L'arca olearia
Dagli scarti dell’olio d'oliva novità per l’industria alimentare e farmaceutica
Ottimi per aumentare la conservabilità di taralli ma anche di altri prodotti alimentari come, ad esempio, il patè di olive o le olive da tavola fermentate in salamoia
06 maggio 2019 | C. S.
Sei università, 12 professori associati, 6 professori ordinari, 18 ricercatori, 12 assegnatari di borse di studio, 3 dottorandi, poco più di 800mila euro di investimento, 3 anni di ricerca e di intenso lavoro. Questi i numeri del progetto Sustainability of the Olive-oil System – S.O.S. presentato, in risposta al bando Olivo e Olio 2015, che vede dieci Fondazioni di origini bancarie supportare, attraverso un’Associazione Temporanea di Scopo e un budget totale di 7 milioni di euro per il triennio 2018-2021, il progetto che ha come focus l’olio d’oliva. Capofila, l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro (Dipartimento di Scienze del Suolo, della Pianta e degli Alimenti), coordinatore del progetto il prof. Francesco Caponio, con la partecipazione dell’Università di Milano (Dipartimento di Scienze Alimentari, Ambientali e Nutrizionali), dell’UniversitaÌ di Parma (Dipartimento di Scienze Alimentari), dell’UniversitaÌ Mediterranea di Reggio Calabria (Dipartimento di Agraria), dell’UniversitaÌ di Sassari (Dipartimento di Agraria) e dell’UniversitaÌ di Teramo (FacoltaÌ di Bioscienze e Tecnologie Agro-Alimentari e Ambientali).
Il consumo di olio
Perché investimenti così importanti da attivare sull’olio d’oliva? La risposta è nei numeri diffusi da Coldiretti. L’olio è un bene di elevata importanza in Italia e negli ultimi 25 anni si è assistito a una crescita record dei consumi arrivati a segnare un inequivocabile +49% e la sua trasformazione, con un fatturato di 3 miliardi di euro, costituisce il 3% del fatturato totale dell’industria agroalimentare.
Cambia l’approccio alla dieta, cambiano le abitudini a tavola, sta cambiando la consapevolezza dei consumatori che sono sempre più alla ricerca del buono e sano e il made in Italy, come brand indiscusso di salubrità nel cibo, è ormai una vera e propria invasione culturale in Europa, ma anche negli Stati Uniti e nei paesi orientali. Negli USA il consumo di olio ha raggiunto i 315 milioni di chili, un dato che è triplicato negli ultimi 25 anni.
E in Italia? Nel Bel Paese, a fronte di una produzione di 370 milioni di chili, per sostenere la richiesta del mercato interno e dell’export, a questo dato si aggiungono i 500 milioni di chili importati soprattutto dalla vicina Spagna che si attesta ancora come il maggior produttore al mondo con il suo miliardo di chili prodotti. Nel prossimo futuro in Italia, sempre secondo la ricerca divulgata da Coldiretti, è in previsione l’aumento della superficie coltivata fino a 1,8 milioni di ettari. Ci sono tutte le condizioni perché il mercato cresca ed è per questo che la ricerca, in Italia, ha iniziato a focalizzare la sua attenzione verso un settore che necessita di azioni che da un lato tutelino il consumatore e dall’altro siano un supporto in termini di miglioramento della produzione, della conservazione, della commercializzazione e della trasformazione di un bene prezioso come l’olio.
