L'arca olearia
Leccio del Corno, Maurino, Leccino: attenti alle piantine di olivo provenienti dalla Tunisia
Si diffonde l'uso della tecnica della micropropagazione con sedi di aziende italiane in paesi terzi per risparmiare sui costi. Attenzione ai rischi, tra cui un significativo ritardo nell'entrata in produzione
12 marzo 2021 | Pietro Barachini
Leccio del Corno: antica cultivar autoctona Toscana, tornata alla ribalta negli ultimi 10 anni grazie al recupero di vivai pesciatini che con passione hanno ritrovato il clone originale ed innesto dopo innesto hanno ridato vita ad una varietà ad alto rischio estinzione.
Oggi risulta una delle varietà di olivo più ricercate in Italia. Bassa vigoria, adatta ad impianti intensivi, elevata produttività già a partire dal 2 anno, alta resistenza alla mosca ed al gelo. Una qualità dell'olio prodotto eccellente soprattutto in Toscana. Sentori di carciofo, erba tagliata, con un piccante ed amaro di altissimo livello.
Una varietà che va letteralmente a ruba.... Infatti se un vivaista oggi avesse 1 milione di piantine di Leccio del Corno sarebbe come fare un 6 al superenalotto.
Curiosamente quando la richiesta è ai massimi storici dopo 20 anni nelle riviste specializzate si
ritorna a parlare, di tecniche di riproduzione dell'olivo per micropropagazione come "il futuro del vivaismo olivicolo" in grado di "risolvere i problemi di reperibilità del materiale vivaistico richiesto". Una tecnica collaudata per molte specie di piante già da gli anni 50. Ma a detta di molti ricercatori per quanto riguarda la specie Olea europea il rischio che la pianta entri in produzione molto tardi è ancora reale, soprattutto per le nostre preziose cultivar autoctone regionali Italiane. Come si evince in questo documento scientifico :Micropropagation Effects on Juvenile Traits, Flower Differentiation, and Tree Architecture in Young Olive Trees: “In ‘Arbequina’, limited juvenile characters and positive vigor increase promoted an architecture of the canopy and of the root system highly suitable for high-density growing systems. A delay of only one year in the onset into production for the in vitro propagation can be considered negligible but the better ramification and suitability to high density olive orchards represent greater advantages in comparison to cuttings. Further studies are needed to check the effect of micropropagation in other olive varieties."
Quindi in sostanza le piante di olivo di cultivar autoctone ottenute da micropropagazione a parte l'Arbequina (che comunque ha un ritardo nell'entrata in produzione rispetto a quelle prodotte per talea), presentano elevati problemi di produttività e necessitano di ulteriori test prima di avere risultati soddisfacenti.
Uno dei fattori che mi ha fatto più allarmare che non vi è nessuna differenza tecnica o estetica tra le piante prodotte da talea e quelle prodotte da meristema.
In Italia vi sono già aziende che producono piante di olivo di Leccio del Corno da meristema, con filiali produttive in Tunisia (per abbassare i costi di produzione).
Purtroppo le talee di olivo da cultivar di Leccio del Corno nella fase di radicazione hanno una resa molto molto bassa (5-6%) e quindi nessun vivaio oggi metterebbe in produzione milioni di piante da talea di Leccio del Corno sapendo di perdere il 95 % dell'investimento.
Ad oggi le piante di Leccio del Corno vengono prodotte per innesto, una tecnica lunga e costosa dove però viene garantita la qualità del portainnesto fittonante e la precoce entrata in produzione della pianta.
Oggi chi si avvicina all'acquisto di piante di olivo da varietà tanto ricercate (Leccio del Corno , Leccino, Maurino...) può correre il rischio di comprare piante provenienti da paesi terzi e prodotte da meristema spacciate per talea.
In un momento dove la Xyella potrebbe colpire altre zone d'Italia ed attaccare molte specie vegetali. Come sempre la serietà dei vivai che da oltre 100 anni operano nel vivaismo olivicolo professionale sarà quella che farà la differenza.
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