adulti del Curculionide, lunghi circa 5 mm, hanno il corpo tozzo di colore marroncino con macchie scure sulle elitre. Le femmine che superano l’inverno, sono attive negli oliveti, a partire dalla fine di marzo; nelle ore notturne, si alimentano rodendo i tessuti vegetali, con l’apparato boccale, localizzato all’apice del robusto “rostro”, e ovidepongono di preferenza, sui germogli e sulle foglie dei polloni basali o, più raramente, su quelle della parte bassa della chioma. Le erosioni rispettano l’epidermide inferiore che dissecca e a cade lasciando la caratteristica perforazione Le larve sono apode, di colore giallo, con il capo nero; il corpo è ricoperto da una secrezione mucillaginosa, che consente l’adesione ai germogli e alla pagina superiore delle foglie. Lo sviluppo larvale si completa in giugno e, alla fine dello stesso mese o in luglio, da un caratteristico bozzolo traslucido e trasparente, secreto sulla foglia dalla larva matura, sfarfallano gli adulti destinati a svernare.
Se più adulti ovidepongono su una pianta, le foglie presentano caratteristiche perforazioni e gli apici vegetativi dei polloni basali vistose erosioni, che non alterano l’equilibrio fisiologico della pianta. Inoltre attivi entomofagi sono gli Imenotteri parassitoidi presenti in natura, rappresentati dagli Icneumonidi Pexomachus agilis e P. gravenhorestii, nonché dal Braconide Blacus ruficornis, già segnalati dal Silvestri nel secolo scorso.
L’occasionalità delle presenze del Ciono, localizzate soprattutto sui polloni basali degli Olivi vicini a piante di Frassino, e l’efficace attività del complesso parassitario, fanno sì che non siano necessarie specifiche misure di controllo demografico. Anche su Orniello, dove la presenza del Ciono attrae spesso l’attenzione dei produttori della pregiata “manna”, non vengono di norma effettuati interventi fitosanitari
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Spettrofotometria dell’olio d’oliva: il calore e il tempo distruggono qualità e nutrienti
L’esposizione prolungata alle alte temperature accelera l’ossidazione dei lipidi, riducendo il valore nutrizionale e producendo composti potenzialmente dannosi. Ecco come la spettrofotometria può monitorare in tempo reale il degrado termico
14 giugno 2026 | 09:00
L'arca olearia
L’olivo e i suoi parenti selvatici: un viaggio tra tassonomia e storia naturale
L’olivo coltivato (Olea europaea subsp. europaea) è uno degli alberi più iconici del Mediterraneo, ma il suo “albero genealogico” include numerosi parenti selvatici distribuiti tra Africa, Asia e isole atlantiche
13 giugno 2026 | 10:00
L'arca olearia
La firma chimica dell'olio extravergine di oliva italiano svelata dalle tecniche analitiche avanzate
Un innovativo studio condotto dall’Università di Siena dimostra come la combinazione di analisi elementare e profilo metabolico possa migliorare l’accuratezza dei modelli di zonizzazione dell’olio extravergine di oliva italiano, superando le difficoltà legate alla debole correlazione diretta tra suolo e prodotto finito
12 giugno 2026 | 16:00
L'arca olearia
Mosca delle olive fuori stagione: l'importanza della dinamica di popolazione in primavera
Il ruolo cruciale della generazione primaverile della mosca dell'olivo. Il un cambio di paradigma: interventi mirati in inverno e primavera per ridurre drasticamente le infestazioni estive e autunnali, limitando l’uso di insetticidi e aumentando l’efficacia della lotta integrata
12 giugno 2026 | 15:00
L'arca olearia
Ondate di calore e siccità, ecco come cambia la fisiologia dell’olivo
L’aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore rappresenta una delle principali sfide per l’olivicoltura mediterranea. Temperature superiori a 40 °C riducono significativamente la capacità fotosintetica dell’olivo, aggravando gli effetti della carenza idrica
12 giugno 2026 | 14:00
L'arca olearia
L’impronta fenolica dell’olio extravergine di oliva si decide nelle prime tre settimane dopo la fioritura
L’attività di due enzimi chiave determinano la quantità di tirosolo e idrossitirosolo che saranno presenti nell'oliva e, infine, nell’olio. Durante la successiva maturazione, questi geni si spengono e il patrimonio fenolico dell’olio è essenzialmente un “residuo” di quanto accumulato nei primissimi stadi di sviluppo della drupa.
12 giugno 2026 | 13:00