La ricerca
Con il progetto S.o.s., finanziato da Ager, la Fondazione in rete per la Ricerca Agroalimentare, le sei università italiane hanno attivato azioni di ricerca che si sono poste sin dall’inizio del progetto l’obiettivo di contribuire al rafforzamento del sistema olivicolo (in termini qualitativi e quantitativi) attraverso il miglioramento della sostenibilitaÌ del settore, dalla campagna sino allo scaffale. Sei sono gli assi lungo i quali si sta sviluppando la ricerca, dall’ottenimento di nuovi metodi di estrazione dell’olio e ottimizzazione di quelli esistenti, alla ricerca di nuove soluzioni per un packaging in grado di garantire la barriera contro l'ossigeno e la luce, dall’individuazione di metodi veloci e green per la valutazione della qualitaÌ dell’olio allo studio approfondito sui polifenoli ottenuti dalle foglie e da altri materiali di scarto come oli e acque, dalla produzione di biogas dai sottoprodotti alla creazione di una rete fitta e di scambio con ricercatori e stakeholder. E sono i materiali di scarto della produzione ad essere particolarmente interessanti per i risultati che già in questa fase intermedia della ricerca si stanno ottenendo; si pensi ad esempio all’uso degli estratti per bloccare l’azione genotossica del cadmio. Gli estratti ottenuti dalle foglie di olivo hanno dato risultati interessanti sia per l’industria alimentare sia per quella farmaceutica. Ottimi per aumentare la conservabilità (la shelf-life) di taralli ma anche di altri prodotti alimentari come, ad esempio, il patè di olive o le olive da tavola fermentate in salamoia. Insomma, bye bye ai conservanti chimici e spazio a quelli naturali ottenuti dalla lavorazione delle foglie d’olivo. Ma ancora, sempre da questi scarti intelligenti sono stati ottenuti estratti utili per combattere patologie associate a infiammazioni e stress ossidativo.
Insomma, con l’ottimizzazione delle tecnologie di estrazione sino allo sviluppo di nuove soluzioni, sia per il packaging sia per l’uso dei sottoprodotti, la ricerca che vede insieme le sei università italiane promette di portare risultati spendibili a beneficio sia dei consumatori sia dei produttori con un approccio sempre più sostenibile nella produzione e nella trasformazione.
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Ottimizzare l'uso del fertilizzante sotto stress o deficit idrico per migliorare la produttività dell'olivo
L'interazione tra la nutrizione minerale vegetale e la disponibilità di acqua è uno dei fattori determinanti più critici della produttività delle colture in condizioni climatiche variabili. Ragionevoli riduzioni dell'offerta di azoto-fosforo-potassio nell'ambito dell'irrigazione deficitaria possono sostenere elevati livelli di produzione
30 gennaio 2026 | 16:00
L'arca olearia
Analisi della fioritura e sterilità genetica di dieci varietà di olivo italiane in superintensivo
Negli oliveti multivarietali, l'intercompatibilità tra le cultivar è vitale per massimizzare la produttività. Occorre che i fenogrammi fiorali delle varie cultivar di olivo si sovrappongono di almeno il 70%. Ecco un'analisi su Arbequina, Arbosana, Koroneiki, Cima di Bitonto, Coratina, Don Carlo, Favolosa, I-77, Urano e Frantoio
30 gennaio 2026 | 15:00
L'arca olearia
Tecnologia elettrostatica per l'applicazione di fitofarmaci in oliveto: ecco perchè conviene
L'attivazione del sistema elettrostatico aumenta significativamente la deposizione in aree non esposte, migliorando la penetrazione nella chioma dell'olivo. Il volume di applicazione è stato ridotto senza compromettere l'efficienza
30 gennaio 2026 | 14:00
L'arca olearia
L'uso dell'augmentorium contro la mosca dell'olivo e gli altri parassiti
L'uso di augmentorium può estendersi al controllo di più parassiti dell'olivo. Si basa su nemici naturali che sono naturalmente presenti nel campo e, come tali, sono coerenti con i principi del controllo biologico
30 gennaio 2026 | 13:00
L'arca olearia
L'effetto di micorrize native e commerciali sulla crescita e la fisiologia dell'olivo
Le micorrize commerciali, spesso composte da un unico fungo, sono capaci di instaurare relazioni simbiotiche ma spesso con intensità e risultati inferiori rispetto a quelle native. Ecco l'effetto su crescita e prestazioni fotosintetiche
30 gennaio 2026 | 10:00
L'arca olearia
L'uso di enzimi in frantoio è un reato penale: la sentenza della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condannata a nove mesi di un frantoiano che ha utilizzato il pectinex in frantoio per produrre olio extravergine di oliva, confermando il reato di frode in commercio
29 gennaio 2026 | 15:00