L'arca olearia

E' record storico negativo: solo 175 mila tonnellate prodotte

I listini italiani dell’extravergine nazionale sono cresciuti fino a sfiorare i 6 euro al chilo, mentre quelli dei principali competitor restano “calmierati” dal surplus spagnolo

14 maggio 2019 | T N

Le ultime stime Ismea, sulla base dei dati dichiarativi, attestano la produzione italiana ai minimi degli ultimi decenni con 175 mila tonnellate, -59% su base annua. Peraltro, a differenza di annate normali, in molte aree già a dicembre i frantoi avevano chiuso i battenti, mentre altri non hanno neanche iniziato le attività. Sono state le regioni del Sud quelle che hanno risentito maggiormente della scure produttiva a partire dalla Puglia per la quale si stima una riduzione del 65%, ma anche per Calabria, Sicilia e per quasi  tutte le altre regioni centro-meridionali le flessioni sono particolarmente pesanti. Situazione diametralmente opposta nel Centro-Nord con i notevoli recuperi di Toscana, Umbria e Liguria uniti a quelli delle altre regioni del settentrione.

Le disponibilità a livello mondiale stanno facendo procedere i prezzi su un doppio binario. Da una parte i listini italiani dell’extravergine sono cresciuti durante la campagna fino a sfiorare i 6 euro al chilo, mentre quelli dei principali competitor restano “calmierati” grazie all’abbondante produzione spagnola.
Già dall’inizio dell’estate, quando era ormai chiaro che la produzione sarebbe stata scarsa, i listini dell’extra italiano hanno invertito la tendenza flessiva registrata fino a maggio. Da giugno in poi i listini medi hanno, quindi, ripresa a salire in maniera consistente passando da 4,04 euro al chilo a 5,60 registrati a dicembre con un incremento che ha sfiorato il 40%. Nel Barese si è tornati a fine 2018 a sfiorare i 6 euro al chilo, livello toccate già agli inizi del 2015 e agli inizi del 2017, anche in quel caso a seguito della scarsa produzione. Anche in Calabria i prezzi alla produzione in dicembre si sono attestati sopra i 5,35 euro al chilo, mentre in Sicilia sono stati superati abbondantemente i 7 euro al chilo.
Solo verso fine febbraio si è iniziato ad avere qualche segnale di cedimento dei listini che in aprile sono tornati in media sotto i 5,65 euro al chilo e questo a causa sia della pressione dell’abbondante produzione spagnola sia del progressivo esaurimento delle partite di qualità più elevata.
Diametralmente opposto il discorso per la Spagna che, forte appunto di una considerevole produzione, ha visto i propri listini scendere durante l’estate e attestarsi in dicembre a 2,80 euro al chilo contro i 3,34 euro al chilo di maggio. La parabola discendente dei prezzi iberici è continuata anche neri primi mesi del 2019 fino ai 2,53 euro al chilo di aprile. Livelli così bassi non si sono mai registrati negli ultimi cinque anni.
Discorso analogo per l’extra greco e tunisino che, come di consueto, seguono le tendenze iberiche in maniera quasi indipendente rispetto alle proprie produzioni.

Nel segmento degli oli a denominazione d'origine (IG), come di consueto, non si registra una tendenza univoca. Nel 2018, quando i prezzi dell’intero settore sono mediamente scesi, anche la maggior parte degli oli IG ha mostrato flessioni importanti a partire dagli oli pugliesi, Terre di Bari e Dauno, sostanzialmente in linea con il prodotto convenzionale degli stessi territori. Situazione analoga in Sicilia, mentre in Calabria si sono avute tendenze alterne. Discorso diverso per Toscana e Umbria dove le produzioni 2017 non erano state così abbondanti e i listini si sono mossi al rialzo. Al Nord, bene anche la DOP Garda mentre la DOP Riviera Ligure ha subito una battuta d’arresto.
L’analisi si presenta pressoché ribaltata per i primi quattro mesi del 2019. Infatti, con i prezzi medi dell’extravergine in netto aumento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, le IG pugliesi e siciliane mostrano degli incrementi piuttosto significativi a causa della scarsa produzione mentre la DOP Umbria e la Toscano IGP segnano il passo perché nelle due regioni la produzione è stata piuttosto buona e c’è quindi disponibilità.

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