L'arca olearia

SUL QUANTITATIVO DI POLIFENOLI E TOCOFEROLI, C'E' MOLTA RETICENZA NEI DISCIPLINARI DEGLI OLI EXTRA VERGINI DI OLIVA A MARCHIO DOP. UNA INCHIESTA DELL'UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI METTE IN RISALTO IL QUADRO GENERALE

La nota organizzazione ha effettuato una comparazione tra i vari oli che si avvalgono della certificazione dell'origine. Sulla carta, estrapolando i dati dei relativi disciplinari approvati dall'Unione europea, l'olio più ricco in polifenoli è il Dop Bruzio, della provincia di Cosenza

28 aprile 2007 | T N

Riportiamo un documento dell'Unione Nazionale Consumatori, per gentile concessione del segretario generale Massimiliano Dona, intorno agli oli a marchio Dop, certi che ogni considerazione possa essere un utile contributo alla crescita e alla qualificazione del comparto olio di oliva.
Attendiamo i vostri commenti.


l'avvocato Massimiliano Dona, segretario generale dell'Unione Nazionale Consumatori

Pochissimi oli extra vergini d’oliva Dop dichiarano nel disciplinare il contenuto minimo di tocoferoli (Vitamina E), e alcuni non dichiarano neanche il contenuto in polifenoli. E’ quanto è emerso da una comparazione fatta dall’Unione Nazionale Consumatori sui più noti oli extravergini d’oliva Dop e Igp italiani che, prima di essere messi in commercio, devono essere valutati da esperti assaggiatori e meritare un punteggio minimo di 6,5, fino ad un massimo di 9.
Alcuni non dichiarano neanche il punteggio minimo e moltissimi si tengono prudentemente sul 6,5.
Ovviamente si tratta di un’indagine “sulla carta”, cioè estrapolando i dati dai relativi disciplinari approvati dall’Unione europea.

Per la salute del consumatore, le caratteristiche più importanti di un olio extra vergine sono i polifenoli, i tocoferoli e, per quanto riguarda la qualità, il punteggio minimo del panel test. Quest’ultimo è il giudizio che esperti assaggiatori, riconosciuti dal Ministero delle Politiche Agricole, devono dare agli oli Dop e Igp prima che siano autorizzati alla commercializzazione.
Gli esperti giudicanti sono dieci, guidati da un capo panel abilitato dal Consiglio oleicolo internazionale (Coi).

Ognuno deve valutare separatamente il campione di olio reso anonimo e dare il punteggio; il capo panel, una volta in possesso delle singole schede, assegna il punteggio finale basato sulla media delle singole valutazioni. Il punteggio minimo deve essere 6,5, al quale quasi tutti i disciplinari si sono uniformati, ma qualcuno si è spinto a 7, come quello del Brisighella, Chianti, Etna, Terra di Bari, eccetera.

Ma più importanti del punteggio sono i tocoferoli e i polifenoli. Pochissimi disciplinari prevedono il contenuto minimo di tocoferoli, che praticamente sono la vitamina E, considerata protettiva e antagonista dei tumori e di altre malattie perché combatte i radicali liberi. L’olio extra vergine d’oliva è uno degli alimenti più ricchi di questa vitamina, il cui contenuto dipende però anche dalle stagioni, dal tipo di olive e da altri fattori.

Stesso discorso per i polifenoli, tanto è vero che la Food and drug administration (Fda) statunitense ha autorizzato sulle etichette dell’olio extra vergine d’oliva una dicitura che invita i consumatori a mangiarne due cucchiai al giorno per ridurre il rischio di danni coronarici, dovuti spesso a un eccesso di alimentazione e di grassi saturi.
In nessun Paese del mondo è stata autorizzata un’avvertenza del genere e, anzi, le norme europee e quelle italiane vietano esplicitamente di riportare sulle etichette dei prodotti alimentari diciture che fanno riferimento a proprietà terapeutiche, anche se è allo studio una modifica comunitaria.

I polifenoli danno il sapore caratteristico all’olio, più ce ne sono e più è piccante e fruttato, così come sono i polifenoli che stanno nell’uva a decidere sostanzialmente le caratteristiche di un vino. E’ una famiglia di composti chimici fortemente rivalutati dai nutrizionisti perché hanno il merito di essere antiossidanti, quindi di combattere i “radicali liberi” dell’organismo in grado di attivare forme tumorali e altre malattie; inoltre i polifenoli favoriscono la riduzione del cosiddetto colesterolo cattivo (LDL) in circolazione nel sangue, che così rimane più scorrevole e con meno rischi di infarti.

Le olive italiane, specialmente quelle del centro-sud, contengono generalmente più polifenoli. Infatti in Puglia, la Regione che da sola fornisce quasi la metà dell’olio nazionale, l’oliva più diffusa è la Coratina, che ha un altissimo contenuto di polifenoli e per questo l’olio pugliese è piccante e fruttato. Ma lo stesso si può dire dell’oliva Frantoio e Leccino, pure prevalenti nel centro-sud.

Fra l’altro, i polifenoli, con la loro azione antiossidante, allungano la vita dell’olio, la cui alterazione è dovuta, appunto, principalmente all’azione dell’ossigeno: vi sono oli meridionali che anche dopo due anni mantengono splendidamente le loro caratteristiche originarie, chimiche e organolettiche, mentre la durata normale di un extra vergine è di un anno, anche se gli imbottigliatori tendono ad esagerare con la data di scadenza.

Ma quale è l’olio extra vergine Dop più ricco di polifenoli? Sulla carta è il Bruzio, della provincia di Cosenza, che ne ha 200 parti per milione.

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