L'arca olearia
Prezzi e prospettive per il mercato dell'olio di oliva
Nei primi mesi di raccolta il prezzo tenderà a salire anche in virtù di quella che è una revisione al ribasso della produzione stimata in Spagna e in Tunisia. Sicuri aumenti dei listini nella Grande Distribuzione
29 ottobre 2021 | Claudio Vignoli
La nuova campagna olearia è appena partita, ma è già gravata da incertezze nei volumi di produzione. Ogni anno, in questo periodo, noi operatori del settore oleario assistiamo a una vera e propria girandola di numeri, numeri che poi molto spesso non si sono dimostrati essere veritieri. Purtroppo il cambiamento climatico ci pone di fronte a questa grande incognita e dobbiamo imparare a convivere con previsioni che possono cambiare da un giorno all’altro in funzione di eventi atmosferici imprevisti. Accanto ai cambiamenti climatici, quest’anno peseranno anche fattori come il post-pandemia e le importazioni altalenanti, che incidono anche sulle quotazioni degli oli di oliva, nonostante il mondo degli operatori e della GDO tifi per la stabilità dei prezzi.
Quale Paese influenzerà maggiormente i listini?
È molto probabile che nei primi mesi di raccolta il prezzo tenderà a salire anche in virtù di quella che è una revisione al ribasso della produzione stimata in Spagna e in Tunisia. Tuttavia a partire da gennaio/febbraio il trend potrebbe stabilizzarsi intorno a valori simili a quelli della campagna passata.
Molto dipenderà dalle piogge delle prossime settimane in Spagna e quindi dalla veridicità delle previsioni di produzione. La Spagna, infatti, prevede una produzione tra 1,3 e 1,4 milioni di tonnellate; la Tunisia ha prima annunciato di superare le 300mila tonnellate per poi ridimensionarsi intorno alle 200mila e quindi confermare in questi giorni le 250mila tonnellate.
Chi tra i due Paesi produttori detterà quindi i prezzi? Se le previsioni di produzione verranno confermate nei fatti, non credo che il prezzo dell’olio tunisino sposterà di molto le quotazioni di quello spagnolo. È possibile che si evidenzi una tendenza solo all’inizio, ma poi quando l’olio tunisino verrà assorbito dal mercato, il prezzo lo detterà la Spagna.
Possibili rialzi nella GDO
Nell’ultimo anno i prezzi sono schizzati rispetto a quelli dei due anni precedenti, con aumenti oltre il 50% in Spagna. Questo rialzo della materia prima ha messo in forte difficoltà soprattutto le aziende confezionatrici, che avevano già fissato prezzi e firmato contratti con la GDO. I consumatori, invece, in parte sono rimasti “al riparo” dall’aumento. Quest’anno però non sarà così: la maggior parte dei confezionatori dovrà infatti rivedere al rialzo i prezzi, con ricadute inevitabili su quelli a scaffale. A questo punto sarà fisiologica una contrazione dei consumi. È, infatti, statisticamente comprovato che quando l’olio EVO supera certi valori si assiste a un’inversione di tendenza al ribasso nei consumi, specialmente nel canale della GDO.
Per questo per i produttori di qualità è fondamentale trovare alternative alla GDO: bisogna stimolare il consumo di olio EVO di qualità e portare i consumatori ad acquistare su altri canali, per esempio l’e-commerce, i negozi di vicinato e perfino la ristorazione, che potrebbe rappresentare un nuovo canale commerciale.
Alla luce di quanto detto, quindi, come conviene muoversi? Meglio aspettare a vendere l'olio scommettendo sulla primavera oppure cercare di liberarsi della nuova produzione il prima possibile?
Ritengo che ogni previsione/scommessa commerciale debba sempre tener conto, in primo luogo, delle esigenze di cassa. Al tempo stesso non può prescindere anche dal modello di business che abbiamo scelto di seguire. È evidente che se vendo olio sfuso, per me sarà preferibile esaurire le scorte entro i primi due mesi dalla molitura, visto che i prezzi tendono “fisiologicamente” ad abbassarsi a partire da dalla primavera in poi. Al contrario, se ho un mio brand, posso provare ad attendere scommettendo sul rialzo dei prezzi.
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